domenica, Ottobre 17

L'Ungheria denuncia l'Unione Europea

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Se agli annunci terranno dietro i fatti, l’Ungheria presenterà una denuncia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea contro la decisione degli organi dell’Unione di assegnare quote di profughi anche agli Stati che non ritengono di doverli accogliere.

Al vertice europeo dello scorso 22 settembre si era imposta, a maggioranza qualificata, la linea tedesca che prevedeva la ripartizione obbligatoria di 120 mila profughi. All’Ungheria ne erano stati assegnati, nonostante la sua opposizione, poco più di duemila. La cifra non era alta, ma statuiva un principio pericoloso, a giudizio di Budapest: se per decisione di Governi amici, ma pur sempre stranieri, le regole della cittadinanza ungherese possono essere modificate anche contro la volontà degli ungheresi, si apre la porta a molti abusi e a molti inconvenienti.

Di qui l’annuncio fatto ieri dal Primo Ministro Viktor Orbán, che segue di un giorno un analogo annuncio del Governo slovacco (alla Slovacchia toccherebbero poco meno di mille profughi, ma, come detto, quel che preoccupa è che si stabilisca un precedente al quale poi non si potrà più ovviare). Parlando ieri alla Conferenza permanente ungherese Orbán ha sottolineato come il Governo ungherese fosse stato a lungo l’unico a prevedere le dimensioni dell’ondata dei profughi e il primo a prendere efficaci contromisure («occorre agire, non basta lamentarsi»), non ritenendo che la massiccia immigrazione fosse inevitabile (come da agosto in qua sostiene Angela Merkel).

Alle misure ungheresi hanno poi aderito altri Paesi dell’area centro europea come la Slovacchia, la Cechia e la Polonia (ovvero i quattro di Visegrád). Questi Paesi sono riusciti, nonostante le enormi pressioni esercitate da Bruxelles a tenere sotto controllo il flusso migratorio nel rispetto delle norme internazionali vigenti. Secondo Orbán, tuttavia, le pressioni di Bruxelles non sarebbero cessate neppure oggi, tanto che il Primo Ministro ungherese ha fatto espressamente un collegamento fra la politica migratoria dell’Unione e la decisione della Commissione Juncker di avviare una procedura contro l’Ungheria per chiarire l’andamento degli appalti riguardanti la centrale nucleare di Paks, attualmente in costruzione (e per la quale l’Ungheria si avvale di tecnologia russa, cosa non proprio gradita in ambienti comunitari). La procedura è stata definita da Orbán come ‘una rivalsa’ della Commissione.

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