giovedì, Luglio 29

Ludopatie: si comincia a fare sul serio Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 17

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Va dato in questo caso atto al mondo cattolico, impegnato in primissima fila in tale settore, per tutto il lavoro di sensibilizzazione, ed ancor più di ‘pratica sul campo’, per quanto riguarda la questione delle ludopatie e del loro contrasto. Ed al quotidiano ‘Avvenire’, di proprietà della CEI, efficacemente diretto da Marco Tarquinio, di averne fatto una battaglia prioritaria, anche con numerosissime aperture di prima pagina. Così da esultare titolando ‘Un colpo all’azzardo e freno al precariato’ martedì 3 luglio (2018). Sottolineando anche subito come vengano salvati però i contratti già in essere (ma solo, al massimo, fino al 30 giugno 2019) e la storica Lotteria Italia. Segnaliamo anche come il divieto non valga invece per i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Confermate le sanzioni, che si applicheranno  al 5% del valore, con un minimo di 50mila euro.

Il divieto di spot è inserito nel ‘Decreto Dignità’ fortissimamente voluto dal Vicepremier Luigi Di Maio. Che ha voluto questo primo ‘provvedimento omnibus’ anche per «licenziare il jobs act». La parte riguardante le dipendenze da gioco è stata accolta con grande interesse da Associazioni e Movimenti che si occupano di ludopatia. Così come dagli ‘addicted’ da gioco, genitori, parenti, amici e fidanzatefidanzati che, non avendo interessi economici da difendere, affermano con forza che lo stop agli spot è la strada giusta. Meno entusiasti diversi editori. ‘La Gazzetta dello Sport’, che raccoglie molta pubblicità dalle imprese legate al calcio (e la RCS ha addirittura una quota di un’importante agenzia del settore), è critica. E scrive: «Il gioco è sempre esistito, dobbiamo gestirlo».

Roberta Pacifici, Dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, dice: «Gli studi che abbiamo vengono dal mondo anglosassone. Emerge che il messaggio pubblicitario è inarrestabile e sulla popolazione giovanile arriva soprattutto attraverso popup. C’è la promessa di vincite e arricchimento facili, con un messaggio che lega sempre più il giocatore al gioco». Stando agli studi effettuati in altri Paesi su piccoli nuclei, come riporta ‘il Fatto Quotidiano’, la pubblicità peggiora inequivocabilmente la condizione di addiction, o porta a recidive. L’Istituto Superiore di Sanità, ancora, ha realizzato un’indagine che riguarda tremila persone in merito alle dipendenze: risulta che tra i provvedimenti ritenuti più adeguati per limitare i problemi legati al gioco d’azzardo venga ritenuto prioritario proprio il blocco della pubblicità.

Secondo i Monopoli di Stato, dati rielaborati dall’’Associazione per lo studio del gioco d’azzardo’, nel 2017 gli italiani hanno speso complessivamente (slot machine, gratta e vinci, gaming online…) oltre 100 miliardi di euro. Molti ritengono che lo stop debba valere per tutte le pubblicità, senza distinzioni. Indubbiamente tutti gli spot sono in grado di avvicinare i cittadini al gioco, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno il logo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Certo il rischio è quello di un’azione ‘a scartamento ridotto’, almeno inizialmente. Ma anche Dio ci ha messo sette giorni per fare il mondo (e infatti gli effetti dei lavori fatti troppo in fretta si vedono tutti, oltretutto uno se lo è preso pure di vacanza). Aspettiamo quindi il prosieguo della vicenda per giudicarla nel dettaglio, assieme a tante altre operazioni ed opzioni messe in atto. Intanto il ‘primo giorno’ in materia rappresenta un ottimo avvio.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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