venerdì, Gennaio 28

Lotta ai Cambiamenti Climatici: ora o mai più Christiana Figueres: 'Temperatura globale rischia di alzarsi di di 4-5C°: un accordo sarebbe un grande passo'

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Ma è nel 2011 che si mette in moto un processo diplomatico globale che durerà quattro anni e coinvolgerà i Paesi di tutto il mondo. A Durban, sede della COP17, i vari Paesi erano ancora molto distanti tra loro, ma passò una proposta decisiva: entro il 2015 va trovata una piattaforma programmatica su cui si discuterà un accordo vincolante per il Clima, da implementare a partire dal 2020; è la cosiddetta Piattaforma di Durban.

Prende il via l’ADP (Ad Hoc Working Group on the Durban Platform for enhanced action); è un corpo di lavoro delle Nazioni Unite con mandato di sviluppare il protocollo che verrà sottoposto agli Stati nella COP21 di Parigi fra meno di un mese.

Gli obiettivi dichiarati della 21° Conferenza delle Parti sono principalmente tre:

  • limitare le emissioni di gas serra e rallentare il Riscaldamento Globale
  • implementare un piano di adattamento contro i Cambiamenti Climatici
  • lanciare il Green Climate Fund, un piano di 100 miliardi di dollari all’anno che dal 2020 verrà utilizzato per finanziare politiche energetiche sostenibili, oltre che aiutare i Paesi già colpiti dai Cambiamenti Climatici.

Alla base, c’è l’obiettivo a lungo termine di una transizione economica: passare dal carbon-fossile alle rinnovabili: il solare, l’eolico, le biomasse. Perciò, nei quattro anni di preparazione della COP21, sono stati coinvolti decine di enti sub-statuali, associazioni industriali e finanziarie, colossi energetici, compagnie di trasporto, organizzazioni non governative: anche loro daranno il loro contributo per ridurre l’emissione dei gas serra.

Quasi tutti i 195 Paesi (più l’Unione europea) partecipanti alla Conferenza di Parigi hanno già pubblicato un INDC (Intended Nationality Determined Contribution), il piano di ogni Stato per contrastare a breve e lungo termine i Cambiamenti Climatici; compreso il maggior produttore di gas climalteranti, la Cina, con cui gli Stati Uniti, prima di annunciare il Clean Energy Plan, avevano ingaggiato un negoziato bilaterale proprio in vista della Conferenza di Parigi. Se la bozza elaborata dalle Nazioni Unite rappresenta la struttura dell’accordo, gli INDC costituiscono la base negoziale dei singoli Stati per raggiungere l’accordo vero e proprio.

Le attese per la COP21 sono altissime: dopo uno sforzo diplomatico così complesso ed esteso nel tempo, la speranza che a  Parigi si trovi un accordo universale sul Clima è concreta, fermo restando l’incognita della sottoscrizione vincolante, un’opzione su cui non c’è ancora chiarezza. Un altro fallimento, dopo Copenaghen 2009, avrebbe conseguenze imprevedibili; i modelli elaborati dall’IPCC nel Quinto Rapporto di Valutazione, pubblicato nel 2014, sono chiari: se la temperatura globale aumenta di 4-5C°, la vita sulla Terra sarà molto diversa da come la conosciamo oggi.

Il Segretario Esecutivo delle Nazioni Unite per il Clima Christiana Figueres ha dichiarato a Bruxelles lo scorso 15 settembre: «Lo scenario attuale comporterebbe un aumento della temperatura di 4-5C° entro la fine del secolo. Con i contributi presentati dai Paesi in vista di Parigi, la temperatura si innalzerebbe di 3C°. E’ uno scenario accettabile? No; con questi presupposti, l’accordo che si profila non sarà perfetto, ma rappresenterebbe lo stesso un grande passo».

Un passo obbligato per contrastare i cambiamenti climatici, definiti dal Presidente americano Obama ‘la più grave minaccia per le generazioni future’.

 

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