domenica, Settembre 26

Lorenzo Da Ponte: libertino e librettista

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Chi può affermare seriamente di non essere rimasto affascinato dalla appassionante figura di Lorenzo Da Ponte, il librettista delle tre opere mozartiane (‘Nozze di Figaro, Don Giovanni‘ e ‘Così fan tutte‘) e di almeno una trentina di opere di altri compositori, l’ebreo convertito, il prete spretato, il libertino audace bandito da Venezia, il violinista, il poeta di corte, l’amico di Giacomo Casanova, il fuggiasco con moglie inglese e figli, l’emigrante, il droghiere, l’impresario teatrale, l’editore, il professore d’italiano, il memorialista, l’organizzatore musicale etc?

La sua lunga vita gli concesse, infatti, di vivere di tante trasformazioni, di tanti mestieri ed in tanti luoghi: Venezia, Gorizia, Dresda, Vienna, Trieste, Londra, New York, Filadelfia, tra successi ed insuccessi, tra grandi impennate e miserevoli crolli, concludendo la sua vita, ormai novantenne, negli Stati Uniti laddove si era rifugiato con la famiglia già da alcuni decenni.

I suoi guai erano iniziati con una condanna a quindici anni di esilio da Venezia per ‘concubinaggio, adulterio e rapimento di donna rispettabile’. La ‘donna rispettabile’ era la moglie di tal Carlo Bellaudi, presso la cui casa Da Ponte aveva trovato alloggio quando era segretario del patrizio veneziano Pietro Zaguri, e con la quale scappò trovando rifugio presso la casa veneziana di un cugino, sostentandosi col dire messa (era pur sempre un prete), organizzando feste danzanti in cui pare suonasse il violino in abito talare (gli unici abiti di cui disponeva) o partecipando alle attività di una casa d’appuntamenti (tutto ciò almeno stando agli atti del processo che ne era seguito probabilmente su denuncia del Bellaudi). La condanna lo costrinse a fuggire dapprima a Gorizia e poi a trasferirsi a Dresda e a Vienna.

A Vienna si era recato su indicazione di Caterino Mazzolà, il librettista che per Wolfgang Amadeus Mozart aveva rivisitato il libretto metastasiano della ‘Clemenza di Tito‘ e che Da Ponte aveva conosciuto a Venezia, a casa di Bernardo Memmo. Dopo averlo ospitato a Dresda, dove era poeta della corte sassone, ed averlo iniziato all’attività di librettista, Mazzolà lo mise in contatto con Antonio Salieri che a Vienna, dove era Direttore musicale dell’opera italiana, gli fece ottenere un incontro con l’Imperatore Giuseppe II, il quale, nel ‘73, lo nominò ‘poeta dei teatri imperiali’ (a questo punto è assolutamente necessario ricordare che Salieri, contrariamente all’immagine che ne viene data nel film ‘Amadeus‘ era un personaggio di grande successo, musicista e didatta assai stimato, tanto che persino Ludwig van Beethoven, trentenne e già affermato, ritenne necessario andare a lezioni private da lui! Non nutriva alcuna gelosia per  Mozart, di cui era certamente assai più famoso e del quale pure caldeggiò l’esecuzione delle ‘Nozze di Figaro‘ invece che di una propria opera quando, nel 1788, fu nominato Kappellmeister. Fu maestro, poi, tra tanti altri di Franz Schubert e di Franz Liszt…).

È qui a Vienna che, nel 1783, Da Ponte conobbe Mozart, col quale avviò la feconda collaborazione che ebbe come esito i tre capolavori operistici cui abbiamo già accennato. Nella capitale austriaca, dove rimase per quasi vent’anni, non si fece mancare gli agi (godeva di un ottimo stipendio), le donne (notoria, tra le altre, la relazione con la cantante e prima ‘Fiordiligi‘ del ‘Così fan tutteAdriana Gabrielli del Bene) e le inimicizie (tanto che contro di lui fu addirittura realizzata una pubblicazione intitolata ‘Anti Da Ponte‘, che rendeva noti alcuni suoi comportamenti certamente poco edificanti).

Però, con la morte di Giuseppe II, suo protettore, ed il deteriorarsi dei rapporti, sia con la corte che con l’influente Salieri (per il quale pure aveva realizzato diversi libretti d’opera), Da Ponte fu costretto a lasciare Vienna. Sarà per qualche tempo a Trieste (dove conosce quella che sarebbe diventata sua moglie: l’inglese Nancy Grahl) prima di partire per Parigi, ma dietro suggerimento di Giacomo Casanova, cui era andato a fare visita nel castello di Dux, in Boemia, dove il libertino veneziano si era ritirato a vivere quale bibliotecario del conte Waldstein, cambierà destinazione recandosi a Londra, ed evitando così la capitale francese in quei turbinosi anni postrivoluzionari (si era nel 1792).

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