giovedì, Giugno 17

Lotta all'ISIS. Gli USA chiamano, l'Arabia Saudita risponde

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Ancora attentati targati ISIS in Iraq. Sessantacinque soldati, impegnati nell’offensiva per strappare la città di Ramadi alle milizie dello Stato Islamico, sono rimasti uccisi in 12 attacchi suicidi compiuti dai jihadisti. Negli ultimi giorni, l’esercito iracheno, sostenuto dai raid aerei della coalizione a guida Usa, hanno circondato la città, ma le operazioni procedono a rilento, così come a Mosul dove, nonostante gli incessanti bombardamenti della coalizione internazionale e dell’aviazione irachena, i miliziani dell’ISIS non mollano.

Per quanto riguarda invece la Siria, importante colloquio a Mosca tra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il segretario di Stato americano John Kerry, che poi si è visto brevemente con il presidente Vladimir Putin. «Stiamo cercando, insieme a voi, soluzioni alle crisi più complesse. Sergei Lavrov mi ha informato nei dettagli delle vostre proposte e di alcune questioni che meritano ulteriore discussione», ha detto Putin rivolgendosi a Kerry. Che a sua volta ha sottolineato come dal lavoro congiunto Usa-Russia possano derivare progressi nella risoluzione della crisi siriana. Sul campo nel frattempo continuano i raid russi. Secondo l’ANSA, almeno 35 persone, tra cui civili, sarebbero rimaste uccise nel nord-ovest del Paese a seguito di un bombardamento su una stazione di benzina nella regione di Idlib, non controllata dall’ISIS. 12 invece le vittime civili, tra cui donne e bambini, dell’attacco russo nel villaggio di Maskana, a est di Aleppo: a darne conferma l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus).

A chiedere agli altri Paesi della coalizione un intervento più forte nella regione è stato il segretario alla Difesa americano, Ashton Carter: a rispondere presente l’Arabia Saudita, che ha lanciato un’alleanza dei Paesi islamici contro il terrorismo composta da 34 Stati (Egitto, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Giordania, Yemen, Bangladesh, Benin, Ciad, Togo, Gibuti, Senegal, Sudan, Malaysia, Pakistan, Sierra Leone, Somalia, Gabon, Guinea, Palestina, Comore, Costa d’Avorio, Kuwait, Libano, Mali, Mauritania, Marocco, Libia, Niger, Bahrein, Tunisia, Nigeria e Maldive) e che avrà il suo centro di coordinamento operativo a Riad. L’alleanza non combatterà solo l’IS, ma «tutti i gruppi terroristici che abbiamo di fronte», ha ricordato il ministro della Difesa saudita, Mohammad bin Salman Al Saud. «Ci impegneremo a combattere il terrorismo mediante l’uso di strumenti legali. La coalizione avrà un coordinamento internazionale con le maggiori potenze e le organizzazioni internazionali. L’alleanza ha il dovere di proteggere le nazioni islamiche da tutti i gruppi terroristici e le organizzazioni, qualunque sia la loro setta e il loro nome, che seminano morte sulla terra con l’obiettivo di terrorizzare gli innocenti». E il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, non ha escluso un possibile intervento delle truppe di terra della coalizione contro l’ISIS: «Nessuna opzione è esclusa dal tavolo, dipende dalle richieste che dovessero giungere, dalla necessità di farlo e dalla volontà che le nazioni aderenti hanno di fornire sostegno in questa direzione». In merito alla nuova alleanze, è intervenuto il primo ministro turco Ahmet Davutoglu: «E’ la migliore risposta a quanti provano ad associare terrorismo e Islam. Questo sforzo intrapreso dai Paesi musulmani è un passo nella giusta direzione».

Negli USA intanto è allarme terrorismo. A Los Angeles tutte le scuole sono state chiuse per ‘una minaccia terroristica credibile’. L’allarme è scattato dopo un messaggio recapitato al soprintendente del distretto scolastico, Ramon Cortines, dove si parlava di ‘zainetti o altri pacchi o oggetti’ lasciati in alcuni campus scolastici con esplosivi al loro interno. Richiamati nelle rimesse tutti gli scuolabus e controllati, mentre i ragazzi che erano già arrivati nelle scuole sono stati controllati fino all’arrivo dei genitori, che li hanno riportati a casa. «Credo sia importante prendere le precauzioni necessarie, visto cosa è successo recentemente e in passato», il commento di Cortines in conferenza stampa. «Prima che la giornata sia finita, voglio che tutte le scuole siano ispezionate per renderle sicure per domani, per accogliere bambini e staff». Mentre si indaga sulla veridicità delle minacce e sulla reale provenienza. Ma altri allarmi ci sono stati in Ohio e North Carolina. La Glendale Kenly Elementary School nella contea di Johnston, in Nord Carolina, è stata messa in ‘lockdown’ mentre la polizia è alla caccia di tre sospetti. In Ohio, invece, la Beavercreek High School è stata evacuata a causa sempre per un allarme bomba. Stessa allerta a New York, dove la polizia ha fatto sapere di aver ricevuto delle minacce specifiche ma ‘non credibili’ alle scuole della città. Su Twitter però il capo della polizia, William Bratton, ha invitato tutti alla calma e a non cedere alla paura.

Nel frattempo si conoscono le accuse nei confronti di Mohamed Elshinawy, trentenne residente vicino Baltimora e nato in Egitto, arrestato nei giorni scorsi. Secondo la polizia l’uomo ha ricevuto almeno 8.700 dollari da operativi dell’ISIS oltreoceano per condurre un attacco sul suolo americano. Da tempo l’FBI ne seguiva le tracce e i conti bancari. E il denaro che affluiva nelle sue casse, secondo il procuratore generale del Dipartimento di Giustizia per la sicurezza nazionale John Carlin, doveva servire per preparare un attentato.

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