martedì, Ottobre 19

L’UDI alla ricerca di un leader 40

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Parigi – Dopo il buon risultato ottenuto alle ultime elezioni senatoriali dello scorso settembre, la formazione centrista dell’UDI (Unione dei democratici e indipendenti) si prepara per la prima volta nella sua storia ad affrontare le primarie del partito. Le elezioni si terranno in due momenti distinti: un primo scrutinio, già cominciato mercoledì, che si chiuderà il 14 ottobre e un seconda tornata prevista dal 30 ottobre al 5 novembre. I 27335 iscritti esprimeranno la loro preferenza per posta, inviando alla sede del partito un documento compilato in cui verrà indicato il nome del candidato scelto.

Si tratta di un passo obbligato per l’UDI, che a partire dal 6 aprile è rimasta orfana del suo leader storico, Jean-Louis Borloo, trovatosi costretto a lasciare la direzione del partito a causa di problemi di salute legati al peggioramento di una polmonite acuta.

In una lettera aperta inviata a Claude Bartolone, all’epoca presidente dell’Assemblée Generale, e alla dirigenza del suo partito, Borloo spiegava come ormai non fosse più in grado di adempiere pienamente al suo ruolo. «Non ho l’energia necessarie per occuparmi di tutte le mie  responsabilità. […] Ho quindi deciso di mettere fine alle mie funzioni e ai miei mandati» si leggeva nel comunicato. Già ministro del lavoro sotto il governo Chirac e ministro dell’ambiente e dell’economia con Sarkozy, Borloo ha il merito di aver federato in questi ultimi due anni, sotto un unico simbolo creato nel 2012, una serie di microgruppi politici accomunati dalla stessa idea centrista, ma al tempo stesso separati da differenti visioni su temi politica estera e comunitaria.

A contendersi la pesante eredità di Borloo, quattro candidati in lizza: Yves Jego, che da aprile ricopre la carica di Presidente del partito “ad interim”, il deputato e sindaco di Drancy, Jean-Cristophe Lagarde, il primo cittadino di Neuilly sur Seine, Jean-Cristophe Fromantin e Hervé Morin.

Rispetto a quelle dell’UMP, queste primarie hanno avuto una risonanza minore in termini mediatici. Un “silenzio” dovuto in gran parte al fatto che i candidati non godono di una grande notorietà presso il pubblico francese. Il primo compito del futuro leader, che si installerà ufficialmente il 15 novembre, sarà quello di chiarire il tipo di gestione che verrà intrapresa e il modo con cui sarà portata avanti.

L’UDI è una formazione ancora giovane, con soli due anni di esperienza alle spalle. Nonostante i grandi progressi fatti in termini elettorali, la compagine centrista deve ancora trovare una sua dimensione. Per passare da una semplice federazione di piccole correnti a un partito vero e proprio, bisogna avere prima di tutto una linea politica salda su temi riguardanti l’Europa, il lavoro e la crescita economica.  Argomenti essenziali per riuscire ad arrivare al pubblico francese, ma che creano ancora delle sottili divergenze in seno al partito. Queste primarie sono un momento importante nello sviluppo interno dell’UDI e denotano un segno di maturità che non deve essere trascurato. I quattro candidati rappresentano i movimenti interni più importanti e queste primarie saranno l’occasione perfetta per armonizzare una volta per tutte le divergenze sotto un’unica direzione.

 In secondo luogo, bisognerà stabilire le modalità di “coabitazione” con l’UMP. Già alleati alle precedenti presidenziali, il rapporto tra i due partiti presenta una situazione di evidente squilibrio. Sono in molti all’interno della compagine centrista ad aver più volte reclamato a gran voce un’indipendenza ideologica nei confronti dei loro “cugini“ di centrodestra, accusati di considerare l’UDI come un semplice serbatoio di voti da cui attingere senza mai ascoltarne le richieste.

Secondo alcune indiscrezioni pubblicate il 12 settembre dal quotidiano Le Parisien, Sarkozy starebbe addirittura progettando una fusione tra i due partiti, al fine di federare l’intera area di centro e centrodestra in un’unica formazione politica. Lo scopo di un progetto così ambizioso è naturalmente quello di evitare la dispersione di voti che, come già successo durante le scorse elezioni europee e municipali di quest’anno, vengono sistematicamente catturati dal Front National di Marine Le Pen. L’ex presidente della Repubblica avrebbe già incontrato Jean-Louis Borloo e Hervé Morin nel suo ufficio in una riunione svoltasi a porte chiuse. Come era facilmente prevedibile, questa notizia  ha sollevato un polverone all’interno dell’UDI, provocando le ire dei dirigenti centristi. A poche ore dalla pubblicazione del pezzo, i quattro candidati alle primarie hanno “cinguettato” tutti in coro su Twitter il loro disappunto, ponendo l’accento sull’imprescindibile indipendenza del partito.

Mentre Fromantin ha definito la proposta «privo di senso»,  Lagarde ha ricordato che «l’UDI non sarà la variabile di adeguamento della destra». Morin, in particolare, ha smentito la notizia che lo coinvolgeva in prima persona, definendo «semplicemente impensabile» l’idea di un’unione con l’UMP.

Nonostante il dissenso generale, non sono mancate opinioni favorevoli in merito all’idea di una fusione tra i due partiti. Sempre attraverso il suo conto Twitter, François Sauvadet, vice presidente del partito, ha fatto sapere che «il ripiego su se stessi non è una strategia durevole nel tempo se un domani si vorranno assumere le responsabilità che si aspettano i francesi». Parole, queste, che riassumono perfettamente l’attuale situazione del centro. Anche se l’UDI si sforza nel voler apparire indipendente e pronto a poter concorrere da solo alle prossime presidenziali, la realtà dei fatti sembra smentire categoricamente una situazione così stabile.

La sicurezza ostentata dai dirigenti dell’UDI è facilmente comprensibile se si pensa che proprio in questi giorni si stanno svolgendo le primarie che eleggeranno il nuovo Presidente. Mostrarsi decisi e convinti di fronte all’elettorato centrista è un atteggiamento strategico fondamentale, soprattutto dopo il buon risultato riportato alle ultime elezioni del Senato, dove l’UDI ha ottenuto 40 seggi.  Le tante correnti presenti all’interno del partito hanno bisogno di sentirsi unite e soprattutto autonome, svincolate dal giogo dei loro “cugini” più grandi. Durante la campagna elettorale, i quattro pretendenti alla presidenza si sono più volte accusati l’un l’altro di voler svendere il centro alla destra, svilendo così la natura ideologica che è alla base del progetto politico. L’indipendenza sembra essere quindi la chiave per convincere gli elettori e per apparire più convincenti agli occhi dell’opinione pubblica. Nonostante questa tattica, l’UDI resta una formazione di chiara ispirazione social liberale tendente a un centrodestra moderato.

La sua natura politica, unita a delle evidenti necessità strategiche, rischia ancora una volta di trascinare il partito verso l’UMP, che non terrà conto delle sue esigenze e che la userà per accaparrarsi i suoi voti.

 

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