sabato, Novembre 27

Luglio: dopo il 25 viene il 26, ma non un nuovo ‘governo’ delle cose Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 34

0

Dopo il 25 luglio viene il 26, ma non un nuovo ‘governo’ delle cose. L’annotazione temporale potrebbe apparire lapalissiana («Morto è il Sir di La Palice, di Pavia sotto le mura, ma un po’ prima di morire La Palice viveva ancora») in realtà ci pare tutt’altro che peregrina. Ché dopo i nefasti regi che posero fine alla Dittatura Fascista il 25 luglio (appunto) 1943, viene ‘il giorno dopo’ del tentativo di costruire, e ricostruire, quanto per tanto tempo era stato impedito, sconciato, represso.

E così oggi da noi, con una politica che si articola sempre in insofferenze mal gestite e ‘omicidi’ politici di bassa lega (o Lega, salvinianamente parlando) pronti ad essere messi in atto, si ritorna continuamente alla dimensione della congiura e della slealtà, nelle modalità di cui abbiamo cercato di illustrare testo e contesto in ‘Da Mussolini a Salvini, l’eterno 25 luglio italiano’ su ‘L’Indro’ di mercoledì 25 luglio, ma in questa caso 2018. Evidenziando la sindrome da 25 luglio (1943), data moralmente tragica per l’Italia anche se salvifica «per la rimozione del Regime Fascista, sostanzialmente e storicamente segnando però la ipostatizzazione (Treccani: «Personificare, rappresentare in modo concreto ciò che è astratto o ideale») del ‘carattere degli italiani’. Ché in quel tradimento del Re verso il traditore Mussolini c’era tutto il senso di una mancanza di lealtà, in primo luogo verso le regole, e del coraggio delle proprie azioni che come noto (Manzoni e il suo Don Abbondio insegnano) chi non ce l’ha non se lo può dare. Anche se, volendo e con un po’ di amor proprio e dignità, chi non ce l’ha potrebbe quantomeno provare a darselo». Ma il ’26 luglio’ il giorno del ‘dopo’ e del riscatto, è raramente foriero di una reale rinascita. Di una reale palingenesi. Anzi. Dopo i ‘fasti’ di Mani Pulite’ vennero i nefasti di una corruzione istituzionalizzata peggio di quella che si cercava di spurgare. Venne Silvio Berlusconi, e ancor peggio i ‘berluscones’ che hanno sin fatto rimpiangere alle persone oneste i buoni vecchi corrotti di una volta.

Così adesso con l’autodefinitosi ‘Governo del cambiamento’ arriva Lorenzo Fontana, neoministro Leghista per la Famiglia e le Disabilità (quota Salvini), che rileva come «l’attuale assetto del Diritto di famiglia non possa non tenere in conto di cosa sta accadendo in questi ultimi mesi in materia di riconoscimento della genitorialità, ai fini dell’iscrizione dei registri dello Stato Civile di bambini concepiti all’estero da parte di coppie dello stesso sesso facendo ricorso a pratiche vietate dal nostro ordinamento e che tali dovrebbero rimanere». E lo ha detto proprio in sede assolutamente ufficiale, ed istituzionalmente rilevante, vale a dire nel corso della propria audizione da parte della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati. Con tutto quello che ne conseguirà, sulla pista del nostro sventurato Circo nazionale.  

Barnum Italia’, appunto. Tra leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci con un Domatore (Matteo Salvini) che crede di poter dettare tempi e regole a tutti a suon di frusta e il bello cioè il brutto è che per ora ci riesce, il Ducetto di Rignano che annaspa ma non molla quel che rimane dell’ex Partito Democratico, l’artista bolso e gigione ma già glorioso che caracolla per la pista rievocando e vellicando le antiche glorie toccando di quando in quando il culo alle trapeziste anche se non si ricorda più perché lo faccia, e poi donne cannone e barbute, equilibristi, prestigiatori, cavallerizze in tutti sensi, finti fachiri e veri lanciatori di coltelli… Un ‘day after’ che a volte fa rimpiangere il giorno prima.

Il presente pezzo scivola qua e là, specie sotto finale, nel più vieto qualunquismo. L’autore se ne dispiace vivamente e si dissocia da sé stesso, rilevando però come proprio il contesto italiano gli faccia venire in mente sempre più spesso idee che non condivide.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

End Comment -->