sabato, Novembre 27

L'ultima carta di Hollande Intervista alla politologa Dominique Schnapper sul nuovo Governo francese, figlio di una nuova maggioranza

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Arnaud-Montebourg-Emmanuel-Macron

Parigi – Neanche il tempo di disfare le valigie al ritorno dalle vacanze, che François Hollande si trova già costretto a dover fronteggiare una nuova, ennesima, crisi politica. Questa volta, a togliere il sonno al Presidente francese ci ha pensato la sua stessa squadra di Governo, già da tempo esacerbata da contrasti interni legati ai tanti tagli  operati ai budget dei differenti Ministeri. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata un’intervista rilasciata il 22 agosto dall’ormai ex Ministro delle Finanze, Arnaud Montebourg, al quotidiano ‘Le Monde‘. «Bisogna alzare i toni con la Germania», ha affermato il politico socialista, aggiungendo che «la Francia non si deve lasciar trasportare dalla destra tedesca che sostiene Angela Merkel». Parole pesanti, inasprite da un discorso pronunciato due giorni dopo durante la tradizionale Festa della Rosa di Frangy-en-Bresse, un piccolo paese della Borgogna: «l’ostinazione nel voler perseguire le politiche di riduzione del deficit è un errore che rischia di diventare mortale. Bisogna trovare il coraggio di uscirne».  Già da diversi mesi Montebourg si era posto in aperto contrasto con le misure di austerità adottate dall’Eliseo.
Queste ultime dichiarazioni sono state una semplice conferma delle divergenze già esistenti con la condotta dell’Eliseo. La reazione del Primo Ministro a queste parole non si è fatta attendere. Dopo sole 24 ore, Manuel Valls ha presentato a sorpresa le sue dimissioni al Presidente della Repubblica, che le ha subito respinte invitandolo a riformare una nuova squadra di Governo pronta a seguire le politiche economiche stabilite dall’Esecutivo.  A soli 5 mesi dalla sua nomina, il Primo Ministro si è così trovato costretto a dover riformare una nuova équipe, ribattezzata dalla stampa ‘il Governo Valls II’.

 Tra le novità, quella che forse sembra essere l’unica degna di nota riguarda il Ministero dell’Economia. Al posto del ‘dissidente’ Montebourg, è stato nominato a sorpresa il giovane Emmanuel Macron: un ambizioso 36enne di stampo social-liberale con un curriculum già ricco di importanti incarichi, come quello di banchiere per i Rotschild.

Oltre a Montebourg, i Ministri rimpiazzati sono stati Aurélie Filippetti, in carica alla cultura già nel precedente Governo Ayrault e riconfermata da Valls, e Benoit Hamon, che era a capo del Ministero dell’Educazione Nazionale. Al loro posto sono state nominate rispettivamente Fleur Pelerin e Najat Vallaud-Belkacem.
Questa riorganizzazione governativa arriva in un momento estremamente delicato per la maggioranza, già orfana, da aprile, dei Verdi che non hanno accettato la nomina di Valls come Primo Ministro. Il fatto che Hollande abbia riconsegnato il Governo nelle sue mani è stato un chiaro segno di fermezza, interpretabile con la volontà di andare avanti nell’attuazione delle riforme stabilite. Un comportamento che sembra, però, tradire le intenzioni mostrate dal Presidente all’inizio del suo mandato, quando aveva più volte dichiarato di voler aprire il suo Governo alle differenti correnti della maggioranza.
Con la nomina dei nuovi Ministri, in particolar modo di Macron, l’orientamente politico sembra essersi spostato nettamente verso destra, suscitando così le ire delle fazioni più a sinistra del Partito Socialista. I tre Ministri dimissionari erano tra i principali oppositori delle politiche di austerità adottate dall’Eliseo. La loro partenza è stata interpretata come una scelta obbligata per attuare il piano di riforme stabilito senza avere troppi intralci.

Abbiamo intervistato la politologa Dominique Schnapper, ex-membro del Consiglio Costituzionale e Direttrice di studi all’Ecole de Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, che ci ha spiegato alcuni particolari di questo cambio di rotta nella politica francese.

 

Professoressa Schnapper, riformare il Governo era l’unica opzione possibile?
Hollande si è trovato costretto a fare questa scelta. Arrivato a questo punto del suo mandato, in cui bisogna concretizzare le riforme proposte, non poteva permettere che alcuni Ministri fossero contrari alla sua linea politica. Quella di di Montebourg è stata una provocazione, un Presidente della Repubblica non può accettare il fatto che uno dei suoi Ministri critichi in maniera così aperta l’operato del Governo.

Perché Valls ha presentato le dimissioni senza cambiare direttamente i tre Ministri?
Si tratta di una semplice pratica istituzionale. Non poteva ricomporre il Governo senza prima avere l’accordo del Presidente della Repubblica. Le dimissioni sono state un passaggio obbligato, una formalità necessaria per riformare la squadra di Governo.

I tre ministri sostituiti rappresentavano realmente un’opposizione all’interno della maggioranza?
Non credo che abbiano avuto il tempo materiale per opporsi concretamente alle scelte politiche del Governo. Penso che si sia trattato piuttosto di problemi inerenti alle differenti correnti in seno al Partito Socialista.

Il Presidente ha quindi difficoltà nel gestire la sua maggioranza?
Hollande ha continuato ad adottare la stessa politica utilizzata al tempo in cui era Segretario del Partito: amministrare le differenti fazioni interne al Partito. Il problema è che questa strategia può essere valida quando si è a capo di un partito, ma non quando si è Presidente  della Repubblica Francese.  

Questa crisi ha portato alla luce i forti dissidi interni al partito. Come sarà la condotta della maggioranza in questa nuova fase?
Tutti i deputati socialisti sono consapevoli del fatto che potrebbero non essere rieletti nel caso in cui il popolo francese dovesse tornare alle urne. Per questo, è nel loro interesse continuare a seguire la politica scelta dall’Eliseo senza creare una situazione di crisi che comporti lo scioglimento del Governo. Grazie alla solidità istituzionale della V Repubblica, però, è molto difficile che si avveri l’ipotesi delle elezioni anticipate. 

Macron è una figura politica totalmente antitetica rispetto al suo predecessore. Perché un cambio di rotta così radicale?
Nominando Emmanuel Macron Ministro dell’Economia, il Presidente ha voluto fare un colpo spettacolare per dare un segnale forte di cambiamento. Si tratta di un giovane dinamico, estraneo al mondo della politica che conosce molto bene la finanza. Hollande si è giocato una carta pericolosa, forse l’ultima che gli era rimasta. Se non dovesse funzionare, questa scelta potrebbe tornargli indietro come un boomerang con degli effetti negativi per tutto il Paese.

Come reagirà il pubblico francese a questo cambio di Governo?
Anche se non conosco i risultati degli ultimi sondaggi, penso che l’opinione pubblica non farà molta attenzione a questi cambiamenti di Governo. Questo nuovo corso non permetterà a Hollande di riguadagnare i consensi  persi negli ultimi due anni. In un simile momento di crisi, l’elettorato ha la tendenza a credere che non ci sia molta differenza tra un politico e l’altro. Considerazioni che reputo inquietanti e pericolose.

Con questo nuovo Governo la Francia potrà riacquistare importanza in Europa?
Attualmente il peso della Francia sul piano europeo è considerevolmente indebolito. Non sarà certo questo cambiamento a ridare credibilità a un paese che non riesce a frenare l’aumento del tasso di disoccupazione e che nel primo semestre dell’anno ha avuto una crescita economica praticamente inesistente.

 

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