giovedì, Maggio 6

‘Long COVID’: chi più spende per i vaccini, meno spende e meno muore Il pagamento di un prezzo maggiore dei vaccini è una leva accelerante la produzione e le forniture; inoltre sarebbe sicuramente sempre più conveniente nel confronto con il danno economico che si sta vivendo ed eviterebbe la morte di centinaia di persone, prevalentemente anziani

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La notizia del possibile aumento del prezzo del vaccino Pfizer da 15.50 a 19.50 euro (25% di incremento  e 60% di aumento rispetto al prezzo inziale di 12 euro) corre sul web; dopo qualche ora appare un’altra notizia per cui i primi 100 milioni di dosi sono state pagate, a Novembre 2020, 17.50 euro a dose. Il ballo delle cifre e poca trasparenza al di là dei proclami degli apparati come ‘case di vetro’.

Sta montando il tema prezzi ed è il segnale che il mercato miliardario dei vaccini incomincia a fare i conti e vuole portare a profitto le proprie attività cogliendo l’opportunità del ‘long COVID’ e della prospettiva di vaccinare anualmente il mondo intero.

La notizia dell’incremento di prezzo a partire dal 2022 (diffusa da ‘Reuters’) è il Primo Ministro bulgaro Boyko Borissov e riguarda la fornitura di 900 milioni di dosi (incrementabili tramite opzioni) per il biennio 2022-2023 per la UE. Peraltro già nel mese di Febbraio era circolata voce che Astra Zeneca-Oxford aveva dichiarato di non fare profitto, ma avanzava la richiesta di poter prezzare in autonomia il vaccino a partire dal 2021.

Con Pfizer sono gli investimenti privati che presentano l’esigenza di redditività; infatti contrariamente a quello che spesso si legge, il ceo greco, Albert Bourla, in una recente intervista, ha dichiarato che i finanziamenti di ricerca per Pfizer e BioNTech sono di fonte privata e questa veloce non burocratica disponibilità ha permesso di raggiungere un livello di efficacia del vaccino superiore a quelli della concorrenza (per lo piu’ a finanza pubblica) e con un vantaggio competitivo temporale per la disponibilità sul mercato.

Tutto questo sarebbe un dato di valore etico sociale che indicherebbe la relazione investimento-profitto in logica opportunistica se non fosse che la velocità di vaccinazione e l’adeguata disponibilità dei vaccini si traduce in un minore numero di morti e quindi il valore etico- sociale è molto alto. Forse dobbiamo abituarci a guardare in modo integrato l’eticità e la socialità delle attività con l’assetto economico-finanziario in modo meno ideologico.

A breve (entro Giugno?) si dovrebbe concretizzare una fornitura incrementale, rispetto ai contratti correnti, di 54 milioni di vaccini e bisognerà vedere se questa quantità sarà fornita ai prezzi storici o, invece, aumentati (in Italia arriverebbero 7 milioni di dosi in più).

E’ molto probabile che Pfizer stia facendo anche da apripista rispetto alle altre bigpharma del vaccino che hanno dei prezzi molto più bassi, con una efficacia minore (dibattito scientifico sempre aperto) ed a fronte di forti investimenti di ricerca pubblici. Quindi la richiesta di incremento del prezzo suscita una doppia reazione: da una parte disappunto considerando che stiamo trattando di un prodotto salvavita a valore universale e, con un approccio etico sociale radicale, si reputa questa manovra come opportunistica e ,si potrebbe azzardare, un po’ speculativa; dall’altra parte un chiaro riconoscimento che se gli Stati assumessero un comportamento realistico ed efficiente, dovrebbero forzare la trattativa collettiva o da singoli basandosi sulla velocizzazione della campagna vaccinale per salvaguardare la vita dei cittadini e riprendere velocemente l’attività socio economica.

Il pagamento di un prezzo maggiore dei vaccini è una leva accelerante la produzione e le forniture; inoltre sarebbe sicuramente sempre più conveniente nel confronto con il danno economico che si sta vivendo e, mi si permetta, eviterebbe la morte di centinaia di persone, prevalentemente anziani.

Per chiarire: i dati ISTAT, appena usciti, dicono che nel 2020-da marzo a dicembre- si sono osservati 108.178 decessi in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019 e la percentuale dei decessi COVID-19 è stato rispettivamente: classe 0-49 (1.1%), classe50-64(6.9%), classe 65-79(30.3%) e classe 80+(61.7%). Forse che evitare la morte di centinaia di persone non è etico e sociale anche se sono anziani? Per l’Italia sarebbe il debito pubblico buono che ripara la situazione emergenziale ed un investimento per rilanciare la vita sociale ed economica del Paese. Se la situazione non fosse così drammatica, si potrebbe assumere il vecchio adagio ‘chi più spende, meno spende’.

L’evidenza del combinato disposto fra il pagamento di un prezzo più elevato del vaccino, di una organizzata somministrazione capillare, di una velocizzazione e di un incremento delle quantità di vaccino inoculate, della minaccia di sospendere il brevetto per le imprese di vaccino, è il caso di successo e ‘di scuola’ di Israele che ad oggi ha i cittadini che girano per le strade senza mascherina, ha una bassissima percentuale di morti ed ha una gestione dell’assetto economico finanziario in ripresa.

Come riportato su ‘L’Indro’ del 22 Febbraio 2021 (articolo di Gabriella Peretto), Israele si avvicina ad una copertura dell’80% della popolazione (quasi il 90% degli israeliani di età pari o superiore a 70 anni ha ricevuto due dosi di vaccino).

Il prezzo pagato da Israele fin dall’inizio delle forniture è stato di circa 23 euro per dose che è superiore del 91% rispetto ai 12 euro pagati dall’UE. Inoltre lo Stato israeliano mantiene la responsabilità del prodotto.

Israele (con un calcolo politico ed economico?) ha coperto vaccinalmente la popolazione palestinese che, notoriamente, gioca un ruolo rilevante nel contesto economico-produttivo.

Una ulteriore considerazione riguarda la produzione e la fornitura di vaccini insufficiente che, come stiamo argomentando, si può incrementare ricorrendo ad  un aumento dei prezzi, ma anche usando siti produttivi di imprese farmaceutiche non impegnate nel vaccino.

E’ evidente che la disponibilità di Novartis e Sanofi per Pfitzer e Bayer per Curevac e così via si traduce in un incremento di prezzo considerando il margine di profitto dei fornitori terzi.

Il costo dei vaccini è una piccola porzione di quello che stiamo perdendo con i ristori, mancate entrate per lo Stato, mancato sviluppo di fatturato  delle imprese ed incremento del ‘debito pubblico cattivo’ dello Stato che continua a crescere. Forse il vecchio adagio citato assume una dimensione di valore popolare, ma anche nobile per il nostro ‘sistema Paese’.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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