sabato, Dicembre 4

Luca Palamara: “Contro il terrorismo serve lotta alla corruzione e alle mafie” L’ex magistrato scende in campo a Roma per le suppletive alla Camera e ci parla di Giustizia e criminalità internazionale

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Abbiamo incontrato Luca Palamara a Primavalle, impegnato nella competizione elettorale per le suppletive di un seggio alla Camera dei Deputati. Un quartiere difficile, con problemi di traffico, rifiuti e infrastrutture particolarmente carenti. Ne abbiamo approfittato per chiedere all’ex magistrato, anche alla luce del suo libro ‘Il Sistema’ scritto con Alessandro Sallusti, per fargli alcune domande sul tema della giustizia, non solo italiana ma anche internazionale.

 

Dottor Palamara ci si aspettava che il centro-destra la supportasse, come mai l’ha lasciato solo?

Io vado avanti per la mia strada e poi dopo vedremo che fare. Durante il periodo di Mani Pulite in magistratura si diceva un “chicco alla volta” e così cerco di fare io. Intanto mi concentro su questa importante competizione.

Ma i temi che lei porta avanti -e cioè i problemi del funzionamento della giustizia- sono un cavallo di battaglia del centro-destra stesso…

Indubbiamente. Ma io non mi rivolgo solo agli elettori del centro-destra. C’è molta gente interessata a queste tematiche a prescindere dalla colorazione politica. C’è curiosità per come funzionano i meccanismi.

Dottor Palamara come sta cambiando la lotta internazionale alla criminalità organizzata?

Nel mondo c’è di nuovo il problema del terrorismo che si finanzia spesso con attività illegali come il traffico di stupefacenti, per dirne una. E quindi è normale che ci sia un rinnovato interesse della comunità internazionale in questo senso.

Cosa pensa del memorandum di Biden che ha riconosciuto la lotta alla corruzione globale come un interesse per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti?

Mi ricollego a quanto detto precedentemente. Con la ripresa del terrorismo internazionale c’è una inevitabile connessione tra sicurezza e lotta alla criminalità organizzata che spesso foraggia il terrorismo stesso.

Il rapporto spesso corrotto tra politica e giustizia, di cui parla nel suo libro ‘Il Sistema’, c’è anche in altri Paesi?

Indubbiamente sì. È il caso di dire che questi problemi sono ovunque, tuttavia il caso dell’Italia mi pare particolare e cioè la tematica è particolarmente avvertita. Questo ci riconnette al passato. L’Italia ha vissuto la stagione di Tangentopoli e poi di Mani Pulite. Un momento catartico che ha cambiato drasticamente la vita politica del nostro Paese segnando addirittura la fine del PSI e della DC.

Tuttavia una parte politica –si dice- fu risparmiata. Penso ai DS che furono solo sfiorati dalle indagini. Lei che ne pensa?

L’ho scritto nel libro. Ci fu probabilmente una polarizzazione nelle inchieste su partiti che avevano governato negli ultimi anni e cioè la DC e il PSI, come dice lei, mentre la sinistra, tradizionalmente intesa è rimasta fuori.

Mani Pulite ha aperto la stagione del populismo nel senso che distrutti i grandi protagonisti della storia repubblicana e cioè i socialisti e i democristiani si sono create le condizioni perché il populismo stesso dilagasse. Ora che i Cinque Stelle si stanno spostando al centro quel bacino elettorale a chi finirà?

Indubbiamente c’è una liberazione di questo elettorato, e non è detto che una non sia interessato anche a me.

Ma si tratta di elettorato giustizialista…

Non vuol dire che non ci sia comunque interesse e curiosità per il tema della giustizia, quanto meno di conoscenza dei suoi meccanismi interni.

Ma già altre forze politiche come IdV, Casaleggio, Di Battista stanno interessandosene…secondo lei quindi potrebbe esserci una parte interessata anche a quanto dice lei?

Secondo me sì.

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Sull'autore

Giornalista professionista e scrittore. Laureato in Fisica. E’ stato anche deputato della Repubblica.

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