mercoledì, Agosto 4

Luigi Dalla Via: assurdo patto di stabilità “E’ il momento che venga restituita ai Comuni una maggiore autonomia d’azione”

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Al termine di due mandati iniziati nel 2004, il sindaco di Schio Luigi Dalla Via lascia. Non sarà tra i candidati della tornata elettorale, europea ed amministrativa, del 25 maggio prossimo. Per un lungo periodo ha governato uno dei più grossi centri industriali del Veneto. La cittadina infatti è conosciuta per le celebre Lanerossi. Terza città per popolazione della Regione anche Schio in questi ultimi anni non è stata esclusa dalla bufera della crisi economica che non ha risparmiato le aziende del territorio non solo della grande industria ma anche della piccola e media impresa e dell’artigianato. Il titolare della ditta Zimac nel marzo 2013 non ha retto alla crisi è si sucidato.

Sindaco Dalla Via, oggi i sindaci sembrano essere diventati improvvisamente di ‘moda’, è un ruolo che sta assumendo una connotazione particolarmente positiva nell’opinione pubblica nazionale. Nella sua realtà è così? E cosa significa fare il sindaco per lei?

In questi 10 anni per me essere sindaco ha significato mettermi a disposizione e a servizio della città. Sono cambiate molte cose in questi 10 anni, ma il sindaco resta il primo rappresentante dei cittadini. La persona a cui si rivolgono per primi. Il loro primo interlocutore sul territorio.

Nei Comuni spesso la battaglia amministrativa vede scendere in campo liste civiche. Quale resta il ruolo dei partiti tradizionali per il governo dei Comuni? E il civismo quali i limiti e quali le potenzialità nell’amministrazione locale?

Le liste civiche possono fare bene all’amministrazione, se sono veramente civiche, perché possono dare voce alle tante realtà di una comunità che non rientrano nei tradizionali confini della politica. I partiti, per quanto qualcuno li denigri, restano comunque un punto di riferimento e di aggregazione attorno a determinati valori e idee.

Destra, Sinistra. Sono categorie che hanno ancora senso? E quanto senso hanno nell’amministrazione locale?

Nella politica locale hanno senso se le intendiamo come indicatori di due universi valoriali. Nell’azione amministrativa questi riferimenti perdono però d’importanza di fronte all’interesse della città e della comunità locale.

Qual è il suo giudizio sulla trasformazione delle Province e l’istituzione delle città metropolitane?

E’ un processo che ritengo necessario. Dobbiamo semplificare, senza perdere la rappresentatività dei territori sui temi prioritari.

In discussione c’è anche la riforma del titolo V della Costituzione una diversa redistribuzione delle competenze Stato-Regioni. Quale la sua proposta in materia?

La riforma del titolo V è un’occasione per realizzare quel federalismo sempre promesso e mai realizzato.

Quale dovrebbe essere dal suo punto di vista il rapporto tra Comuni e Stato centrale?

In questi ultimi anni i Comuni hanno contribuito in maniera determinante a ridurre il peso dell’indebitamento del nostro Paese. Ora è il momento che ci venga restituita una maggiore autonomia d’azione, sia come risorse che come possibilità di realizzare opere, partendo dalla revisione degli assurdi vincoli del Patto di Stabilità.

I Comuni e l’Europa. Questa istituzione, vista da un Sindaco, quale futuro è destinata ad avere e di quali riforme ha bisogno?

Le elezioni che ci saranno il 25 maggio sono un’occasione per far ripartire l’Europa. Un’istituzione che deve essere più moderna e più vicina alle esigenze dei territori, soprattutto su temi oggi prioritari come il lavoro e l’immigrazione.

Quali sono le difficoltà dei Comuni a redigere progetti in grado di attrarre fondi europei sul territorio?

Serve ragionare in ottica sovracomunale. Da soli spesso non si hanno né la forza, né la competenza. Noi l’abbiamo fatto con l’intesa Programma d’Area che ha permesso di ottenere contributi importanti.

Si parlava un tempo di autonomia impositiva dei Comuni. Ma dall’Ici all’Imu o alla Tasi odierna il passaggio non è stato indolore. I Comuni sono oggi costretti a fare cassa vessando i propri cittadini per garantire i servizi essenziali. Perché, a suo avviso, è fallito il federalismo fiscale e cosa propone per una fiscalità più a misura dei Comuni?

E’ fallito perché, al di là degli slogan, non c’è stata una vera volontà politica. E così l’autonomia dei Comuni negli anni è diminuita. Quello che chiediamo è che le risorse pagate dai nostri cittadini rimangano nel territorio. E che siano i Comuni a gestirle. Questa sarebbe vera autonomia ed equità per i cittadini.

Il federalismo demaniale sta portando alcuni risultati. Alcuni beni immobili statali oggi inutilizzato stanno per essere trasferiti ai patrimoni dei Comuni che ne hanno fatto richiesta. Cosa accade nel suo Comune?

Abbiamo raccolto la sfida su alcuni beni che sono diventati comunali e ora valuteremo le forme migliori di gestione, cercando accordi con associazioni o privati come abbiamo già fatto positivamente per altre situazioni.

Tra le novità anche le Unione dei Comuni. E’ favorevole o contrario? E perché?

Favorevole. Soprattutto in tempi di risorse scarse, il territorio deve ragionare in un’ottica più ampia per dare servizi migliori, più efficienti e con risparmi concreti. Schio è stata tra i precursori in questo senso, avviando una gestione associata dei servizi fondamentali con altri Comuni del territorio.

L’Italia si fa sempre più povera, i sindaci sono in prima linea. Come agire per tamponare i problemi dell’emergenza sociale in atto?

Lo ripeto. Bisogna dare maggiore autonomia agli enti locali. Siamo i primi interlocutori dei cittadini, quelli che conoscono meglio le problematiche del territorio.

Quale capacità politica e quale forza operativa ha un Comune per intervenire sull’economia del proprio territorio?

Un Comune può e deve fare la sua parte. In questi anni con una media di 10 milioni di euro di lavori fatti e pagati all’anno (cifra notevole per un Comune da 40 mila abitanti) abbiamo sicuramente dato ossigeno a tante imprese.

Non c’è bilancio comunale che non preveda fondi per la riqualificazione e la messa in sicurezza delle scuole. Cosa è che richiede questo continuo stanziamento di risorse?

Le scuole sono state una priorità in questi anni. Una manutenzione costante è necessaria per garantire spazi moderni e sicuri. Noi abbiamo voluto costruire una palestra per ogni scuola cittadina. E’ fondamentale garantire alle famiglie, ai bambini e a chi lavora nelle scuole le migliori condizioni possibili.

I Comuni sono spesso anche dei centri di cultura, sostengono l’associazionismo locale, organizzano manifestazioni ed eventi. Cosa significa continuare a fare cultura in presenza di continui tagli da parte degli enti sovraordinati? Ma, soprattutto, di cosa avrebbero bisogno i Comuni su queste voci di spesa, sia in termini economici sia in termini normativi?

Nonostante i tagli, noi abbiamo sempre mantenuto alto l’investimento in cultura, lavorando sempre a contatto con il territorio e le sue tante realtà. Abbiamo lavorato per organizzare eventi ed iniziative ma abbiamo investito molto per dare spazi di cultura alla città. Da ultimo con il restauro del Teatro Civico. Un investimento di cui ci sono pochi eguali di questi tempi.

Quanti cittadini di origine straniera ci sono nel suo comune? Cosa pensa del dibattito attorno alla questione dello ius soli? E oltre la cittadinanza, quali le politiche funzionali a far sì che i ‘nuovi italiani’ crescano sentendosi effettivamente come nuovi italiani?

A Schio gli stranieri sono circa il 13 per cento. Da sempre c’è una grande attenzione alle politiche di integrazione, e in particolare nelle scuole. Impegno che ci è stato riconosciuto dall’Unicef. Nei mesi scorsi abbiamo introdotto la cittadinanza civica per i bambini stranieri nati in Italia. Un modo per far capire che oramai certe differenze sono solo nei cognomi ma non nella realtà di tutti i giorni.

L’articolo 32 della Costituzione che garantisce il diritto alla salute ai cittadini in molte realtà territoriali è svilito dalla carenza di servizi. Quale dovrebbe essere secondo lei il modello di sanità da mettere in atto?

Devono essere garantiti ai cittadini servizi vicini, comodi e accessibili. Nella nostra Ulss è in atto una riorganizzazione che grazie anche al contributo diretto dei sindaci sta realizzando un modello che punta proprio ad una distribuzione dei servizi nel territorio, con un ospedale per acuti e una rete di servizi sociosanitari territoriali. Per questo è fondamentale che alle Ulss siano garantiti i fondi necessari a far funzionare al meglio il sistema e che operazioni come quelle di project financing per nuove strutture (come avvenuto da noi per il nuovo ospedale) non ricadano sulla qualità e i costi dei servizi.

 

 

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