domenica, Agosto 7

L’Uganda ritira le truppe dal Sud Sudan

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Alcuni osservatori politici ipotizzano accordi tra Stati Uniti e Uganda su due importanti problematiche regionali: Sud Sudan e Burundi. Secondo queste analisi le due potenze si sarebbero accordate su una strategia comune che prevede il ritiro dell’impegno militare ugandese in Sud Sudan e il rafforzamento dell’impegno americano contro il regime razial nazista di Pierre Nkurunziza e dei terroristi ruandesi delle FDLR in Burundi. Il ritiro coincide con il rientro del leader ribelle Rieck Machar dalla sua tournée politica negli Stati Uniti. Inviato dal Segretario Generale del ONU, Rieck Machar ha partecipato la meeting speciali sul Sud Sudan svoltosi lo scorso 29 settembre, dietro le quinte della Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Rieck Machar ha successivamente incontrato la diaspora sud sudanese e vari politici repubblicani e democratici in un tour americano che ha toccato vari Stati: New York, Maine, Nebraska, Kansas, California, Washington DC e Minnesota. La visita si è conclusa con un incontro a porte chiuse con il Segretario di Stato John Kerry.

Osservatori militari fanno notare che la situazione sul campo per le truppe ugandesi era difficile, ma non irrecuperabile. Un maggior sforzo economico e militare avrebbe ripristinato la situazione sul fronte a favore del UPDF. L’Uganda non è nemmeno sotto pericolo di attacco esterno o di tentativi rivoluzionari interni. Le elezioni del gennaio 2016 si dovrebbero svolgere con esito positivo per Museveni e la immancabile protesta della opposizione facilmente controllabile. Secondo questi osservatori militari il ritiro è stato dettato dalla necessità di far fronte ad un pericolo maggiore rappresentato dalle forze genocidarie HutuPower attualmente al controllo del Burundi. Il ritiro dovrebbe essere stato preceduto da garanzie offerte da Rieck Machar per il rispetto degli accordi economici sopratutto sul settore petrolifero. Garanzie forse favorite e supportate dagli Stati Uniti, che potrebbero allentare così l’alleanza Kampala-Pechino basata sulla spartizione del petrolio sud sudanese.

Gli accordi di pace siglati lo scorso agosto tra Rieck Machar e Salva Kiir hanno dimostrato di essere basati sull’ennesimo castello di carta. Sono già stati violati più volte da entrambe le parti. Il ritiro dell’esercito ugandese rende ora possibile una rapida e vittoriosa offensiva ribelle. Il destino del Presidente Salva Kiir sembra nella mani di Rieck Machar. Tutto dipenderà se il capo ribelle deciderà di rispettare gli accordi firmati in agosto o di lanciare l’offensiva militare sulla capitale Juba. Ora il Presidente Museveni si dovrà impegnare a far digerire la ritirata militare alla popolazione in previsione delle imminenti elezioni e della candidatura del figlio alle prossime, nel 2020. L’abile mossa di inviare al fronte soldati appartenenti a tribù minori per evitare vittime di guerra tra il grande elettorato Banyangole, Acholi e Buganda e la visita del Papa in novembre di sicuro contribuiranno a far dimenticare agli ugandesi la prima sconfitta militare del loro Paese registrata all’estero.

 

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