martedì, Settembre 28

L’Opera lirica secondo Brignano field_506ffb1d3dbe2

0

brignano

Che ridere! … C’è veramente da divertirsi con la comicità di Enrico Brignano! Una comicità tutta romana ma universalmente comprensibile e che potremmo definire, nonostante la struttura di lungo monologo, come “dialogica” (o forse meglio “semidialogica”) per quel suo dire le cose come in una conversazione con lo spettatore, quasi fosse l’inquilino dell’appartamento affianco o il semplice interlocutore di una lunga telefonata (di quelle che si facevano quando c’era solo il telefono fisso ed i genitori si lamentavano perché era sempre occupato).

Chi non conosce Brignano? Chi non ha apprezzato le sue “performance” televisive o teatrali? Se non lo conoscete o lo conoscete poco vi suggerisco di guardare le sue interpretazioni in rete, dove ci sono ampi stralci postati dal suo sito ufficiale. È così che sono venuto a conoscenza dei pezzi incentrati sull’Opera lirica (un mio allievo in Conservatorio mi ha inviato un link da Youtube), nei quali il Nostro affabula sui vezzi e sui vizi del mondo del melodramma, sulle sue peculiarità, sui suoi difetti, sui suoi protagonisti. Ho trovato cinque frammenti, per così dire, operistici: “L’Italia Paese del bel canto”, “L’Opera ed i suoi personaggi”, “Andiamo alla Scala”, “L’aria d’Opera”, “La morte nell’Opera”, tutti tratti dallo spettacolo “Non sia mai viene qualcuno”.

Forse Brignano non appartiene alla categoria dei “melomani”, cioè degli appassionati conoscitori dello spettacolo, della sua essenza, dei suoi protagonisti, delle sue tradizioni, quantunque accenni più volte a cantare “impostato”, segno dell’aver preso un minimo di lezioni di canto (cosa che, almeno un tempo, faceva parte del bagaglio di preparazione di un attore). Il fatto che non sia un melomane rende ancora più interessanti i numeri proposti, perché ci fornisce l’angolo di visuale dello spettatore medio. Rivela, quindi, quelle che all’occhio dell’osservatore superficiale sono caratteristiche quasi incomprensibili dell’Opera, e che suscitano, talvolta, l’ironia.

Primo fra tutti gli aspetti c’è la comprensione delle parole o, meglio, la difficoltà di capire la parola cantata per lo spettatore che non conosca già il testo dal libretto. È una vecchia storia, come ha ragione Brignano! Verdi si raccomandava con gli interpreti per la chiarezza del testo! La verità è che tale capacità risulta essere caratteristica dei cantanti eccelsi: è il “recitar cantando” dei grandi che riesce a trascinare i fortunati ascoltatori nel rapinoso fiume della musica con la perfetta dizione oltre che con l’incanto di timbri divini e commoventi.

C’è da dire, però, che il testo delle opere in quanto testo poetico, fa riferimento ad una lingua che non è esattamente quella parlata, e che è zeppa di simbolismi e di parole desuete e sconosciute ai più  e, perciò, non aiuta (“Egra foste” sta per “sei stata male”, “di lagrime avea d’uopo” sta per “avevo bisogno di piangere”, “le rose del volto già sono pallenti” sta per “sono pallida”). Quindi a teatro si dovrebbe andare già avendo letto il libretto, poi i cantanti dovrebbero, comunque, consentire l’intelligenza della parola cantata.

E qui si apre un capitolo doloroso, perché, dico io, i cantanti non sono più quelli di una volta! Già sento le rimostranze di chi dice che non è vero, che i “laudatores temporis acti” ci sono sempre stati … Suggerisco solo di ascoltare i cantanti del passato che sono disponibili, in gran copia, in rete (per questo rimando ad un mio precedente articolo) e confrontare la dizione di quei cantanti (ripeto, ce ne sono migliaia) con quella di chi oggi è in attività.

Quindi, ringrazio Brignano per aver sottolineato il fatto che molti cantanti non si capiscono perché stranieri. Dobbiamo dirlo: i teatri italiani vedono una presenza di interpreti stranieri di gran lunga superiore a quella di altri paesi, che hanno una tradizione operistica inferiore alla nostra. Solo i bravi vengono invitati a cantare in Italia? Ehm … (a tal proposito rileggetevi questo).

Non sto lì a citare aspetti richiamati ironicamente da Brignano come quello del costo dei biglietti, perché si sa, l’Opera è sempre stata costosa per via delle tante persone che partecipano alla realizzazione dello spettacolo, e i costi dei biglietti sono stati sempre elevati; non dirò dei cantanti  lirici grassi perché di questo abbiamo già scritto qui; oppure il fatto che Brignano consideri le storie, tutto sommato, banali. No, Brignano, le storie dell’Opera non sono banali, sono costruite su archetipi antropologici: l’amore, la morte, la passione, la redenzione etc. Non sono semplici storie come potrebbero essere certe storie cinematografiche. Lo spettatore appassionato non va a teatro per la storia, ci va per altro: la storia è uno strumento del Teatro.

Poi Brignano dice: che novità ci sono? E che novità vuoi, scene, costumi, regia? Inutile andare all’Opera per questo, c’è il cinema con i suoi effetti speciali! L’appassionato d’Opera vuole ascoltare i cantanti, nel senso di voler godere di voci e di interpreti che sappiano creare le giuste suggestioni, vuole rivivere il dramma per ritrovare la catarsi o rivivere la commedia per ritrovare il buonumore. L’Opera non è una storiella, una barzelletta, che raccontata una volta non fa più ridere, o un film commerciale che una volta visto, non ha più senso rivedere, essa è una fonte alla quale si può bere molte volte ed avere sempre sete. Potremmo dire che il pubblico dell’Opera più che vedere voglia, anzi, rivedere: se così non fosse ci sarebbe una significativa produzione di nuove opere, o no?

“Quella che a noi piace è l’aria” eh no, Brignano! Se si va all’Opera solo per sentire l’aria è meglio non andarci, sarebbe come andare ad assistere all’Amleto shakespeariano solo per ascoltare i pochi minuti di “Essere o non essere”. L’aria è il momento centrale o terminale, è l’espansione lirica, l’attesa riflessiva, un momento per la catarsi. Non si può ascoltare l’Opera come si ascolta il festival di Sanremo, aspettando di sentire la canzone che ci colpisce, il motivetto da fischiettare facendosi la barba: è l’insieme che ci coinvolge. Se fosse l’aria il centro di tutto sarebbe inutile scrivere delle opere, basterebbe fare un bel seguito di dieci o quindici arie e il problema sarebbe risolto per la gioia di quelli che aspettano solo l’aria. Sarebbe un concerto, non un’opera! È il Teatro, invece, l’aspetto centrale dello spettacolo, lo svolgersi e l’evolversi della vicenda amplificato dalla musica. Si, perché la musica funge da moltiplicatore dell’emozione, aggiungendo il suo alla drammaturgia.

Tu dici: lo spettatore s’appisola! Certo se è stanco dopo una dura giornata di lavoro, può anche cedere, ma se si è fatto prendere “alla ragna” dello spettacolo operistico è veramente improbabile che si appisoli! Comunque grazie, Brignano, per i minuti piacevoli che ci hai fatto trascorrere a sentirti parlare ironicamente ma anche amorevolmente dell’Opera e del suo mondo. Grazie perché a scuola non se ne parla, in televisione non se ne parla, nelle istituzioni non se ne parla. Quello che è stato uno dei fenomeni culturali più straordinari e più rilevanti a livello mondiale, tra quelli nati in Italia, qui da noi gode solo di una considerazione superficiale. Grazie ancora. Però attenzione, “Che gelida manina” non la canta Alfredo; non è La Traviata, è la Bohème: la canta Rodolfo …

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->