sabato, Luglio 31

L'Ue e il governo Merkel III field_506ffb1d3dbe2

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Germania-Angela-Merkel

In Germania la tre volte Cancelliera Angela Merkel, è stata rieletta a maggioranza assoluta dal Bundestag, il Parlamento tedesco, alla guida dell’esecutivo di larghe intese tra i cristiano-democratici della Cdu-Csu e i socialdemocratici dell’Spd.
Con 462 voti su 631 seggi, il 17 dicembre 2013 è iniziato il terzo (e ultimo) Governo Merkel, dopo il sì del programma da parte degli iscritti dell‘Spd, con il referendum del week-end scorso. La Cancelliera tedesca , 59enne, è salita al potere nel 2005, anno della sua prima Grosse Koalition con i socialdemocratici, ed è stata poi riconfermata dai tedeschi nel 2009, per guidare un Gabinetto con i liberali dell’Fpd.
Reduce dalla vittoria schiacciante alle legislative del 22 settembre scorso, a Merkel mancavano cinque seggi, oltre ai 504 conquistati, per formare un Governo monocolore: è stata dunque costretta a negoziare con i rivali dell’Spd, ai quali sono andati sei dei 15 Ministeri.

«Con l’aiuto di Dio», come prevede (senza obbligo) la formula della Costituzione tedesca, la Cancelliera ha giurato al Bundestag di servire lo Stato. Poi, come da protocollo, una fila di deputati si è diretta a complimentarsi con lei.
Unico neo, l’amaro in bocca per il drappello di franchi tiratori che, all’interno della neonata Coalizione, non si riconosce nella guida di Merkel: tra i 150 parlamentari che hanno votato contro e i nove astenuti, infatti, solo 127 sono attribuili ai voti ai Radicali della Linke (64) e ai Verdi (63) all’opposizione.
Martin Schulz, socialdemocratico tedesco Presidente dell’Europarlamento, ha chiesto al Gabinetto Merkel III «coraggio e determinazione al fianco dei partner europei». Da Bruxelles, il Capo della Commissione europea (Ue) José Manuel Barroso ha salutato la rielezione della Cancelliera come «un riconoscimento per gli sforzi passati e un segnale di fiducia per gli anni a venire. La Germania e Ue affrontano assieme la sfida per il consolidamento e delle riforme».

Negli anni, molti Governi europei sono stati segnati da scandali su sperperi e malagestione e adesso i cittadini pagano il conto salato, con duri i programmi d’austerity.
In Francia, l’ex Ministro dell’Interno del precedente Presidente francese Nicolas Sarkozy, Claude Gueant è stato fermato dalla polizia, insieme con l’ex Direttore generale della polizia Michel Gaudin, nell’ambito di un’indagine su bonus in contanti percepiti tra il 2002 e il 2004, ai tempi del suo incarico pubblico.
Ma Oltralpe, almeno per ora l’economia regge, è nel Sud Europa n Grecia che la crisi strozza. dopo mesi di braccio di ferro, il Governo e i controllori della Troika (Fondo monetario internazionale, Ue e Banca centrale europea) hanno raggiunto un accordo preliminare, per il via libera a una tranche di aiuti di 1 miliardo di euro, bloccata dal luglio scorso.
A gennaio il tavolo conta di sciogliere gli ultimi nodi del memorandum: la messa all’asta della prima casa dei greci, in caso di mancato pagamento alle banche del mutuo, e il balzello dell’Iva dal 13% al 23%, per la ristorazione. Intanto, i medici pubblici, in sciopero da 15 giorni, protesteranno fino al 23 dicembre, contro la messa in mobilità di un migliaio di colleghi, come imposto dalla Troika.
La stretta non si ferma neanche in Spagna: dal 1 gennaio, il Ministero dell’Energia ha annunciato rincari sulle bollette dell’elettricità, per pagare i circa 3,6 miliardi di euro di interessi sul debito.
Ma chi protesta contro le politiche d’austerity, a Madrid rischia sempre di più: il Governo conservatore di Mariano Rajoy ha inasprito il Codice penale, con un pacchetto sicurezza che prevede multe fino a 400 mila euro per chi manifesta davanti alle sedi istituzionali e più mezzi per la polizia antisommossa.

Ma Bruxelles appare più impegnata a seguire le proteste di Kiev che non quelle interne. Come da indiscrezioni, in occasione della visita del Presidente ucraino Viktor Ianukovich a Mosca, il suo omologo russo Vladimir Putin ha offerto all’alleato 15 miliardi di dollari in titoli di Stato e uno sconto considerevole sul gas – dai 400 dollari attuali a 268,5 dollari per mille metri cubi -, subito accettato da Kiev. In cantiere, anche un’intesa per rimuovere gli ostacoli commerciali in vari settori tra i due Paesi.
Lo zar del Cremlino ha tagliando corto sulla diatriba con l’Ue: dell’accordo di associazione tra Bruxelles e Kiev, congelato nel vertice di Vilnius di novembre, non si sarebbe neanche discusso nell’incontro, così come dell’ingresso di Kiev nell’Unione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan.
Le centinaia di migliaia di manifestanti che guardano all’Europa non lasciano le barricate: i deputati dell’opposizione hanno nuovamente bloccato il Parlamento ucraino, chiedendo la caduta del Governo e le dimissioni di Ianukovich.
Il campione di pugilato e leader del partito ucraino d’opposizione Vitali Klitschko propone di anticipare sia le elezioni legislative sia le presidenziali a marzo 2014: a suo avviso l’unica strada per uscire dalla crisi politica attuale.

Se nel Nord Europa si dorme nelle piazze con 10 gradi sotto lo zero, chiedendo il cambiamento, l’Africa centrale è in fiamme, ormai fuori controllo. Dopo il tentato golpe, in Sud Sudan proseguono gli scontri, con armi leggere e pesanti: sparatorie sono state udite, per tutta la notte, nella capitale Giuba, dove le strade sono deserte.
Il Ministero della Salute ha stimato in almeno 26 morti e 140 feriti le vittime dei combattimenti in corso da domenica scorsa, tra fazioni rivali dell’esercito. La maggior parte degli uccisi sono militari, ma oltre 10 mila civili, allarmati, si sono rifugiati nelle due basi dell’Onu nella capitale. Il Segretario delle Nazioni Unite Ban Kii-moon è «profondamente preoccupato» per il precipitare della situazione.
Nella confinante Repubblica centrafrica, dove la Francia ha sferrato una missione militare autorizzata dall’Onu, potrebbero arrivare «truppe di terra di altri Paesi europei», ha dichiarato, Oltralpe, il Ministro degli Esteri Laurent Fabius. Violenti disordini sono esplosi anche in Congo, almeno 22 persone uccise nella capitale Brazzaville, in scontri tra esercito e gruppi di miliziani.

Ma anche in Asia centrale e Medio Oriente è stata una giornata di sangue e violenti attentati.
In India, un commando dei separatisti del Fronte di liberazione ha scagliato un ordigno rudimentale contro una folla a Dibrugarh, nello Stato settentrionale di Assam, uccidendo una bambina di 12 anni e ferendo almeno otto persone.
Nell’Afghanistan meridionale, sei militari americani a bordo di un elicottero del contingente internazionale Isaf sono rimaste vittime di un «incidente». Nato e Pentagono non hanno rilevato la presenza di «fuoco ostile» dell’area. Ma i talebani, con un comunicato, hanno rivendicato l’abbattimento del velivolo.
In Iraq, si contano altri 9 morti e almeno 37 feriti, in tre attentati nella regione di Karbala contro i pellegrini sciiti. Mentre, in Siria, l’aviazione regolare ha proseguito i raid nelle periferie di Aleppo, uccidendo, secondo il bilancio dell’opposizione, almeno 18 bambini e due maestre in una scuola elementare e altri residenti.

Onu e Lega Araba precisano intanto che la Conferenza di Pace sulla Siria in Svizzera, in programma il 22 gennaio a Ginevra, si aprirà a Montreux. Solo il 24, dopo un giorno di pausa, il tavolo di sposerà nella città, come inizialmente previsto.
Possibili colpi di scena scuotono, infine, la vicenda del Datagate. Dal suo rifugio in Russia, la talpa americana Edward Snowden ha chiesto asilo politico al Brasile, in una «lettera aperta al popolo», pubblicata sul quotidiano ‘Folha de S.Paulo‘.
In cambio l’ex spione della National Security Agency (Nsa) promette di collaborare con le indagini in corso nel Paese sulle attività di spionaggio commesse dagli Usa ai danni, tra gli altri, della Presidente Dilma Rousseff. Ma fonti del Governo smentiscono qualsiasi baratto.

 

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