domenica, Agosto 1

L'Ucraina e la stabilità europea Il Cremlino alza la voce sul conflitto ucraino. Situazioni complesse ai tre angoli dell’Africa

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Continua la controffensiva governativa nell’Ucraina orientale. Una nuova offensiva è infatti stata lanciata contro la roccaforte separatista di Sloviansk, dopo che già ieri i principali collegamenti col centro abitato erano stati interrotti dalle forze inviate da Kiev. Al momento si conta una trentina di feriti; incolumi, invece, i piloti dell’elicottero dell’esercito abbattuto dai filorussi. Il Presidente Oleksandr Turčinov ha affermato che le ‘operazioni antiterrorismo’ proseguiranno finché non sortiranno i risultati sperati. Certo è che, dopo gli scontri che negli scorsi giorni hanno portato alla morte di 38 persone a Odessa, le principali attenzioni del Governo potrebbero spostarsi proprio su questa città. La tensione sul Mar Nero continua infatti a rimanere alta, come dimostrato dalla manifestazione che, ieri sera, ha rivendicato l’appartenenza della città all’Ucraina attraverso la partecipazione di migliaia di nazionalisti, fra i quali i rappresentanti del gruppo paramilitare Pravy Sektor. Il Ministro degli Interni Arsen Avakov sarebbe perciò intenzionato ad inviare nella zona un battaglione della Guardia Nazionale ed a supervisionare personalmente le operazioni di stabilizzazione.

Ma è la stabilità europea, in realtà, a rischiare di venire compromessa: è questa, almeno, la minaccia del Cremlino, che in un libro bianco denuncia le violazioni dei diritti umani da parte «delle forze ultranazionaliste, estremiste e neonaziste», richiedendo un intervento senza preconcetti da parte della comunità internazionale per evitare «conseguenze distruttive per la pace, la stabilità e lo sviluppo democratico dell’Europa». Intanto, mentre la Ministra della Difesa Roberta Pinotti dichiara la disponibilità dell’Italia ad un intervento di pace, il 13 maggio la Commissione Europea ospiterà a Bruxelles una rappresentativa del Governo ucraino guidata dal Primo Ministro Arsenij Jacenjuk. Il Presidente Turčinov ha però già comunicato alla Cancelliera tedesca Angela Merkel che, sebbene Kiev sia intenzionata a dialogare coi filorussi, non accetterà di venire a patti con quelli tra loro che «usano le armi contro i cittadini ucraini». Proprio da Berlino, intanto, giunge la proposta di una nuova conferenza di Ginevra, lanciata dal Ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier e confermata dalla stessa Merkel. Ciononostante, la NATO si prepara anche a scenari peggiori e dà il via ad esercitazioni militari in Estonia, a cui prenderanno parte seimila soldati e che dureranno fino al 23 di questo mese.

E un intervento armato risolutivo è la minaccia lanciata anche ai ribelli del Sud Sudan da parte del Segretario di Stato statunitense John Kerry dopo il tentativo di mediazione effettuato venerdì fra il loro capo, l’ex Vicepresidente Riek Machar, ed il Presidente Salva Kiir. Sanzioni ed ‘altre conseguenze’ sarebbero la risposta statunitense ad un eventuale rifiuto del dialogo da parte di Machar. Se l’avvertimento sia stato colto non è ancora chiaro: mentre stamattina ancora si combatteva nella città petrolifera di Bentiu, nel nord del Paese, poche ore dopo il Governo annunciava l’accordo con le milizie di Machar per un ‘mese di tranquillità’ che dia la possibilità ai civili di allontanarsi dalle zone di maggior conflitto. Intanto, dal Generale James Hoth Mai, Capo uscente delle Forze Armate, giunge l’accusa a Khartoum di rifornire di armi i ribelli, prontamente smentita dal Governo sudanese.

Rimane drammatica anche la situazione in Nigeria, dove l’organizzazione fondamentalista islamica Boko Haram ha rivendicato il rapimento di 276 studentesse liceali avvenuto in aprile: in un filmato rilasciato oggi, il leader del gruppo Abubakar Shekau ha annunciato di volere rivendere come schiave le 223 ragazze rimaste in ostaggio. Il Presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha ammesso il rapimento solo ieri, dichiarando peraltro di avere anche richiesto l’intervento di Washington per far fronte alla difficile situazione del Paese. Oggi, peraltro, Boko Haram ha varcato i confini nazionali per attaccare un veicolo della polizia penitenziaria del Camerun e liberare un detenuto. Nel sud del Paese, infine, tre cittadini olandesi sono stati rapiti: la conferma è già arrivata dal Governo dell’Aia.

Problemi anche per il Governo del Sudafrica a quattro mesi dall’inizio degli scioperi nel settore minerario. La Association of Mineworkers and Construction Union ha infatti rifiutato anche l’ultima offerta da parte di Anglo American Platinum, Lonmin e Impala Platinum (le tre maggiori compagnie minerarie del pianeta nel settore del platino) ed ha annunciato che non sono in programma negoziati. La resistenza del sindacato, che punta ad ottenere stipendi mensili di 12.500 rand (ca. 856 euro), è stata definita «irresponsabile» dal Presidente Jacob Zuma, in corsa per la rielezione alle elezioni del 7 maggio ed il cui partito, l’African National Congress (ANC), ha chiuso ieri la propria campagna elettorale con un raduno di centomila persone a Soweto. Lo sciopero, tuttavia, non sembra minare le possibilità di ottenere un secondo mandato, dato il 60% di consensi di cui l’ANC gode.

Ha invece vinto a sorpresa Juan Carlos Varela, che col 39% dei voti nelle elezioni tenutesi ieri diventerà il nuovo Presidente di PanamaIl candidato del conservatore Partido Panameñista ha così battuto José Domingo Arias, che i sondaggi davano per favorito, ed ha perciò infranto le speranze del partito Cambio Democrático di mantenere un proprio rappresentante alla Presidenza dopo l’uscita di scena di Ricardo Martinelli, cui la Costituzione impediva una ricandidatura. Lo stesso Varela, va ricordato, era stato nel 2009 Vicepresidente di Martinelli, salvo poi prenderne le distanze su tematiche legate alla corruzione dell’amministrazione: le stesse tematiche che, insieme ai meriti vantati per i buoni risultati economici del Governo, hanno caratterizzato la sua campagna elettorale permettendone la vittoria.

Celebra oggi l’elezione alla guida del proprio Paese anche Ahmed Maiteeq, divenuto Primo Ministro della Libia dopo che ieri il Vicepresidente del Parlamento aveva invalidato una sua prima nomina denunciando il mancato raggiungimento del quorum. Oggi, tuttavia, il Presidente dell’istituzione, Nouri Abu Sahmain, ha annunciato di aver richiesto a Maiteeq di formare un nuovo Governo entro due settimane, risolvendo così l’intricata situazione.

Anche il Primo Ministro dell’Ungheria Viktor Orbán è stato oggi chiamato a formare la sua squadra di Governo. Il Presidente Janos Ader gli ha infatti conferito l’incarico dopo la vittoria elettorale del 6 aprile che ha consentito al suo partito Fidesz di conquistare 133 dei 199 seggi parlamentari. Ha invece rinunciato all’incarico la sua equivalente Alenka Bratušek, in SloveniaA dieci giorni dall’aver perso la guida del proprio partito, Slovenia Positiva, la politica di centrosinistra ha annunciato di voler correre con una nuova formazione alle prossime elezioni, che si terranno probabilmente in estate.

Si è scritto in precedenza della possibilità di un’operazione statunitense in Africa, ma, intanto, l’esercito di Washington ha avviato oggi i consueti giochi bellici in cooperazione con le Forze Armate delle Filippine. Le esercitazioni congiunte, denominate ‘Balikatan’ (spalla a spalla), sono volte a mantenere la preparazione in caso di risposta congiunta a minacce marittime, dalla pirateria ai disastri naturali. Non può tuttavia sfuggire il fatto che le esercitazioni di quest’anno si svolgano dopo il patto siglato nel corso della recente visita del Presidente Barack Obama a Manila, il che porta a prendere in considerazione anche l’eventualità di screzi tra quest’ultima e Pechino per il controllo di parte del Mar Cinese Meridionale e delle riserve di gas e petrolio soggiacenti.

Proprio la Cina ha peraltro annunciato oggi di volere approfondire i legami strategici con un Paese in frequente attrito con gli Stati Uniti, vale a dire l’Iran. Il Ministro della Difesa cinese Chang Wanquan ha infatti annunciato alla sua controparte iraniana Hossein Dehqan che lo sviluppo dei rapporti bilaterali è «rimasto positivo e stabile, apportando frequenti scambi di alto livello ed approfondendo la mutua fiducia politica» e dicendosi perciò sicuro che «le relazioni amichevoli tra i due Paesi così come tra le Forze Armate verranno rafforzate» attraverso «visite reciproche più frequenti e cooperazione nell’addestramento dei personali tra le Forze Armate».

 

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