venerdì, dicembre 14

L’ostracismo a senso unico del sanculotto di paese Di Maio La politica italiana mai come oggi è fondata sull’ostracismo, non c’è ragionamento, analisi, solo ostilità preconcetta. Di Maio e gli stellati ne sono maestri

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Per la verità ne ho già parlato l’altro giorno, raccontando della incredibile (oddio, credibilissima, ormai, qua di logica e educazione politica e democratica è meglio non parlare) vicenda del Di Maio Robespierre che non va dallo stellino di turno, candidato sindaco di Corleone, perché quest’ultimo solidarizza con alcuni membri, incensurati, della famiglia di Provenzano. Non è mafioso, amico di mafiosi, nulla di tutto ciò: stringe la mano e ‘solidarizza’ con un parente (incensurato, pare) di un delinquente anche in fondo per dirgli ‘mi dispiace se sei discriminato in quanto parente di Provenzano, ma io, persona civile non ti discrimino’. Ma a Robespierre non va bene. Lui ragiona così: ‘Provenzano è un delinquente? Bene tutta la sua famiglia fino alla settima generazione salendo e scendendo è delinquente. Punto (la citazione è tratta da Eduardo De Filippo, ‘Non ti pago’).

La cosa in sé sarebbe solo volgare e disgustosa, sarebbe solo la prova che le paroledemocrazia’ e ‘Costituzionenella bocca di certa gente (per lo più oggi al Governo) non hanno posto, o meglio, hanno un significato diverso da quello loro proprio. Non solo ‘democrazia’ e ‘Costituzione’, a dire il vero, ma anche (e forse principalmente) rispetto per le persone e quindi per i diritti dell’uomo, che sono i diritti di tutti e ciascun uomo: tutti e ciascuno. Dire che si lavora per ilpopolo non vuol dire assolutamente nulla: il popolo è fatto di persone tutte da rispettare, favorevoli o contrarie che siano alle tue idee, parenti o meno di delinquenti.

Di Maio, con quel gesto insulso, deciso sul sedile posteriore di un’auto (pubblica? lo ho già chiesto senza ricevere risposta, puntualmente) in ‘diretta facebook’ (dio solo sa che vuol dire!) ha semplicemente e brutalmente affermato che il solo fatto di essere membro di una famiglia, implica di essere responsabile, se non penalmente almeno spero certo umanamente e socialmente, dei crimini, quali che essi siano, di uno qualunque (si badi bene: uno qualunque) dei membri della famiglia stessa. Implica, in altre parole, l’ostracismo dalla società: sei un reietto perché tuo zio o tuo fratello sono dei delinquenti. Non sei un delinquente proprio tu, ma ‘è come se’. Non è una novità assoluta nella storia, ma è una cosa praticata largamente in passato, diciamo un paio di migliaia di anni fa, è l’ostracismo, appunto, e veniva praticato a prescindere addirittura da condanne penali, talvolta ‘solo’ per impedire che qualcuno potesse in ipotesi diventare un ‘tiranno’!

Fateci caso: è esattamente la stessa logica, proprio la stessa, per cui, ad esempio, oggi migrante è uguale a approfittatore, stupratore, sporco, assassino, ladro: insomma, nemico da allontanare o magari lasciare che affoghi. Vedete quanto sta accadendo con il Global Compact, che ‘divide’, si dice, la maggioranza (ma si ricompatteranno, tranquilli, Salvini lo ha già assicurato), sul quale, nuovamente, come è stato con l’Unione Europea sulla manovra di bilancio, questa volta con l’ONU, non rispetteremo gli impegni presi in sede internazionale, e sul quale, per l’ennesima volta, la politica (Salvini e tutta la destra nello specifico) sta raccontando cose che non esistono, basterebbe informarsi su cosa davvero contiene questo documento.

Sto esagerando? Non credo proprio: in politica si scivola presto in fatti del genere e la ‘lotta’ politica, diventa lotta di gruppi. E la politica italiana mai come oggi è fondata sull’ostracismo, la considerazione dell’avversario come nemico, da espellere, escludere, distruggere. Il nemico è nemico e basta, anche se non ti ha fatto nulla: è come, non a caso, la squadra avversaria (nemica) della squadra del cuore. Non c’è ragionamento, analisi, solo ostilità preconcetta.

Potrei ricordare a Di Maio (e a tantissimi suoi colleghi, non solo stellati) che una delle regole fondamentali della nostra Costituzione (ma ormai di quasi tutte le Costituzioni del mondo) è quella per la quale la responsabilità penale è personale, e quindi il parente di un delinquente, non solo non può essere considerato né trattato da delinquente, ma non può essere considerato ‘socialmente’ in modo negativo per questo solo fatto.
Così come potrei ricordare a Di Maio (e purtroppo a Travaglio) che
nei Paesi civili la stampa è libera e nessun governante o governo ha il diritto di affermare che «i giornali non devono dire le bugie» (martedì 27.11.2018!) e bisogna perciò impedirglielo, lasciando intendere che sarebbe lui a decidere cosa è bugia e cosa verità, e a trarne le conseguenze. Guarda un po’, le stesse identiche cose che, mutatis mutandis, affermavano Robespierre, Stalin, Mussolini, Hitler, eccetera, eccetera.

Di Maio e i suoi stellati, e ancora di più di lui l’accorrente Dibba, conoscitore profondo (in tre mesi beato lui!) del mondo dell’America Latina la cui rivoluzione organizza … attraverso il cibo, la ‘rivoluzione alimentare’, quella che i nostri nonni conobbero più semplicemente come ‘autarchia’, quella per cui a Piazza Venezia a Roma invece di ‘Spelacchio’ si coltivava il grano, sono tipi molto decisi e radicali nei loro princìpi, benché non sempre condivisibili per fortuna, e pertanto dobbiamo tutti concludere che avere a che fare con un parente di un delinquente è di per sé sufficiente a fare escludere la persona in oggetto dal mondo dei 5S, anzi dal mondo, visto che i 5S (Grillo e Casaleggio in testa) sono il paradigma del mondo.

Benissimo, cioè malissimo. Solo che questa regola dovrebbe valere per tutti, o no?

Come noto, ora, accade che siano stare rilevate alcunescorrettezze’, o presunte tali, commesse dai padri rispettivamente di Di Maio e di Dibba: diverse nella natura e nella rilevanza, ma comunque, teniamoci sul generico, scorrettezze. Se ne dovrebbe dedurre che i due figlioli, benché individualmente puri come una vergine, dovrebbero essere banditi dalla attività politica con il movimento stesso del quale fanno parte, secondo la predetta logica (tu sei parente o solidale di … e quindi sei delinquente come lui, no?).
Cosa che, infatti, immediatamente viene loro rinfacciata, e molto pesantemente, da altri politici che hanno sofferto del fatto che i rispettivi genitori fossero stati coinvolti, giustamente o meno, poco importa, in vicende poco chiare o poco nobili. Al di là del fatto che, immediatamente, si è levato un coro stellato di proteste per la ‘natura’ molto diversa delle accuse, non mi sembra che i due, Di Maio in testa, abbiano alcuna intenzione di trarre le stesse conseguenze che hanno a suo tempo preteso che venissero tratte da altri.

Sorvolo, perché è davvero il fondo del fondo del cinismo più disgustoso, che Giggino il 27 novembre a ‘Di Martedì’, abbia detto che ora vende leazioni’ della ditta, per dire che non ne vuole sapere e che suo padre non gli dice tutto (povero piccioncino!), anche se lui lo chiede … ma non si vergogna? Come farà da oggi a guardare negli occhi quell’uomo? che, per delinquente che sia è suo padre?…poverino, tra i due, quasi quasi compatisco il padre! Mah, i politicanti possono questo e altro.
Lungi da me l’idea di ‘difendere’ Renzi o la signora Boschi (hanno modi e mezzi per farlo da soli e lo hanno anche fatto) ma è difficile negare che entrambi non possono rispondere, anche ‘solo’ politicamente delle cose fatte dai rispettivi genitori. Certo, nella misura in cui li hanno o avessero aiutati è altra cosa, ma posto che ciò non sia accaduto, se i genitori sbagliano i figli che c’entrano? Ma ciò non è accettato dal sodale di Giggino, Dibba, che con la eleganza e la raffinatezza culturale che gli deriva dai suoi profondi studi sull’America Latina e chi sa che altro, definisce ‘faccia di culo’, dove colpisce la finezza e articolazione della argomentazione.
Sorvolo sulla richiesta fatta a Di Maio di cedere le quote dell’azienda paterna, cosa assurda, ma indicativa della mentalità ancora una volta doppia, ambigua che regna nel mondo della politica e che, come ho detto, Di Maio sembra accettare. La scorrettezza è stata già commessa quando le azioni erano in sua mano e quindi cederle ora non cambia nulla. Ma ciò che è inammissibile è questa idea per cui tu rispondi degli errori di tuo padre. E io sono convinto che questo principio si applica perfino a Di Maio; lo dico con profonda sofferenza interiore e disgusto, ma io sono fatto così: ciò che è vero è vero, sempre che Giggino non dica il contrario e chiuda questo giornale.
Certo, a meno che, questo è il punto vero, a meno che non si dimostri che Di Maio sapeva di quella scorrettezza. Ma sembra di no (cioè: lui dice di no, e come si può non credere a Robespierre?) e quindi la si potrebbe chiudere qui.
E invece non si può, anzi non si deve.

Sarebbe bello (tranquilli, non accadrà) che ora Di Maio facesse pubblica ammenda, non delle colpe di suo padre, ma delle sue: delle colpe, cioè, che ha avuto e che ha nell’avere condannato, insultato, aggredito, maltrattato (fate voi) chi è incorso in una situazione simile. Sarebbe bello, ho detto, perché potrebbe essere una prova di civiltà, di maturità e di senso della politica e della democrazia, di rispetto per gli altri.

In questi ultimi decenni, a causa della incapacità e inefficienza del nostro, sempre peggiore, ceto politico (non ‘classe’, per favore, non scherziamo) la politica havissutosu due cose: gli imbrogli più o meno disgustosi dei vari politicanti e l’uso di questi imbrogli (o presunti tali) per colpire e magari distruggere l’avversario. Su ciò Di Maio e l’accorrente Dibba sono stati e son maestri. Chi sa che, queste recenti vicende, non li inducano a ripensare i propri comportamenti, a ricalibrarli a promuovere una visione più matura della politica (e anche della vita civile) non fatta solo di lotta attraverso i tribunali. Sia chiaro, i tribunali non solo devono, ma dovrebbero molto di più, colpire i ladri e i corrotti della politica, ma anche impedire che la ricerca del presunto ladrocinio sia l’unico, o quasi l’unico, argomento della lotta politica.
Questi sanculotti di paese, purtroppo, fanno di ciò lo strumento della propria sopravvivenza politica, e il mezzo per la distruzione dell’avversario. Ma solo contro i ‘nemici’ politici? L’accorrente Dibba che fa, accorre e basta?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.