sabato, Ottobre 23

Luigi Di Maio e la pratica politica delle finte scuse Le scuse con l’ex sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti, accusato, poi assolto dall’accusa di turbativa d’asta in una gara, paiono un riposizionamento per Giggino per mettere un poco in difficoltà l’atteso, da tempo, leader sempre in pectore, con pochette tri-quatri puntuta, Giuseppi Conte

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

Philip Roth

Mentre mi accingo ad attivare i pochi neuroni d’interesse che le vicende politiche italiote mi suscitanodistricandomi tra parole quasi insopportabili tra cui sostenibilità, resilienza, crescita con denari europei, l’attenzione va alle parole “Scusa, mi dispiace…”, “Scusami, ma non volevo…”, “Scusatemi, non sapevo…” Scusatemi, ero arrabbiato”, “Mi scuserete, sono stato eccessivo”, fino al “Se mi scuso faccio notizia?” e via scusandosi. Scuse personali e private, o pubbliche e collettive, rimbalzano per ogni dove negli ultimi anni. Siamo nell’epoca di scuse postume dopo volgarità pregresse. Vi sono le scuse verso la Storia in una pantomima di riscrittura di azioni e comportamenti da cui sono scaturiti effetti nefasti. Provocato un danno irreversibile, ormai compiutosi non potendo, anche volendolo, tornare al prima, aleggiano post scuse ‘lava coscienza’ dei protagonisti dei danni. Pensate all’eccidio, no, proprio genocidio degli indiani d’America, o alla criminalizzazione storica verso i neri, chiedere scusa adesso è ridicolo da qualcuno che non ha titolo per massacri compiuti nel passato con voluttà e goduria, sì perché i disumani umani sono gli unici viventi che provano piacere provocando sofferenza ad altri.

O le scuse storiche inimmaginabili fino al loro compimento dell’Olocausto o Shoah, la “Soluzione finale”, e le leggi razziali in Italia. Qualcuno lo ricordi alla post fascistella nostrana che prova ancora a rifilarci Almirante quale patriota della patria!! E che da Gomez, sentitela, liquida il fascismo ormai passato per attaccare l’invadente presenza “dell’antifascismo militante”!, nell’Italia che è antifascista. Mentre nelle piazze i suoi sgherri srotolano manifesti con “l’Italia NON è un paese antifascista” negando Storia ed attualità. Potenzialmente pericolosi, armati e sodali. E molti la voteranno. E da vittime, straparlano di libertà di pensiero che non c’entra nulla. Se ne ricordi ciascuno quando nel tempo libero non si sa in che paese vive. Dunque si massacra, si uccide, si rimembrano situazioni di fatti ineluttabili marchiati e segnati da decisioni e scelte compiute auspicando assoluzioni a futura memoria. Scuse che diventano il paravento di atti orridi ormai compiuti con inutili scuse postume.

Poi vi sono le tragiche scuse personali per le donne uccise da affettuosi omicidi maschi. Non si voleva ma quel martello, quell’acido erano frutto dell’amore, estremo e malato, con cui rivendicare possesso e dominio del maschio nei confronti del corpo e mente della donnada possedere come oggetto. È che parlava e non era d’accordo, voleva lasciarmi ma io l’amavo troppo… L’ultimo caso mediatico riguarda Gigetto Dimaietto, giovine steward allo Stadio di calcio del Napoli come mio figlio, il quale però non avendo da questo ingiusto arretrato Paese alcuna speranza di progredire senza amicizie raccomandazioni, collusioni, è dovuto emigrare molto lontano. Giggino, no, si è trovato un lavoro ben remunerato, ma senza vitalizi al grido di ‘onestà’, storica battaglia di cretinismo, giovine tra i tanti di una stagione della politica italiana che lo ha portato al rango di personaggio pubblico.

Come Dibba, altro campione del nulla cosmico, figli della lupa, ovvero figli di fascisti più o meno nostalgici, scalatori antipolitici in un paese già suicidato da ‘nonno arcorensis’ oggi in crisi neurologicada processo Ruby ter. E poi i Toninulla, le Lezzi, “l’uno vale l’altro”, mediocrità al potere subito adeguatasi in grisaglia ministeriale, i Buffardi, buffagni, non so, i Fraccari, i Patuanelli!, gli sfrantummati’ ed incazzati i più con licenza media. I bona fides…. Paese spolpato, deriso, stuprato, cannibalizzato, preso in scacco dal duo comico-mistico Grillo-Casaleggio, il ‘guru’ delle boiate cosmiche. Il comico che volle farsi re e ci riuscì. Non come in Francia, Paese serio per Rivoluzione francese, dove un altro comico, Coluche, mimò con fare situazionista di aspirare alla presidenza. Naturalmente fu sbeffeggiato simpaticamente dai francesi, portatori sani di rivoluzioni compiute. Ma lui si ritirò prima, dimostrandosi vero comico. Qui invece le restaurazioni portarono ad un “tribunale del popol(in)o” di incazzati e rancorosi, depredati e frustrati. E giovani presi dal mucchio d’offerta 3×2 con incubi millenaristici di ‘nuova’ politica, oltre i burocrati asfittici di una sinistra impantanata in unpoltronismo governativo ed una destra minacciosa a difender aziende e fedina del loro capo carismatico. Con neo-post fascistelli del nuovo millennio portatori di manganello dei vari fascio leghisti. E post centristi sempre lì, a sguazzar nel torbido stagno, tra “responsabili” di varia specie.

E nella piazza dove le emozioni delle masse s’intruppano esplose l’orrido Vaffa collettivo con cognomi gridati ‘inquinati e collusi’, qualche volta prendendoci. Unantipolitica più che un pensiero critico contropolitico, nelle nebbie di un Paese deviato, tra stragi di Stato irrisolte, servizi segreti deviati, terrorismo nero, affari imprenditoriali, politica, mafie, tutti uniti in un matrimonio di convenienza che non salvò neanche Aldo Moro. Che la Dc tra una preghiera ed un rosario usò da morto come martire, per continuare ad occupare le istituzioni a garanzia di spartizioni di potere redditizie. Con il denominatore comune di comportamenti individualie collettivi di questo altrimenti bellissimo paese dell’omertà. Ovunque, tra carenza di un bene comune, di solidarietà e valori condivisi. Fino all’oggi ‘salvifico’ del Recovery. Non è disfattismo, è laico principio di realtà. Chi e come spenderà tanti soldi, a chi andranno e le mafie e gli affaristi ed i politicanti che arricchiranno i loro territori? Ditemi chi non lo ha già pensato. Draghi cavalieri e donzelle comprese. Molti sanno ma nessuno ha visto, odierno stile di condotta di molti. In un Paese dove intrecci, commistioni, collusioni, spartizioni, accordi, Stato, organizzazioni criminali, politica, affari hanno prodotto sottosviluppo ed una crescita asfittica, drogata, malata, patogena e controllata. Che caccia i giovani figli, non un democristianuccio gigginesco… aria d’impiegatuccio compunta, inchiavardatosi al potere e denarodisprezzandolo. Prima. Mentre ancora ricordiamo inutilmente Falcone e Borsellino, uccisi grazie a pezzi di Stato, come Moro.

Dunque le improvvise scuse di Giggino, novello, antico, mostro più che quelli del grande Dino Risi del 1963, che con altri giovini più o meno attivi hanno dato il senso di un ricambio generazionale di cui avremmo fatto a meno visti i risultati. Rottamazione, la chiamava il pugnalatore seriale toscano, che sburgiardeggia (la Repubblica 29 maggio) che la “rottamazione era la ricerca di una radicale discontinuità politica, non un attacco alle persone”, per questo svillaneggiò i famosi “professoroni”, come Rodotà e Zagrebelsky!! Populista anch’egli, orrido individuo viscido. Dunque Giggino, sorta di epitome dell’Italia, novello pusillanime savonarola con il suo pifferaio comico, il Grillo alle prese con probabili violenze sessuali del figlioletto. Il quale si scusa con l’ex sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti, accusato, poi assolto con minor enfasi mediatica, dall’accusa di turbativa d’asta in una gara. Nemico giurato per questi novelli insulsi ‘vendicatori’ di tutti i torti, su cui hanno vomitato di tutto, con quel “partito di Bibbiano” che griderà sempre vendetta. Non afflato sgradevole di uno sfogo, comunque non scusabile, ma perfetto pendant di un’azione, forse di una strategia politica volta a smerdare “tutti gli altri”, autonominatisi, come ogni intollerante, gli unici nuovi profeti di una stagione politica e culturale italiana che da tempo arrancava in una regressione sociale collettiva da unaciviltà delle buone maniere. Insomma un mo(n)do nuovo(??) di far politica, garantista o giustizialista?, forse solo becero, in tempi di sua assenza e ritiro nelle segrete stanze di poteri occulti e mascherati.

Con piazze rivoltose, non rivoluzionarie, senza ghigliottine contro un ancien régimedi un potere assolutistico, ma contro, a parole incendiarie, una democrazia asfittica, malata, già azzannata dalla pseudo ‘rivoluzione’ (un’altra? Poi scopertasi restauratrice) liberale del Berlusconi, con decine di leggi personali, favori alle sue aziende, annunci dittatoriali per silenziare il servizio televisivo pubblico a favore delleproprie tv commerciali che hanno manipolato ed involgarito il paese. Poi gli editti bulgari per cacciare Enzo Biagi, Santoro, Luzzatti. Minacciose campagne di stampa su giudici contro, dai suoi pennivendoli di proprietà. Con una sinistra già deragliata da tempo che dichiarava non esservi alcun vantaggio nel possedere tv di proprietà!! E qui giova ricordare l’autorevole “lider maximo”, sì lui, Massimo D’Alema il quale concionava sulla funzione culturale per il paese delle televisioni dell’ex Cavaliere! Che fa il paio con l’altra affermazione, sempre del “maximo, circa la Lega quale costola della sinistra!! Robde matt!! Non si possono, devono dimenticare questi passaggi. Poi arrivò Lui, portatore sano di intelletto a ricordarci che “Non mi fa paura Berlusconi in sé, mi fa paura Berlusconi in me”. Il disegnatore, ma è riduttivo, Altan. Geniale e politico nel cogliere il senso degli italianiper spremere lo Stato per “lo particulare”, più Guicciardini che Machiavelli, estranei alla pratica del bene comune. Ognuno per sé e Dio (citato sovente a sproposito dai devoti), neanche per tutti. A cui il maledetto uomo senza qualità dei 14 morti di Mottarone ha detto di voler rispondere, forse per chiedere scusa. Ma non alle leggi degli uomini, no, quelle fanno schifo. Perché anche Dio, come la politica e la società, è divenuto un Dio personale, à la carte, compassionevole con le nefandezze. Anche qui in una disintermediazione dall’autorità della Chiesa, il cui valore morale è molto basso tra pedofilia e scandali finanziari in Vaticano, che pretende ancora di rivendicare una supremazia morale. Tempo scaduto.

Valevano forse qualcosa quelle scuse di maiesche se fossero arrivate ‘prima’ non ‘dopo’ l’assoluzione giudiziaria. Troppo comodo, dopo, rifarsi una verginità persa tra piattaforme, deliri infantili di democrazie dirette, onestà brandite, vitalizi decapitati, povertà risolte. Per ritrovarsi a divenire, vecchie scatolette di tonno, delle ventresche qualsiasi, ben posizionate con lauti ristori non più cedibili ad un’associazione privata ampliatasi a dismisura. Ed oggi, ex novelle Armate Brancaleone a mutar genetica politica per trasferirsi in una alveo politico ed istituzionale con nuovo leader, il Giuseppi, per nulla Torquemada ma tanto tessitore di mediazioni. Il tempo è scaduto, le scuse che paiono più un riposizionamento per Giggino per mettere un poco in difficoltà l’atteso, da tempo, leader sempre in pectore, con pochette tri-quatri puntuta. Mi scuso anche io, a questo punto, per le parole che leggerete fin qui. Forse mi sarei dovuto scusare prima di cominciare a scrivere. Alla fine conta poco, l’articolo ve lo siete letto…

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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