venerdì, Maggio 7

L’Università aiuta l’economia Calo di studenti internazionali ma Vicki Smith, direttrice di Si-UK Education Council, parla di ‘mercato europeo in espansione’

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Londra
– Non ci sono solo Oxford e Cambridge. O la prestigiosa università scozzese di St. Andrews, dove hanno studiato il Principe William e Kate Middleton. Le Università del Regno Unito in generale rappresentano un’eccellenza nel mondo e attirano ogni anno migliaia di studenti, pronti a pagare tasse molto alte pur di accedere a questa prestigiosa istruzione.

Sul fatto che le Università siano una risorsa fondamentale per il futuro di ogni Paese, non si può discutere. Il Regno Unito, delle sue Università, ne ha fatto anche un importante tassello della sua economia. Un contributo che si aggira intorno ai 73 bilioni di sterline in un anno accademico. Uno studio pubblicato ad Aprile da University UK, l’istituzione che unisce tutte le Università del Regno Unito, sottolinea l’importante contributo dell’Higher Education al superamento della crisi. I dati, che si riferiscono al 2011-2012, suggeriscono che questo settore rappresentava il 2.8% del GDP del Paese e che il sistema universitario offre il 2.7% dei posti di lavoro nel Regno Unito. Per mettere in prospettiva queste percentuali, basti pensare che contribuisce all’economia più di altri settori solitamente considerati lucrativi, come il trasporto aereo, i servizi legali, la pubblicità e i servizi farmaceutici.

In particolare, sono gli studenti internazionali che contribuiscono a questi numeri. Secondo i dati diffusi da University UK, nell’anno 2011-2012 circa il 17% degli studenti arrivava dall’estero. In quell’anno studenti provenienti da fuori l’Unione Europea hanno pagato 3.2 bilioni in tasse universitarie, mentre gli studenti Europei circa 0.4 bilioni. Ma non ci sono solo le tasse universitarie. Lo studente internazionale solitamente paga per il vitto, l’alloggio, i libri, e contribuisce in generale al far girare l’economia. Questo contributo ‘off-campus’ degli studenti non inglesi – e che quindi solitamente immettono soldi provenienti dall’estero – è stato calcolato intorno ai 4.9 bilioni di sterline.

Questi dati, che sottolineano quanto importante sia il contributo all’economia da parte di questo settore, completano quelli diffusi dal HEFCE, Higher Education Funding Council, che suggeriscono che il numero degli studenti stranieri nelle Università del Regno Unito è sceso per la prima volta in 30 anni. Secondo il NUS, l’Unione Nazionale degli Studenti, questa diminuzione degli studenti è anche dovute alle recenti disposizione di Governo e al clima politico in generale. «Queste figure non sorprendono e confermano quello che abbiamo detto per molto tempo», continua la nota del NUS in risposta ai dati del HEFCE, «molti studenti internazionali non si sentono benvenuti nel Regno Unito a causa dell’atteggiamento ostile del Governo e un quadro normativo eccessivamente zelante».

Anche molti esperti del sistema universitario si dicono preoccupati sul futuro di questo ‘business’, e invitano il Governo ad interrogarsi sui motivi che stanno mettendo a rischio questo settore. A causa delle restrittive regole dei visti, che non prevedono agli studenti non europei di rimanere dopo il conseguimento del titolo di studio, molti studenti preferiscono studiare negli Stati Uniti o in Australia. In passato gli studenti internazionali avevano la possibilità di rimanere nel Regno Unito per due anni e poter lavorare, e in qualche modo recuperare i soldi delle alte tasse universitarie. Adesso soltanto  gli studenti di dottorato hanno questa possibilità.

Nei mesi scorsi si è discusso molto sul futuro del ruolo degli studenti internazionali – in particolare europei – nel Regno Unito. Il dibattito è stato acceso lo scorso autunno dalle parole di George Osborne, Cancelliere dello Scacchiere, che ha dichiarato che nel 2015 verrà aumentato il tetto del numero degli studenti europei e le università potranno espandersi.

Ne abbiamo parlato con Vicki Smith, direttrice di Si-UK Education Council, un’agenzia di consulenza per studenti internazionali che vogliono studiare nel Regno Unito che ci ha confermato le tendenze evidenziate dai dati diffusi.  “Noi siamo come un ponte tra gli studenti e le Università. Aiutiamo gli studenti con le loro domande di ammissione, con i visti, con la lettera di presentazione, in modo che abbiano qualcuno che può aiutarli nella loro lingua”. Un business iniziato per portare nel Regno Unito gli studenti giapponesi, che nel corso degli anni si è allargato ad altri mercati e che ha aiutato nel 2014 circa 4000 studenti da tutto il mondo.  Ma quello in espansione, ci spiegano a Si-UK, è il mercato europeo.
 “Abbiamo iniziato a vedere un incremento degli studenti europei che ci contattano, ma abbiamo percepito una diminuzione di studenti da altri mercati, spiega Smith  “certamente lo abbiamo avvertito in India. C’è stata – presumo – una pubblicità negativa sul Regno Unito in India, come risultato di varie misure che hanno reso più difficile l’arrivo di questi studenti, come la post-study work visa”.

Il Regno Unito è subito dietro gli Stati Uniti per numero di studenti che attira con le sue circa 130 Università. Cosa attira così tanti studenti?  “La Gran Bretagna ha una forte tradizione universitaria, alcuni istituti esistono da 500 anni, e ci sono molti investimenti nella ricerca nelle università inglesi, e il fatto stesso che attiriamo studenti internazionali ci permette di continuare ad investire in questo settore”, ci racconta Smith, “anche il fatto che nel Regno Unito ci sia la possibilità di conseguire un Master Degree in un anno, a differenza degli Stati Uniti dove la durata del corso è di due, attrae molti studenti”.

Non appariamo molto accoglienti nei confronti degli studenti internazionali, suggerisce Smith. “L’atteggiamento del Regno Unito deve rimanere – o diventare – di benvenuto e dobbiamo puntare ad essere competitivi riguardo ai corsi e alla ricerca”.

Questo non sembra far cambiare idea agli italiani che, come confermato dai consulenti con i quali abbiamo parlato, arrivano in  numero sempre maggiore nelle città della Gran Bretagna per portare avanti i loro studi.

 

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