martedì, Maggio 11

L’Ucraina e «il giorno del giudizio» true

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Ucraina proteste piazza

L’Ucraina rimane al centro dell’attenzione internazionale per il rapido succedersi di eventi in questo fine settimana. Già sabato, infatti, il Presidente Viktor Janukovyč aveva offerto ai maggiori leader delle proteste, l’ex Presidente della Verchovna Rada Arsenij Jacenjuk ed il dirigente dell’Alleanza Democratica Ucraina per la Riforma Viktor Kličko, la guida di un nuovo Governo rispettivamente come Primo Ministro e vice Primo Ministro. Molti analisti hanno interpretato quest’offerta più che altro come un tentativo di dividere il fronte della protesta. Sicuramente, per loro stessa ammissione, è stata questa l’interpretazione degli stessi Jacenjuk e Kličko: la risposta è stata perciò negativa e le manifestazioni proseguono. L’obiettivo rimane ottenere elezioni anticipate e la riunione straordinaria del Parlamento di domani, per decidere le sorti dell’Esecutivo guidato da Mykola Azarov, è già stata definita da Jacenjuk come «il giorno del giudizio»

Nel frattempo, però, le manifestazioni sono già entrate in alcuni dei palazzi del Governo: è successo venerdì con il Ministero dell’Agricoltura, mentre la scorsa notte ad essere occupato è stato il Ministero della Giustizia. Per questa ragione, in mattinata la titolare del Dicastero Olena Lukash ha annunciato di voler richiedere al Consiglio di Sicurezza Nazionale l’imposizione dello stato di emergenza fino a quando i manifestanti non abbandoneranno l’edificio. È difficile, al momento, capire se verrà dato seguito a quest’intenzione, perché le proteste sono ormai estese all’intero Paese ed il rischio per Janukovyč di perdere il controllo della situazione è sempre più alto: per ora, stando al Ministro degli Esteri Leonid Kozhara, l’opzione non sembra contemplata, anche perché lo sgombero è già avvenuto in maniera spontanea. Nel frattempo, dal Cremlino giungono altri 2 miliardi di dollari per l’acquisto di titoli, operazione inquadrata nel pacchetto di aiuti da 15 miliardi lanciato da Mosca a dicembre e fondamentale per l’economia ucraina, i cui debiti verso l’estero ammontano a 8 miliardi di dollari solo per quest’anno.

Russia che si muove finanziariamente anche all’interno della stessa Unione Europea: è di domenica l’annuncio da parte del Ministro per lo Sviluppo dell’Ungheria di un imminente completamento dei negoziati con Mosca per un prestito multimiliardario volto alla costruzione di due nuovi reattori nucleari.

Più difficile da gestire, infine, la situazione siriana, oggetto dei negoziati di «Ginevra II» attualmente in corso a Montreux. Oggi, lunedì, la discussione non sembra aver compiuto progressi significativi da quanto riportato venerdì. A parte l’apertura di un corridoio umanitario volto ad evacuare donne e bambini dalla città di Homs, annunciata dal mediatore delle Nazioni Unite Lakhdar Brahimi, permangono le profonde divergenze fra rappresentanti del Presidente Baššar al-Asad e delegati dell’opposizione. In giornata, il Governo ha presentato al tavolo di Montreux una ‘dichiarazione di principî’ per i negoziati che non prevedono transizioni di potere e rigettano l’adozione di «formule imposte» dall’estero: prevedibilmente, l’opposizione ha espresso il proprio disaccordo, sostenendo che la dichiarazione fuoriesca dal quadro dei negoziati, che prevedono appunto la creazione di un Esecutivo transitorio. Nel frattempo, anche gli Stati Uniti incalzano al-Asad perché, oltre a permettere l’evacuazione di Homs, fornisca un’immediata assistenza umanitaria agli ormai stremati abitanti della città occupata dalle forze lealiste.

Mentre al-Asad cerca strenuamente di non perdere la propria posizione, in Egitto il Comandante in Capo delle Forze Armate ‘Abd al-Fattāḥ al-Sīsī è sempre più lanciato nella sua corsa alla Presidenza in Egitto. Il Consiglio Supremo Militare egiziano ha infatti espresso nel pomeriggio il proprio assenso alla candidatura dell’alto ufficiale, promosso in mattinata al grado di Maresciallo di Campo, il più alto livello possibile nelle gerarchie militari del Paese: secondo gli analisti, si tratterebbe di una promozione concessa in previsione di imminenti dimissioni, come spesso d’uso nell’Esercito egiziano. L’approvazione della candidatura di al-Sīsī giunge in seguito alle manifestazioni in suo favore avvenute nella giornata di ieri a Piazza Tahrir, ma anche agli scontri che, tra venerdì e sabato, hanno causato la morte di 86 persone nel Paese. Ieri, invece, il rilascio da parte del Cairo di uno dei capi delle milizie libiche ha permesso la liberazione di due diplomatici egiziani e di un membro del personale d’Ambasciata rapiti a Tripoli tra venerdì e sabato insieme ad altri tre funzionari, tutt’ora nelle mani dei rapitori.

Oggi, invece, un altro dei Paesi protagonisti della cosiddetta ‘Primavera Araba’, ha compiuto un ulteriore passo verso la democratizzazione: con la firma del Presidente Moncef Marzouki  e del Presidente dell’Assemblea Nazionale, la nuova Carta Costituzionale della Siria può dirsi definitivamente approvata. Il documento è considerato tra i più avanzati nel mondo arabo: pur indicando come religione di Stato l’Islam, tutela la libertà di credo e l’uguaglianza di genere. Il Presidente Marzouki ha definito questa giornata «eccezionale», parlando di celebrazione della vittoria sulla dittatura. Anche il mercato azionario tunisino festeggia con un aumento dell’1,7%.

Spostando l’attenzione più a sud, verso il Corno d’Africa, è stata resa nota oggi l’uccisione di un alto dirigente del movimento islamista al-Shabaab, perseguita attraverso un lancio di missili statunitensi in territorio somalo. La notizia, confermata sia da fonti statunitensi che del Paese africano, riguarda Ahmed Mohamed Amey, esperto chimico noto anche come Isku Dhuuq, il quale avrebbe organizzato in precedenza due attentati suicidi. Amey sarebbe stato infatti vicino ad Ahmed Abdi Godaned, il leader che avrebbe portato il movimento a contatto con Al Qa’ida, compiendo azioni come la strage avvenuta a settembre in un centro commerciale in Kenya.

In precedenza, il gruppo sembrava essere stato indebolito dall’azione dell’Unione Africana, che oggi ha invece accolto nuovamente nel proprio consesso il Madagascar. L’isola al largo delle coste orientali del continente era oggetto dell’ostracismo internazionale dal 2009, quando Andry Rajoelina aveva condotto un colpo di Stato col supporto delle Forze Armate: l’azione aveva portato, fra l’altro, a un congelamento degli aiuti pari al 40% del bilancio nazionale. La consegna dei poteri avvenuta sabato con la nomina a Presidente di Hery Rajaonarimampianina e seguita a tranquille elezioni presidenziali e parlamentari hanno convinto il Consiglio di Pace e Sicurezza dell’organizzazione a porre fine all’isolamento.

Continuano invece i conflitti interni in Nigeria e Repubblica Centrafricana. Nel primo caso, cecchini armati di fucili hanno infatti ucciso 22 partecipanti ad una funzione religiosa cristiana nel nord-est del Paese, zona in cui opera la setta islamista dei Boko Haram. Neanche due settimane fa, il Presidente Goodluck Jonathan aveva sostituito i vertici militari per gli scarsi esiti contro queste milizie. Sono invece musulmani ad essere vittime di attentati in Africa centrale: i cristiani anti-balaka stanno infatti compiendo «omicidi su base quotidiana», secondo le parole di Peter Bouckaert, direttore per le emergenze di Human Rights Watch, costringendo i civili musulmani a fuggire dai centri abitati. La delegazione delle Nazioni Unite segnala quindi la necessità da parte della comunità internazionale di prevenire le rappresaglie contro la comunità musulmana del Paese, dopo il ritiro delle milizie Seleka dalla capitale Bangui. Il Segretario di Stato statunitense John Kerry non esclude «sanzioni mirate contro chi destabilizza la situazione o persegue i propri interessi favorendo e incoraggiando la violenza».

Gli Stati Uniti, così come il Canada, non sono invece invitati al vertice del CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi), che si terrà questa settimana a Cuba. Presenti invece 33 Paesi della regione, tra cui il Brasile, che in giornata ha inaugurato un progetto portuale del valore di 900 milioni di dollari, in larga parte finanziato dalla banca d’investimento brasiliana BNDES e costruito dalla compagnia, sempre brasiliana, Odebrecht. Sempre in giornata, però, è giunta la notizia dell’arresto di oltre 100 dissidenti intenzionati a partecipare ad un forum parallelo di opposizione.

Sul fronte esteri, infine, presso l’Ambasciata italiana a Nuova Delhi ha avuto luogo un incontro tra una delegazione del Parlamento italiano ed i due marò detenuti in India in seguito all’omicidio di due pescatori indiani nel 2012. Nel contempo, oltre a ribadire la solidità della linea adottata dal Governo italiano, il Ministro degli Esteri Emma Bonino ha sottolineato la necessità di rivedere normative come la legge La Russa, nel quadro della quale i due militari si trovavano all’epoca a bordo della nave ‘Enrica Lexie’.

 

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