sabato, Ottobre 23

Lotta alla tirannia È tornata la violenza in Medio Oriente, veicolata dall'oppressione religiosa e dal radicalismo

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Un supporto per l’umanità

Riflettendo sul martirio di Husayn a Karbala, colui che anche quando era in inferiorità numerica e circondato da un esercito nemico si è rifiutato di cambiare la sua condotta morale, John Morrow, docente di Islam e autore di ‘The Covenants of the Prophet Muhammad With The Christians Of The World‘, ha detto a ‘L’Indro‘: “L’imam Husayn è il simbolo del sacrificio. Egli non ha cercato la morte per martirio; tuttavia non si è sottratto quando gli si è presentata l’occasione. Era un uomo dai solidi principi, che ha vissuto grazie ad essi ed è morto per difenderli.

Ha aggiunto: “Nonostante la scarsità di combattenti per la libertà animati dalla fede, il mondo musulmano ha prodotto alcuni chierici combattivi che con coraggio si sono opposti al colonialismo e all’imperialismo. Negli Stati Uniti abbiamo il caso esemplare di Malcolm X, che ha portato la verità al potere e ha dato la sua vita per difendere la verità: l’Islam tradizionale.”

Anche se al giorno d’oggi l’Islam viene etichettato unicamente come una religione caratterizzata dall’odio e dalla violenza, una fede di radicali estremi e regimi reazionari, non è nessuna di queste cose, proprio come il cristianesimo non potrebbe mai essere ridotto agli orrori dell’Inquisizione spagnola o della schiavitù in America.

Hasan Saleh ha affermato: “L’Islam va oltre l’errore umano, è un ideale, un modello a cui aspirare, una fonte di ispirazione per lottare per una fede migliore e più vera. Poiché Husayn si è schierato per tali ideali, il suo impatto ha sfidato le leggi del tempo, e oggi la sua posizione a Karbala rimane rilevante socialmente e politicamente com’era più di mille anni fa“.

Ha aggiunto: “I non musulmani spesso chiedono che cosa è l’Islam. Islam credo coincida con la definizione di anti-imperialismo, pluralismo politico e libertà civili“.

Saleh ritiene che in ogni attivista, in ogni combattente di libertà, in ogni liberatore e difensore dei diritti risieda l’eredità brillante di un uomo, un imam la cui lotta, il cui sacrificio e supporto contro il male, sono andati oltre la razza, la classe e la religione. “Un uomo di Dio, Imam Husayn ma anche un uomo del popolo, un leader la cui fama è stata salutata, celebrata e compianta da musulmani e non“.

Nel Sindh, una provincia del Pakistan, indù e musulmani sciiti si sono riuniti per centinaia di anni per segnare Ashura, uniti nella comprensione che il coraggio e la vera leadership non sono riservati a una minoranza, ma a tutti gli uomini e le donne. In un articolo del ‘Newsweek Pakistan‘, lo storico Mubarak Ali ha spiegato: «Sindh, un tempo una maggioranza indù della provincia dell’India, è il modello di convivenza pacifica tra comunità di fede diversa. Perché diverse fedi non dovrebbero riconosce la loro grandezza a vicenda? Soprattutto quando la storia ci deve ancora offrire un brillante simbolo di resistenza e di vera pietà, l’Imam Husayn. Gli indù vedono nell’Imam Husayn la natura divina di Dio, la sua luce e il suo messaggio».

 

L’eredità di Imam Husayn

Pandit Jawaharlal Nehru, Primo Ministro indiano, ha dichiarato: «C’è un fascino universale nel suo martirio. Imam Husayn ha sacrificato tutto se stesso, ma ha rifiutato di sottoporsi a un Governo tirannico. Non ha mai dato alcun peso al fatto che la sua forza materiale fosse inferiore a quella avversaria, la forza della fede è la sua più grande forza, al cui confronto la forza materiale è niente. Questo sacrificio è un faro di orientamento per ogni comunità e nazione. Il sacrificio di Imam Husayn è per tutti i gruppi e comunità, un esempio nel sentiero della rettitudine».

Oggi, il messaggio di Imam Husayn al mondo secondo cui nessuno dovrebbe piegarsi di fronte alla tirannia e all’oppressione senza la paura di diventare il male temuto rimane molto vivo. Ciò è particolarmente vero in Medio Oriente, una terra in cui riecheggiano ancora le sue orme e i suoi dettami.

Morrow ritiene che come l’esercito di Yazid è tornato sotto la bandiera del wahhabismo, così ha fatto il valoroso esercito di Imam Husayn. Egli postula che il crescente movimento di resistenza formatosi attraverso il MENA (Medio Oriente e Africa), è una reminiscenza della campagna di Imam Husayn contro l’imperialismo e l’oppressione religiosa, solo che questa volta il male non è Yazid, ma i governanti dell’Arabia Saudita e le potenze occidentali che siedono al suo fianco. Morrow ha detto a ‘L’Indro‘: “Anche se i Yazid dell’epoca sono facili da identificare -molti governanti potrebbero rientrare in questa categoria in vari gradi- c’era solo un Imam Husayn. Tuttavia, abbiamo eroi che tentano di emulare il suo esempio. Fino a quando il messaggio di Imam Husayn rimane vivo, la speranza rimarrà viva“.

Ha poi aggiunto: “Il problema, tuttavia, è che il messaggio di Imam Husayn è stato frainteso da molti. La maggior parte dei sunniti, ad esempio, ha continuato a seguire la dinastia dispotica che ha ucciso non solo Imam Husayn, ma anche i discendenti della famiglia Santa del profeta. La maggior parte dei seguaci di Ahl al-Sunnah wa al-Tasawwuf ha capito che non potrebbero opporsi fisicamente agli oppressori, ma potrebbero farlo spiritualmente“.

In ogni Maryam al-Khawaja, in ogni Nabeel Rajab e Ali Mohammad al-Nimr risiede l’eredità di una figura storica e religiosa talmente potente che il suo messaggio non ha mai perso intensità.

Ogni grido di libertà che il mondo ha proferito dal Karbala, ogni posizione contro ingiustizia, razzismo, fascismo e oppressione è stato portato dall’esercito coraggioso di Imam Husayn” ha detto Mohammad Mousavi, un erudito islamico, attivista sostenitore dei diritti umani e militante in Bahrain.

 

Il ritorno di Yazid

Al tempo delle guerre, fame e carestia hanno inghiottito proprio il MENA, cercando di far svanire le nascenti democrazie; gli attivisti furono incarcerati, etichettati come dissidenti per aver osato dare voce alle ingiustizie; molti arabi, curdi, alawiti, yazidi, cristiani e musulmani insieme stanno cercando di emulare gli uomini che ispirano la resistenza.

Prima del pericolo del radicalismo, un male di cui molti analisti politici, tra cui Stephen Lendman, hanno parlato nei corridoi di Riyadh, le voci hanno iniziato a unirsi in un fronte comune. In un’intervista al ‘MintPress‘, Stephen Lendman, un ricercatore associato del centro per la ricerca e la globalizzazione, ha identificato la campagna imperialistica segreta dell’Arabia Saudita in medio Oriente e l’ascesa del terrore come due facce della stessa medaglia.

«Non fraintendetemi, l’Arabia Saudita è stato il catalizzatore del terrore. I radicali che vediamo sotto la bandiera di al-Qaida e ISIS sono mercenari pagati da Riyadh per servire i programmi occidentali».

Sia nello Yemen, dove l’Arabia Saudita ha intrapreso una guerra illegale, un genocidio mascherato da campagna di liberazione, che in Bahrain, dove i bahreniti hanno chiesto riforme contro il trono del re Hamad bin Issa al-Khalifa appoggiati dai sauditi, che in Siria e in Iraq, dove le comunità lottano contro i radicali di inspirazione wahhabita, è lo spirito di Imam Husayn che vive contro l’esercito di Yazid.

 

Traduzione di Roberta Cotroneo

 

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