mercoledì, Maggio 12

Lucía Caram: la suora con gli…attributi Intervista alla suora di clausura star di Twitter

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Lucia Caram

Una suora di clausura atipica e controcorrente, tanto da diventare una star di Twitter, con oltre 100 mila fan. Parliamo di suor Lucía Caram, che per diffondere il messaggio di Gesù non discrimina alcun mezzo: conferenze, libri e talk show televisivi. Un personaggio atipico, tenendo conto che negli ultimi decenni, la Chiesa cattolica, a causa dell’allontanarsi sempre di più dal popolo, è andata perdendo credibilità e seguaci. Continui scandali di corruzione, accumulazione di beni, e messaggi forse fin troppo moralisti hanno travolto l’istituzione allontanando molti dei suoi discepoli. Con l’arrivo di monsignor Bergoglio in Vaticano le cose sono cambiate, ed il divario tra istituzione e credenti ha iniziato a ridursi. Anche perchè, a livello di comunicazione, qualcosa è cambiato. L’esempio più eclatante è quello di suor Cristina, della cui partecipazione al reality “The Voice” il Vaticano non ha avuto nulla da ridire. E, qualche anno fa, non sarebbe stato così.

Suor Lucía Caram è nata 46 anni fa in Argentina, in una famiglia agiata della provincia più povera, Tucumán. Si è sempre chiesta perchè c’èra così tanta gente che non aveva da mangiare, quando lei aveva una vita agiata. A 18 anni ha preso i voti, e da oltre 20 anni vive nel monastero di Manresa, in Spagna, aiutando chi ha bisogno.

L’ho vista per la prima volta in un late night show televisivo dove si parlava di sesso: una persona sveglia, istruita, positiva, allegra e sempre decente nel rispondere, nonostante il contesto non fosse tipico per una suora di clausura. Si definisce inquieta, appassionata della vita, senza alcuna bandiera. Celibe per libera decisione, si dice innamorata di Gesù. Non può dormire all’idea che intorno a lei ci siano tanti poveri, e per questo motivo lavora dall’alba al tramonto.

Non ha peli sulla lingua, e dice tutto ciò che pensa dei politici corrotti. La politica, secondo suor Lucía, è qualcosa di troppo importante per rimanere solo nelle mani dei politici. Il motivo? I politici vivono lonano dalla realtà. Si dichiara militante della speranza, ma dice che non permetterà all’utopia di ammazzarla. Spinge la gente a scoprire la bontà che c’è nel mondo, ed a scoprire una corrente di solidarietà. Vuole far capire alla gente, ed anche ai politici, che è necessario mettersi nella pelle degli altri, dei perdenti. E che il sistema deve essere rivoluzionato dal basso, perché dall’alto non cambierà mai.

Contraria alla violenza, è convinta che il mondo possa essere cambiato con gesti di pace. Incita tutti a innamorarsi dell’umanità. La sua forza? La figura di Gesù di Nazaret, un modello ed uno stimolo, che annuncia buone notizie ai poveri e condanna i mercanti del tempo.

Ospite fissa in un programma televisivo mattutino, suor Lucía lancia degli hashtag che diventano trending topic (bastaconlacasta oppure marianosmettidisognare, dedicato al presidente del governo Mariano Rajoy). Approfitta, inoltre, della popolarità mediatica per promuovere le sue azioni umanitarie.

Su Twitter cita Gesù, ma anche Charlie Chaplin. Dice che abbiamo bisogno di poche cose per essere felici. Forse anche solo una: amare ed essere amati.

 

Lei è una suora di clausura. Non dovrebbe rimanere chiusa nel suo monastero?

Mi definisco una suora contemplativa. Il mio monastero è il mondo. Per capirlo, e cambiarlo, devo essere a contatto con la gente

Dicono di lei che è una suora “inquieta ed inquietante”.

Esatto. Con tutta la povertà che c’è, non posso stare ferma. Mi sveglio all’alba, vado alla banca degli alimenti, per dar da mangiare a chi ha bisogno. Poi mi fermo con queste persone, e le ascolto. Fino a quando i poveri saranno invisibili agli occhi di chi comanda, c’è bisogno che altre persone facciano il lavoro che spetterebbe al governo! Questa è la mia causa, e siccome è una causa che vale più della mia vita, è necessario che io mi ci dedichi completamente. Mi occupo dei perdenti, e in realtà sono loro che mi stanno insegnando a vivere.

L’hanno definita una ‘suora coi controcoglioni’.

Aiuto la gente che ha perso tutto e non ha nulla da perdere, e vivo con trasparenza. Sono indignata nei confronti di un governo che non è in contatto con la realtà, che promuove il lavoro precario, un lavoro spazzatura, non ha alcuna sensibilità e se ne frega della sofferenza della gente. Tutto ciò mi ha provocato una ‘incontinenza verbale’, e se mi chiamano suora coi controcoglioni, è evidente che li rompo.

Qui in spagna condanniamo ciò che accade a Lampedusa, ma poi succede lo stesso anche da noi, a Ceuta e Melilla. Siamo diventati egoisti, voraci. Sono convinta che c’è più gente che crede nella pace, fraternità e bontà non intesi come passività, ma come qualcosa che possa aiutarci a creare un altro mondo.

Cosa fa concretamente?

Qualche anno fa, con l’avvento della crisi, al portone del mio convento di Manresa hanno iniziato a bussare persone ridotte sul lastrico, chiedendo cibo. All’inizio erano una quarantina. Oggi diamo da mangiare ad oltre 1600 famiglie ogni giorno. Ci occupiamo di quelle famiglie che hanno perso la casa, cercando di trovare loro un alloggio. Per il Governo, queste persone sono pura statistica. Ma, ogni 15 minuti, in Spagna qualcuno resta senza un posto dove dormire. Queste persone, che sono in grado di lavorare, non hanno la possibilità di farlo, perchè nessuno gliela dà. Noi continuiamo a fare tutto ciò che è possibile per attenuare il colpo, ma il governo continua a tagliare. È proprio vero che in Spagna nessuno vuole dimettersi, ma non lo fa neanche Dio!

Di cosa vive il suo convento?

Di donazioni. Tutto ciò che riceviamo, lo distribuiamo subito. Non ci resta nulla. Ho scritto un libro, “Pregando Iddio”, perchè prima chiedevo a Dio di farci avere ciò di cui abbiamo bisogno. Ora prego tutti. E funziona anche meglio.

Dice di aver aiutato molta gente ad avvicinarsi al Vangelo, ma che ciò non significa che si siano avvicinati all’istituzione.

Il messaggio di Gesù è qualcosa di straordinario. Ma l’istituzione è sempre stata un cattivo venditore del miglior prodotto che ci sia. Siamo stati noi a crederci degli dei, abbiamo creato dogmi, abbiamo cercato di controllare coscienze dominando la gente, vendendo cose anormali come se fossero normali. Il palazzo non ha niente a che vedere con la coscienza e la povertà. Dobbiamo iniziare ad amare la povertà: torniamo alle origini, odiamo la miseria che opprime tanta gente. Diventiamo poveri, contro la povertà!

Qualche anno fa sono stata a Roma, per una conferenza. Non sono andata al Vaticano perchè mi avevano detto che lì avrei potuto perdere la mia fede. Ora, con papa Francesco, si sono aperte delle finestre, e circola un’aria molto più fresca.

Dopo l’avvento di papa Francesco abbiamo avuto l’opportunità di vedere sempre più personaggi come lui, che comunicano in modo semplice. C’è stata, persino, una suora che in Italia si è presentata al concorso “The voice”.

Recitare la messa in latino o predicare con superiorità non è certamente il modo giusto per far avvicinare le persone alla Chiesa. Persone come noi ce ne sono sempre state. Ovviamente, al giorno d’oggi non veniamo più ammoniti, come accadeva una volta, e ci sentiamo più liberi di agire nel modo che crediamo più giusto. È per quello che abbiamo più visibilità. D’altra parte, ci sono sempre più persone che stanno ritrovando fiducia nella nostra istituzione.

Suppongo che lei di ammonizioni, in passato, ne abbia ricevuto molte.

Non era piaciuto, per esempio, che io mi avvicinassi alla comunità musulmana di Manresa. Ma si è risolto tutto. Oggi la loro moschea è l’unica a porte aperte in tutta la Spagna.

Papa Francesco potrebbe essere un personaggio molto scomodo per le lobby che non condividono la sua semplicità e vicinanza al popolo. Ha paura che gli accada qualcosa?

Il rischio c’è. Ma papa Francesco ha fatto fare alla Chiesa un enorme passo avanti, l’ha avvicinata al popolo. Ha anche deciso di affidare la sua vita nelle mani di Dio.

Tra Twitter e Facebook lei ha più di 100 mila fan. Una suora 2.0?

È importante trasmettere il messaggio di Gesù in maniera semplice, diretta, ed anche veloce. I social network sono il miglior modo per arrivare ai giovani, e permettono interazione. Sono i pulpiti del giorno d’oggi.

Se Gesù vivesse nel nostro tempo, userebbe Twitter?

Senza dubbio. Gesù è stato il primo “twitterista” della storia. I suoi messaggi d’amore e tolleranza sono sempre stati molto forti, ma brevi. Rientrerebbero nei 140 caratteri di Twitter.

Qualcuno, invece, dice che nei social network si nasconda il male…

Se vogliamo vederlo, il male possiamo trovarlo da tutte le parti. Meglio concentrarsi sulle cose buone. Anche il bene è dappertutto.

Lei è argentina. Come il papa, e come Leo Messi.

Dio è argentino, l’ho sempre detto. Solo che qualche volta si fa chiamare Francesco, altre volte Leo. Purtroppo, noi argentini abbiamo anche Cristina Kirchner…

È evidente che lei sia un grande fan del Barcellona calcio!

È una passione, condivisa con milioni di persone.

Mi hanno detto che lei prega affinché il Barça vinca le partite.

Lo faccio sempre. Un po’ di aiuto non fa mai male! E poi, il Barça è quasi divino…

Ma i soldi che girano nel mondo del calcio lo sono un po’ meno.

I milioni che ricevono i giocatori sono peccato. Tutto ciò che viene pagato milioni di euro è peccato. Bisogna fare un appello all’umanità ed al portafoglio di questi personaggi che guadagnano cifre sproporzionate, affinchè si solidarizzino e condividano ciò che hanno con chi ne ha veramente bisogno.

Papa Francesco lo conosce. E Messi?

Con monsignor Bergoglio ho collaborato molto tempo fa, in Argentina. Mi è stato di grande aiuto nella realizzazione del progetto SOS Tucumán, per combattere contro la fame e l’analfabetismo nella regione povera e desolata dove sono nata. Leo, invece, l’ho conosciuto poco tempo fa in un corridoio.

Avete parlato di calcio?

Beh, a parlare sono stata soltanto io.

In che senso?

Leo è timidissimo, non parla. E non ce n’è bisogno. Tutto ciò che deve dimostrare lo fa davanti a un pallone di calcio.

Lei sostiene che la Chiesa non debba influire nella decisione di una donna per quanto riguarda l’aborto.

Né la Chiesa né Dio, che per qualche motivo ci ha creato come persone libere. Io sono favorevole alla vita, e dunque l’aborto non lo supporto neanche lontanamente. Ma sono dell’idea che un concepimento deve essere voluto e pensato, la paternità deve essere qualcosa di responsabile.

È favorevole, dunque all’uso del preservativo?

Il sesso è il modo più bello di esprimere l’amore. Perchè non farlo? È importante che sia fatto con responsabilità. È mille volte meglio usare il preservativo, che poi un aborto. Ripeto, sono favorevole alla vita, ma pianificata con responsabilità. Se vietiamo l’uso del preservativo, poi ci saranno più aborti. Pensassero a non imporre il celibato, al posto di proibire il preservativo!

È contraria al celibato nella Chiesa?

Io ho scelto il celibato, ma la mia è stata una scelta libera. Mi aiuta a servire tutti, ad aprire le braccia ed amare. Concentrarmi su una sola persona per me non è abbastanza. Nonostante ciò, sono dell’idea che il celibato non dovrebbe essere qualcosa di imposto.

Nel 2014, un cardinale di Málaga dice che l’omosessualità può essere curata. Lei cosa ne pensa?

Quel cardinale è un signore molto anziano. Non solo rappresenta la Chiesa conservatrice di Ruocco Varela, ma è anche un vecchietto. Non mi sento in grado di giudicarlo, giustifico le sue parole dicendo che è vecchio, come un nonno, e che dagli anziani non possiamo aspettarci che si aprano più di tanto.

Ciò che mi preoccupa, e molto, sono le dichiarazioni di un giovanissimo monsignore della sua stessa diocesi, che ha paragonato l’omosessualità al sesso con gli animali o alla pedofilia. A parte che sono associazioni assurde, che non c’entrano nulla con la realtà, mi preoccupa che una persona così giovane faccia dichiarazioni di questo genere. Il prete in questione ha inviato un comunicato stampa dicendo che le sue parole erano state interpretate male, ma non ha mai dichiarato di non averle dette, e non le ha mai ritirate. Ecco, questo mi preoccupa.

Il cardinal Tarcisio Bertone, invece, non la preoccupa? Qualche mese fa aveva fatto ristrutturare un attico di lusso di 700 metri quadri…

Spero che papa Bergoglio glielo revochi. Voglio far capire che non tutti sono così. Il mio convento, a Manresa, è stato costruito nel Medioevo, ma a beneficiarne non possiamo essere solo noi suore. Per esempio, io ho assegnato mezzo palazzo ad un’istituto di sanità mentale, che non aveva un posto dove stare. Ma è vero, la Chiesa accumula beni materiali, e sarebbe giusto che questi venissero assegnati a chi ne ha bisogno. Non tutti gli edifici, perché alcuni sono un patrimonio artistico, e devono essere tutelati.

Sul suo vestito c’è un messaggio, “9N. Votare è normale”.

Me l’hanno attaccato adesso giù in strada, mentre la stavo aspettando. Il 9 novembre ci saranno le consultazioni per l’indipendenza della Catalogna. Il messaggio è neutro, non dice se votare a favore o contro l’indipendenza. Ma incita ad esercire il proprio diritto di voto.

Lei sostiene che, se la vita è eterna, significa che è già cominciata.

Esatto. E dobbiamo essere felici, vivere la vita pienamente. Ci sono anziani che, spesso egoisticamente, sostengono che più soffri in vita, più sarai premiato. È un’assurdità. Se Dio ci ha creati, è perché vuole la nostra felicità. Non dopo, ma subito. Sarebbe assurdo pensare che quel buon essere che ci ha creato a sua immagine e somiglianza voglia metterci alla prova. Siamo qui per essere felici, e per fare felici gli altri!

 

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