martedì, Aprile 13

Lucio Dalla: qui dove il mare luccica …

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«Quale allegria. Se non riesco neanche più a immaginarti. Senza sapere se volare, se strisciare, insomma, non so più dove cercarti. Quale allegria». Già, quale allegria pensare che un artista come Lucio Dalla sia scomparso improvvisamente? Beh, ma le sue opere sono immortali, nelle sue grandi canzoni è ancora tra noi, si dice sempre cosi’ quando qualcuno viene a mancare senza esserne preparati. Resta un senso di vuoto, di solitudine, come quella provata da Lucio a soli sette anni quando perse il padre. Come la solitudine che ti trasmette il mare, l’elemento più ricorrente nella vita artistica di questo piccolo grande sgraziato immenso interprete. Il mare usato come metafora politica e di vita e come via di fuga, come un luogo vasto abbastanza da contenere tutti i pensieri più profondi nei suoi sterminati abissi, il mare come simbolo dell’umanità intera: «Com’è profondo il mare…Certo, chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche.  Il pensiero, come l’oceano, non lo puoi bloccare.  Non lo puoi recintare. Così stanno bruciando il mare. Così stanno uccidendo il mare. Così stanno umiliando il mare. Così stanno piegando il mare». Era il primo album di Lucio dopo il distacco dal poeta-intellettuale Roberto Roversi ed il voler scrivere i testi con le proprie mani portò a questo risultato formidabile.
In ‘Com’è Profondo Il Mare‘, siamo nel 1977, troviamo anche la succitata ‘Quale Allegria‘ e la coraggiosa, per l’epoca, ‘Disperato Erotico Stomp‘.

Sempre il mare, è presente nel brano che fece conoscere a Lucio Dalla la prima vera popolarità, ‘4 Marzo 1943‘, eseguito, tra mille polemiche, al Sanremo del ’71. La censura televisiva calò la scure su questa canzone geniale ed ironica che rappresenta la data di nascita dello stesso Lucio modificandone alcune frasi e lo stesso titolo che doveva essere ‘Gesù Bambino‘. Parla di una ragazza sedicenne rimasta incinta da un marinaio: «Dice che era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare. Parlava un’altra lingua però sapeva amare…» Il 33 giri che conteneva questo successo internazionale che sbancò il mercato sudamericano nella versione del grande Chico Buarque De Hollanda e anche da Dalida, contiene anche ‘Itaca‘, brano che parla delle lotte proletarie ed ‘Il Gigante E La Bambina‘, portata al successo da Ron, incentrata sul tema della pedofilia.

Lucio Dalla è stato testimone silenzioso del misterioso suicidio di Luigi Tenco al Festival del ’67; erano vicini di stanza e per tutta la vita cercò di glissare sull’argomento di quella tragedia che lo aveva molto scosso. Se nel concept-album ‘Automobili‘, Lucio si mette in evidenza con ‘Nuvolari‘ e ‘Il Motore Del 2000‘, il successo definitivo arriva con l’omonimoLucio Dalla del ’79.
In questo grande disco, ci sono dei classici come ‘Anna e Marco‘, l’affascinante ‘L’ultima Luna‘, ‘Cosa Sarà‘ con l’amico De Gregori e soprattutto la canzone che ha sostituito tra le masse il tormentone del 31 Dicembre A-E-I-O-U-Ipsilon, ovvero ‘L’anno Che Verrà‘. Un brano dal testo geniale purtroppo svilito nel significato da un uso impropriamente festaiolo, ma tant’è. Proprio con De Gregori, Lucio ha riempito per primo gli stadi italiani, inaugurando una tendenza, ai tempi del tour di ‘Banana Republic‘, dove l’incontro tra due giganti della musica nostrana non poteva che culminare in un grande successo.

Lucio Dalla è stato l’artefice delle fortune artistiche di diversi colleghi quali gli Stadio, Ron, del colto cantautore Samuele Bersani ed è stato decisivo per il rilancio di un amico in crisi, Gianni Morandi. Si diceva del mare; Dalla soggiornava spesso alle ‘Isole Tremiti‘ dove aveva una casa che era stata donata alla madre, sarta molto originale e sua prima sostenitrice, da facoltosi clienti. In questo ambiente, Lucio ha trovato l’ispirazione per molti suoi successi ed era legatissimo a queste isole dove trovava rifugio e solitudine. Mare ed isolamento, due caratteristiche tipiche del suo segno, come l’altro grande Lucio, Battisti, nato un giorno esatto dopo di lui e che trovava anch’egli ispirazione nel mare pugliese.
Se Dalla l’isolamento lo cercava in modo naturale per un bisogno spirituale, tanto più che non ostentava la vita privata e la diversità, Battisti l’isolamento lo cercò in modo patologico. Le grandi passioni di Lucio Dalla erano due, il jazz e la lirica; da giovane conobbe il grande Chet Baker e più avanti suonò insieme a ‘Charles Mingus‘ e ‘Bud Powell‘. Anche la tecnica dello ‘scat‘ ovvero i suoi gorgheggi che hanno fatto la fortuna degli imitatori derivano da questo amore musicale.
Riguardo la lirica, dobbiamo tirare in ballo ancora il mare che compare nei momenti cruciali della sua formidabile carriera. E’ presente nel primo grande successo ‘4 Marzo 1943‘, nel suo primo album come paroliere e nel maggior trionfo ottenuto in età matura, stiamo parlando di ‘Caruso‘. Lucio Dalla alloggia a Sorrento nella stanza dove fu ospite il grande tenore e la finestra sul mare del Golfo gli ispira questa celebre brano che è il pezzo italiano più famoso al mondo dopo ‘Volare‘ di Domenico Modugno anche grazie alle interpretazioni di Bocelli e Pavarotti. L’uomo che cantava il clochard di ‘Piazza Grande‘ a Bologna e si domandava ‘Come Fanno I Marinai‘, ha scritto la canzone d’amore più struggente della musica italiana«Te voglio bene assai, ma tanto tanto bene sai. E’ una catena ormai, che scioglie il sangue dint’e vene sai…». Negli occhi, l’immensa folla di Piazza Maggiore al suo funerale, nella mente, la certezza che non ci sarà un altro Lucio Dalla.

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