mercoledì, Aprile 14

L'Ora della Calabria segna il fuso del Togo image

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Poi ti chiedi perché l’Italia, a libertà di stampa, stia tra la Namibia e la Repubblica Ceca, al quarantesimo posto nel mondo. Te lo chiedi perché da quel che accade la classifica ti sembra un tantino ottimista.  Lasciamo perdere le discussioni su chi vuole imbavagliare la Rete ‘violenta’, sulle pressioni delle grandi case editrici sui Governi nascenti, lasciamo perdere le polemiche sulle notizie estorte con le telefonate false: tutta roba sacrosanta ma già piuttosto sofisticata. Qui il problema è terra terra: ed è esemplificato tutto nella assurda storia del quotidiano ‘Calabria Ora‘, che se lo analizzasse Reporter Sens Frontière altro che Italia al quarantesimo posto. Col fuso orario del Togo, ci sincronizzerebbe.

Accade dunque in Calabria, che un Editore agli arresti domiciliari per usura e altre porcherie gravi -gli hanno sequestrato beni per 100 milioni di euro -finga che gli si sia rotta la rotativa pur di non mandare in stampa il suo giornale. Motivo: il Direttore Luciano Regolo non s’è piegato e s’è intestardito a pubblicare una notizia che dà fastidio a un Senatore. Il Direttore è nuovo, il vizietto dell’Editore è antico: le rotative gli si sono rotte già parecchie volte, in passato. Forse il Direttore nuovo, che viene da direzioni di testate di altre città, pensava fossero leggende metropolitane. Pensava che non sarebbe successo, a lui. E invece eccolo qui, con la sua protesta: ve la trascrivo tutta perché è tosta. Dice Luciano Regolo: 

«Ieri notte si è consumato un fatto gravissimo per la libertà di stampa, la violazione delle più elementari regole della democrazia e del vivere civile. Ultimata la lavorazione del giornale, a tarda ora, l’Editore mi ha chiesto se non fosse possibile ritirare dalla pubblicazione l’articolo relativo all’indagine in corso sul figlio del Senatore Tonino Gentile, Andrea, al quale sono contestati i reati di abuso d’ufficio, falso ideologico e associazione a delinquere nell’ambito del caso Asp. Di fronte alla mia insistenza, nella difesa del diritto di cronaca, ho minacciato all’Editore stesso le mie dimissioni qualora fossi stato costretto a modificare il giornale, vanificando il mio lavoro e quello dei miei Colleghi. Mentre discutevamo di questo, in mia presenza e in viva voce, l’Editore ha ricevuto la telefonata del nostro stampatore Umberto De Rose, il quale, ponendosi come ‘mediatore’ della famiglia Gentile, faceva ulteriori pressioni per convincerlo a non pubblicare la notizia, ricordandogli che «il cinghiale, quando viene ferito, ammazza tutti». Avendo io ribadito all’Editore che non intendevo in alcun modo censurare ciò che era stato scritto, ci siamo salutati. Così De Rose, dopo avere chiamato insistentemente la Redazione, soltanto alle due di notte ha fatto sapere che il giornale non poteva andare in stampa per un guasto alle rotative. E’ evidente che si è trattata di un’azione intollerabile e ingiusta, e aspetto serenamente che la Procura di Cosenza mi convochi per produrre la documentazione in mio possesso riguardo alle pressioni che Gentile, per interposta persona, ha effettuato per evitare che fosse divulgata l‘indagine sul conto di suo figlio».

Come vi dicevo, non è la prima volta. Altri direttori hanno subito, altri si sono lamentati, altri sono stati defenestrati. Nessuno s’indigna. Ma ci indignamo per gli insulti in rete, per le spese pazze dei parlamentari e piangiamo sui libri di Roberto Saviano. Questo succede in Calabria, Italia, Europa, Occidente. Un quotidiano può restare ancora in mani del genere? Un magistrato vorrà pure indagare? O vincono sempre loro? Vince sempre il cinghiale? 

 

 

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