sabato, ottobre 20

Luca Parmitano: un comandante italiano a bordo della SSI Nel 2019, con la tuta istituzionale dell’Esa sarà alla guida del grande avamposto terrestre per tre mesi, nella missione Beyond

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La notizia che Luca Parmitano sarà il primo italiano a comandare la Stazione Spaziale Internazionale sta rimbalzando non solo sul filo delle testate specializzate ma anche dei giornaloni che finalmente, lo diciamo con soddisfazione, hanno preso a parlare di spazio. Così sembra. E noi, inguaribili campanilisti, da L’Indro siamo ben soddisfatti di partecipare e comunicare l’evento. Nel 2019 il com. Luca, con la tuta istituzionale dell’Esa sarà alla guida del grande avamposto terrestre per tre mesi, nella missione Beyond, che dato il nome, immaginiamo guarderà molto Oltre quello che si è fatto fino ad ora.

Parmitano, che è nato a nel 1976 a Paternò, a meno di 20 km. da Catania, vanta importanti primati per l’Italia, tra i quali l’aver effettuato attività extraveicolari nel 2013: la prima volta per un nostro connazionale, con una seconda passeggiata di oltre 90 minuti che stava per costargli molto cara a causa di un’anomalia sviluppatasi nel casco della sua tuta spaziale. In quel frangente mostrò un sangue freddo che è stato sicuramente notato e apprezzato dai responsabili della missione e che comunque gli ha permesso di riportare a bordo la pelle e concludere senza intoppi il lavoro assegnato. È militare: nel 1995 ha frequentato il corso Sparviero IV dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli e poi assegnato al 13º Gruppo del 32º Stormo di Amendola. Da lì poi ha spiccato il volo, consentiamoci questa licenza, per frontiere assai impegnative. Quindi una perona di estremo valore. E su questo nessun dubbio, tanto che in cielo orbita l’asteroide 37627 dal diametro di circa 5 km. che porta il suo nome. Il piccolissimo corpo celeste, per la cronaca, che fu individuato nel 1993 dall’astronomo Vincenzo Silvano Casulli, spentosi lo scorso 24 luglio, il quale propose che fosse dato ad un astronauta italiano il nome del suo asteroide. Richiesta accettata senza esitazioni.

Non saremo troppo lusinghieri nel ricordare anche che nella sua carriera di pilota, Parmitano ha avuto l’infelice esperienza di impattare una cicogna sul Canale della Manica mente pilotava l’aereo da appoggio tattico AM X durante lo svolgimento di un Tactical Leardership Program e di aver riportato a terra il velivolo seriamente danneggiato e il suo gregario, dimostrando coraggio, determinazione e il gran pregio della macchina italiana capace di volare anche con molte sue parti danneggiate.

In maggio di quest’anno l’agenzia europea ha selezionato Parmitano per la Expedition 60/61 il cui lancio è previsto nel luglio del 2019. Nella seconda parte della missione, Parmitano ricoprirà il ruolo di comandante, compito assegnato per la terza volta ad un astronauta dell’ESA in 18 anni di operazioni.

Insieme Parmitano ci sarà l’astronauta americano Andrew Morgan della Virginia, suo coetaneo e con un dottorato in medicina e il cosmonauta russo Alexander Skvortsov di Ščelkovo: di 10 anni più  vecchio e anche lui ufficiale dell’Aeronautica, ma a bordo della SSI sarà per l’agenzia Roscosmos.

Questa la cronaca di una storia che seguiremo con grande attenzione, tifando ovviamente per il nostro italiano. Certo, non sarà una partita di calcio che più di ogni altra cosa infervora i nostri connazionali e speriamo che non ci siano i cori che abbiamo sentito ultimamente nel match che si è tenuto sabato scorso tra le due squadre di testa. Anche perché l’Etna avrebbe ben altre potenzialità di lavare il sud, rispetto al Vesuvio!

Ma pure, ci ricordiamo che la tecnologia spaziale italiana è molto presente nel contesto mondiale, anche se qualche volta ai media viene scientemente chiesto di dimenticare.

Val la pena ricordare che tra due anni ExoMars sarà su Marte e ci sarà molta Italia su quegli strumenti che esploreranno il pianeta rosso per continuare la costruzione della mappa interpretativa dell’universo, ma anche per una nuova forma di colonizzazione, umana o scientifica. La stessa Italia che ha preparato un Parmitano, che ha contribuito con i suoi manufatti a costruire la Stazione, che rilascia satelliti in grado di scrutare i suli martoriati da terremoti e calamità. E sono solo esempio. Dovremo ricordarlo tutti, anche i più scettici, anche coloro che si domandano perché ci sono queste missioni e per quale motivo si spendono i soldi in queste ricerche. Oggi l’atmosfera è molto diversa: la Space Economy promette ritorni importanti che vedranno solo quei Paesi che sono disposti a investire con lungimiranza, privilegiando non soltanto i guadagni immediati ma anche la scienza del costruire. E in questo caso non è una partita di calcio ma il bisogno di una nazione di primeggiare in competenza e autorevolezza.

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