mercoledì, Agosto 4

L’ultima volta degli Sham 69, il crepuscolo del punk Il gioco è finito, e Jimmy Pursey si ritrova a camminare da solo per le strade cosparse di macerie del punk.

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Sabato 28 luglio 1979 un imponente servizio d’ordine presidia le strade che circondano il Rainbow di Londra. In quello che è considerato uno dei templi del rock britannico si esibiscono, nell’ultimo concerto della loro breve vita, gli Sham 69, una band di culto del movimento punk.
Le forze dell’ordine sono allertate fin dalla mattinata. Ogni concerto del gruppo, guidato da Jimmy Pursey, si trasforma in un campo di battaglia per opera degli skinhead, accesi, quanto imbarazzanti sostenitori degli Sham 69. Del resto non è immotivata la pessima fama delle teste rasate‘, termine che in quel periodo ha una connotazione di estrema sinistra. Nati come risposta alle provocazioni fasciste del National Front contro i punk, in breve tempo si sono fatti la fama di violenti e attaccabrighe spesso senza motivo. «Se tutti i ragazzi rimarranno uniti, non saranno mai vinti» è il saluto con il quale gli Sham 69 si congedano dal pubblico del Rainbow.
Quella sera non finiscono soltanto il concerto e la band. La fiammata del punk, anarchica e nichilista, non ha sbocchi e si sta esaurendo. Le urla che salutano l’uscita di scena di Pursey, del batterista Mark (Doidie) Cain, del chitarrista Dave Parsons e del bassista Dave (Kermit) Treganna hanno il sapore dell’addio a una stagione esaltante, ma disperata.
Eppure solo un anno prima Jimmy Pursey gettava a terra e calpestava il disco d’argento consegnatogli per le vendite di ‘That’s life‘ in segno di solidarietà con gli Angelic Upstarts, messi alla porta dalla Polydor, la sua casa discografica. Non è più tempo di premi. Le energie del punk si stanno spegnendo.

Pursey, dopo un paio d’album da solista, tornerà nell’anonimato, come i ragazzi da lui descritti: «Il punk è un ragazzo che vive in palazzoni desolati della periferia. Non sa cosa fare. Non gli piace la noia e ogni tanto si diverte a sfasciare i vetri di qualche finestra con un mattone, poi torna a casa». Quello di Jimmy Pursey è stato un sogno interrotto, forse un incubo che ha accompagnato tutto il periodo punk. Per una brevissima e bruciante stagione, Pursey si è illuso con i suoi Sham 69 di diventare il portavoce di un’intera generazione punk. Ha guidato con energia e passione la rivolta del rock proletario e giovanile, ma alla fine si è ritrovato solo, lui che predicava l’unità e la fratellanza. Più andava avanti e più non capiva. Lui si batteva per un ideale di fratellanza, eppure i concerti degli Sham 69 si trasformavano in battaglie sanguinose, tra l’altro non giustificate neppure dai contenuti delle canzoni.
La prima volta succede nel 1978, al Festival di Reading quando Pursey scappa dal palco in lacrime mentre sotto di lui pugni e coltelli tagliano l’aria. È abituato a scappare. Nato e cresciuto a Hersham, nel Surrey, a sedici ha già totalizzato una lunga serie di fughe da casa, tutte finite allo stesso modo: la Polizia che lo riacciuffa e lo riporta alla casella di partenza. Per guadagnare i primi soldi fa un po’ di tutto: scarica casse ai mercati generali, consegna giornali, pulisce i gradoni degli stadi di calcio dopo le partite. Nel 1976 inizia a frequentare il mondo della musica che gravita nei pub e nelle discoteche: lì respira l’atmosfera della ‘punk revolution’ e decide di formare un gruppo. Nascono così gli Sham 69.
Il cantante diventa una star dei ragazzi ma non si monta la testa. Ripete spesso: «Io non voglio che la gente che mi incontra se ne vada in giro a dire che mi atteggio da rockstar. Voglio che pensino di me che sono uno in gamba, uno come loro. Perché io sono come loro. A volte penso che vorrei trasformarmi in un megafono per i desideri del pubblico, reagire alle reazioni che vengono dal pubblico. È lui che mi da l’ispirazione».

Dopo il concerto al Rainbow del 1979 gli Sham 69 terminano in pratica di esistere, anche se l’anno dopo esce ancora un album, ‘The game‘. Il gioco però è finito, e Jimmy Pursey si ritrova a camminare da solo per le strade cosparse di macerie del punk.
Il nuovo decennio degli anni Ottanta ha già nuovi eroi e la rivoluzione punk è quasi preistoria. Negli anni Novanta gli Sham 69 si riformeranno sull’onda della nostalgia, ma anche questa volta per Pursey l’esperienza, nata più per esigenze commerciali che per altro, non durerà a lungo.

 

 

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