domenica, Agosto 1

Lotta alla corruzione o propaganda? Non bastano le buone intenzioni. Gli esperti sono concordi nel sostenere che ci sono poche aspettative

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Il presidente venezuelano Nicolás Maduro è stato piuttosto sorprendente durante le ultime giornate della “Ley Habilitante”. Valendosi di tale strumento, che gli ha concesso speciali poteri legislativi per un anno senza bisogno di consultare il Parlamento, Maduro ha firmato 33 normative solo tra il 18 e il 19 novembre. Tra esse, la riforma de la Legge contro la Corruzione, che stabilisce, tra l’altro, la creazione di un organismo speciale per combattere tali delitti.

Si tratta del “Cuerpo Nacional contra la Corrupción”, un organo che, nelle parole di Maduro, si occuperà di tre questioni: l’educazione e la cultura della trasparenza, l’integrazione tra le istituzioni e le indagini oltre che le pene da infliggere, attraverso la “Policía Nacional Anticorrupción”. Una delle sue competenze sarà investigare i patrimoni e gli accordi finanziari, tanto in ambito pubblico quanto di qualsiasi persona fisica e giuridica sospettata di essere legata ad atti di corruzione. Il “Centro Estratégico de Seguridad y Protección de la Patria”, che alcuni esperti hanno definito come un organismo di spionaggio, selezionerà i propri componenti, la cui identità e ubicazione saranno mantenute in segreto. Finora sappiamo solo chi saranno i responsabili del coordinamento e della direzione.

È interessante notare, comunque, che sia stato creato tale organismo precisamente in questo contesto. Víctor Maldonado, politologo e professore alla Universidad Católica Andrés Bello, sostiene che si tratta di una specie di strategia di comunicazione: “A mio avviso, è più una questione di propaganda, per cercare di salvare la faccia, che una reale iniziativa per porre un freno alla corruzione”.

José Rafael Mendoza, analista politico e professore universitario, afferma che la creazione di questo corpo dimostra che c’è preoccupazione riguardo al tema. “Tra l’altro, perché nell’opinione pubblica gli indici relativi alla gestione sono bassi. Il sostegno popolare è diminuito e la corruzione è stata una delle cause principali in questo calo subito dal Governo nella percezione dei cittadini”, dice. Aggiunge che vi sono anche altre azioni che vanno in questa direzione: per esempio, l’annuncio della riduzione del 20% delle spese superflue nella finanziaria del 2015, legato anche a un bisogno di restrizione per la caduta dei prezzi del petrolio.

Per Oswaldo Ramírez, politologo e direttore di ORC Consultores, questo tema non preoccupa particolarmente le persone comuni, poiché, secondo uno studio condotto dall’Instituto Venezolano de Análisis de Datos, solo l’1,8% ha sostenuto che la corruzione fosse un grave problema del Paese. Interessa, invece, che si mantenga l’unità all’interno del partito al governo: “Questo potrebbe essere un momento critico a causa della coesione di gruppi che militano intorno a Maduro, ma che pensano che lui abbia permesso la corruzione, una percezione scattata probabilmente in seguito alle accuse lanciate in un dato momento dall’ex ministro della Pianificazione, Jorge Giordani”.

Fa riferimento alla lettera pubblicata dal funzionario, nel giugno del presente anno, nella quale critica la leadership di Maduro e si riferisce a sue proposte per fermare la corruzione che sono state completamente disattese. Uno dei punti di deviazione di denaro era la Comisión de Administración de Divisas (Commissione per la gestione di valuta), attualmente Centro Nacional de Comercio Exterior (Centro nazionale per il commercio estero), che controlla l’assegnazione di valuta estera secondo il cambio ufficiale. Difatti, una ricerca pubblicata nel quotidiano venezuelano El Nacional, scritta da Adriana Rivera, svela che potrebbero esserci state irregolarità nell’uso di 61,7 milioni di dollari stati concessi nel 2012 a un gruppo di aziende Lara, uno Stato situato nella parte nord-occidentale del Paese, che dovevano importare elementi per macchinari agricoli.

Il nuovo organismo, inoltre, avrebbe potuto essere una risposta ad altre accuse. Per esempio, in ottobre del presente anno si è verificato uno scandalo con la bambinaia che lavora per Elías Jaua, ex cancelliere e attuale ministro di Comunità e movimenti sociali: Yaneth Anza è stata arrestata nell’aeroporto di Sao Paulo per il fatto di avere addosso un’arma da fuoco che, ha affermato, apparteneva al suo capo. A parte tale questione, ha avuto inizio un acceso dibattito sul peculato, giacché si è saputo che la donna ha volato su un aereo dello Stato.

A ciò bisogna aggiungere la percezione dei venezuelani rispetto alla corruzione a scala più ridotta: Ramírez cita uno studio di Consultores 21 relativo al mese di ottobre, dal quale si evince che il 48% della popolazione ritiene i militari corrotti responsabili della scarsità di prodotti. Bisogna quindi anche ricordare l’enorme quantità di lavori milionari che il Governo non ha ancora portato a termine. E questi sono solo alcuni esempi in un Paese che, secondo un rapporto di Transparencia Internacional pubblicato il 3 dicembre, è considerato come il più corrotto dell’America insieme ad Haiti. In una scala da 0 a 100, dal più a l meno corrotto, il Venezuela ha avuto solo 19 punti; il Canada, invece, ha raggiunto 81 punti ed è divenuto la nazione più trasparente del continente.

In tale scenario, non bastano le buone intenzioni. Gli esperti sono concordi nel sostenere che ci sono poche aspettative circa la reale efficacia del nuovo organismo. Mercedes De Freitas, direttrice esecutiva della ONG Transparencia Venezuela, dice che non ha le basi per ottenere una vera lotta alla corruzione. In primo luogo, sarà sotto la tutela della Presidenza, mentre l’ideale sarebbe che tale tipo di istituzioni siano autonome. “L’arbitro non può essere anche uno dei giocatori”, dichiara. Un documento pubblicato da questa ONG aggiunge che la Presidenza non possiede una struttura di indagine né di auditing e che non vi è neppure una cultura di trasparenza di Governo.

Un altro aspetto che suscita seri dubbi è il fatto che questo organismo avrà carattere riservato. “Non si sanno i criteri che saranno seguiti per stabilire quali informazioni saranno segrete e quali no, e ciò può ledere il diritto umano di accesso all’informazione pubblica”, dice il documento di Transparencia Venezuela. De Freitas ricorda che, inoltre, non si sa ancora come sarà articolato tale organo con il resto delle istituzioni impegnate nella lotta alla corruzione, per esempio la Corte di Conti Generale della Repubblica, la Sovrintendenza Nazionale di Auditing Interno e le procure del Pubblico Ministero.

Mendoza sostiene che, la sfida sarà proprio l’integrazione tra le istituzioni. Dice che se il Governo è realmente preoccupato di trovare una soluzione al problema, questo organismo può essere prezioso: potrebbe, per esempio, effettuare una diagnosi dei problemi associati alla corruzione e sviluppare strategie per combatterli.

In termini generali, afferma De Freitas, la soluzione al problema della corruzione è molto complessa: “Si tratta di una lotta contro i privilegi del potere, e esiste necessariamente un collegamento con l’ambito pubblico. Chi è vicino al governo è colui che pratica la corruzione. L’importante è che le informazioni siano disponibili, che ci lascino vedere come sono stati utilizzati i soldi e in quali ambito non sono stati usati. Non si sa nulla delle dichiarazioni giurate di coloro che ora stanno al potere, i quali hanno inoltre occupato altri posti. E neppure è stato fatto nulla per frenare la piccola e media corruzione”.

Maldonado aggiunge che, secondo la sua opinione, anche questo nuovo organismo sarà uno strumento usato per la persecuzione politica e imprenditoriale. “Se il Governo vuole davvero lottare contro la corruzione, deve eliminare alcune norme e farla finita con l’impunità. Inoltre, sarebbe necessario superare l’idea che potrebbero avere alcuni funzionari di essere al di sopra della legge, e difendere la trasparenza. Nessuno di questi aspetti ha a che fare con l’organo appena creato”, dice. Mendoza aggiunge che il tema diviene ancora più complesso se si considera un’altra questione: “È un problema di cultura, di valori, tanto nella pubblica amministrazione quanto nella società”.

 

Traduzione a cura di Marco Barberi

 

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