giovedì, Luglio 29

Luna: 52 anni fa un uomo compiva un grande passo per l’umanità L’’obiettivo degli Stati Uniti è stata la possibilità di sbandierare che dodici cow boy purosangue sono stati sulla Luna, unici e soli che hanno dato al continente della seconda opportunità, un salvacondotto di onnipotenza

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Domani è l’anniversario del primo sbarco umano sulla Luna: è passato oltre mezzo secolo da quel 20 luglio 1969 in cui enfaticamente Neil Armstrong pronunciò la frase: “Un piccolo passo per l’uomo e un passo enorme per l’umanità”. Si è detto di tutto sulle missioni americane, uniche che hanno portato uomini su nostro satellite naturale e sarebbe illusorio pensare di raccontare ancora qualcosa di originale.

Non ne abbiamo nessuna pretesa. Eppure ci diverte fare qualche riflessione perché in poco più di mezzo secolo sono accadute molte cose e molte altre ne dovranno scaturire nel prossimo futuro, tra fatti certi, dichiarazioni di operazioni irrealizzabili, spacconerie di basso cabotaggio pur raccontate da personaggi autorevoli. Ma anche dottrine dettate da riflessioni scientifiche.

La Luna è stato indiscutibilmente il primo corpo extraterrestre ad essere guardato dall’essere umano, fin dalla più lontana preistoria; che sia la luminosità o la vicinanza, ne è intuibile l’attenzione. C’è voluto un bel po’ per capire quanto le interazioni tra i due gravi incidessero nelle dinamiche quotidiane e non sappiamo ancora che scoperte ci aspettano per ribaltare vecchie teorie considerate intoccabili dalla presunzione e dall’arroganza tipica di molti degli abitanti del pianeta Terra. Eppure, quando russi e americani immaginarono di scendere sul nostro satellite naturale, a loro poco premeva un’indagine scientifica e morfologica di un corpo così prossimo a noi. Motivi molto più di opportunismo movevano l’attenzione di chi ne decretò lo sbarco umano: del progetto politico sovietico ne sappiamo poco e al più abbiamo immaginato i contorni. C’è invece più contezza di quello americano, voluto da un personaggio discendente da una stirpe di emigranti irlandesi che avevano fatto la loro fortuna con il proibizionismo e altri traffici di cui nemmeno ci interessa occuparci. Lui, John Fitzgerald Kennedy, tenente di vascello della US Navy durante la seconda guerra mondiale, di Luna, Marte e pianeti vari non ne sapeva praticamente niente, ma una cosa gli era chiara una volta insediatosi alla Casa Bianca: dover mostrare la superiorità dell’Unione allo storico nemico in cui regnava la dittatura del proletariato e poi al mondo intero, che così avrebbe avuto chiaro chi era il più avanzato industrialmente, chi era il più forte e anche il più temibile.

Bene. Quel pianeta che stava da poco riprendendosi dall’ultimo conflitto con le sue malefiche code della Guerra di Corea, restò incantato quando l’equipaggio dell’Apollo 11 depositò sul pavimento rugoso del Mar della Tranquillità la targa con la scritta: «Siamo venuti in pace, a nome di tutta l’umanità» mentre il loro Paese alimentava energicamente un focolaio molto cruento in Vietnam. Molto ingenuo, non c’è che dire.

Quali siano state le conoscenze scientifiche che ‘Sorella Luna’ ha portato a noi terrestri con la presenza umana sul suo suolo è ancora da capire e riteniamo che rispetto alla spesa effettuata per il suo raggiungimento non ci sia corrispondenza spendibile. Ma se poi andiamo ad indagare tra gli speculatori edili che hanno realizzato le grandi basi di lancio, tra le industrie del petrolio e tra le restituzioni ai militari di quanto essi avevano offerto alla ricerca tecnologica, l’equazione a diverse incognite si razionalizza in una lunghezza lineare. Poi ci sono state numerose innovazioni di cui ancora beneficiamo, i cui brevetti hanno generato ricchezza e dato lavoro a molte imprese, alcune delle quali anche in campo biomedico.

Ma più di tutto l’obiettivo degli Stati Uniti è stata la possibilità di sbandierare che dodici cow boy purosangue sono stati sulla Luna, unici e soli che hanno dato al continente della seconda opportunità, un salvacondotto di onnipotenza.

Sono passati molti anni, dicevamo in apertura. L’insegna di Stars and Stripes continua a rappresentare la macchina da fuoco più avanti del mondo ma ormai non più sola. L’Unione Sovietica non è sopravvissuta alla storia, sconfitta dal suo stesso esecutivo ma il suo governo resta un solido potere monocratico e da quelle parti gli arsenali sono ancora pieni di materiali molto pericolosi. E poi c’è la Cina che come nemico da temere non è più secondo a nessuno. Ma molti e molti Stati sono al momento in grado di disporre di un proprio potere missilistico non sempre rivolto esclusivamente al bene della conoscenza. Inoltre oltre ai fondi governativi, c’è un nuovo elemento che si è presentato allo scenario del secolo scorso: l’investimento privato. Ma quando si parla di rischio d’impresa, si comprende che accanto alle volontà espansionistiche interplanetarie, ci sia anche qualche imprenditore che ha compreso quanto i pianeti del sistema solare, assieme agli asteroidi possono essere miniere a cielo aperto per poter portare sulla Terra sostanze utilizzabili o forse potenzialmente utili a nuove tecnologie che verranno. Uno sbocco al futuro, una ripresa di predominio che potrà anche essere fastidioso da narrare ma che non ha alternative e dal quale non si può essere fuori.

Riteniamo che sia questo lo spirito che, a 52 anni dal primo passo lunare dovremmo ricordare e renderlo anche nostro, perché oggi si sta compiendo un nuovo grande passo dell’umanità a cui nessuna potenza industriale si può far da parte, a meno che non abbia aspirazioni di puro lesionismo nazionale. E ci piace chiudere con una bella frase di Les Brown, uno speaker motivazionale della Florida: «Mira alla Luna. Anche se sbagli finirai tra le stelle».

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