venerdì, Aprile 23

Londra: l’intelligence britannica ha fallito?

0
1 2 3


Ogni volta che un attentato ferisce un Paese immediatamente le critiche si appuntano sull’intelligence. In particolare così è stato per i grandi attentati IS del 2015 e 2016, Parigi, Nizza, Bruxelles, Berlino, e puntualmente così è accaduto per Londra.
Un uomo a bordo di un Suv che, nel primo pomeriggio, sale sul marciapiede pedonale del ponte di Westminster, a poche centinaia di metri dalla sede del Parlamento, percorre a zig-zag il ponte ad alta velocità, travolgendo i passanti, poi si va schiantare contro una cancellata del Palazzo di Westminster, e, armato di due coltelli, scende dall’auto e prova entrare all’interno della sede del Parlamento, obiettivamente desta perplessità e preoccupazione. E la domanda scatta immediata: l’intelligence dov’era? Tanto più se si pensa alla fama che da sempre distingue  l’intelligence britannica, e se, a distanza di qualche ora, si diffonde la notizia  -tutta da verificare- che l’attacco era stato annunciato e descritto su un forum online, il 4chan, dove, in un messaggio in codice, erano indicate le coordinate esatte in cui sarebbe avvenuto l’attentato del 22 marzo e una foto con due pistole. E, come non bastasse, se si considera che dal 2014 l’attacco a Londra era consideratoaltamente probabile proprio dagli Uffici anti-terrorismo del Regno.
Perplessità che diventano ancora più pressanti quando viene resa nota l’identità dell’attentatore. Khalid Masood, 52enne del Kent, residente nelle West Midlands  -dove la Polizia ha realizzato diversi raid nelle ore immediatamente dopo l’attacco, facendo irruzione in molte case di Birmingham- dal 1983 fermato più volte dalla Polizia per reati comuni  -aggressioni, possesso d’armi, disturbo all’ordine pubblico-,  definito dall’IS, nella rivendicazione dell’attacco attraverso l’agenzia ‘Aamaq’, come un «suo soldato che ha risposto all’appello di attaccare i Paesi che partecipano alla coalizione anti-Isis», mentre la Polizia ha precisato che «non era oggetto di alcuna indagine e non c’erano informazioni di intelligence riguardo a sue intenzioni di lanciare un attacco terroristico».

Dunque, l’intelligence britannica si è fatta cogliere in contropiede? Lo abbiamo chiesto a Mario Caligiuri, professore straordinario all’Università della Calabria,  tra i primi a introdurre lo studio scientifico dell’intelligence in Italia, promuovendo master e centri di ricerca.

Professore, si può parlare di un fallimento dell’intelligence britannica?

Fino a un certo punto. Assegnare tutte le responsabilità degli attacchi esclusivamente all’intelligence è profondamente sbagliato, perché insieme all’intelligence operano molte altre forze dell’ordine, che sono preposte anche a prevenire interventi di questo tipo, come Scotland Yard, l’Esercito etc…

La campagna ‘Counter Terrorism Policing’ , con lo slogan ‘don’t worry, don’t delay, just act’, invitava la popolazione a segnalare alla Polizia tutti i fatti che potrebbero sembrare sospetti.  Sappiamo, però, che più informazioni con sigificano un miglior lavoro d’intelligence, nè facilitano la prevenzione e l’individuazione di futuri attacchi sul territorio in considerazione. L’allarme dilagante di attacchi, la securitizzazione a livello globale del terrorismo islamico e le conseguenze sociali che ne comporta, possono influire negativamente sul lavoro d’intelligence?

No questo problema va posto in chiave di ordine generale diverso, io scomporrei il tema. Da un lato la collaborazione dei cittadini è, come sempre, intelligente e fondamentale, lo è per il contrasto alla criminalità organizzata, lo è per prevenire qualunque tipo di crimine, dalla corruzione all’evasione fiscale, e lo anche per il terrorismo. L’aiuto dei cittadini è, quindi, fondamentale e importante. Il tema di eccesso di informazioni è un’altra questione. Le notizie per prevenire l’attentato, che ha cambiato la storia di questo secolo, l’11 Settembre, si conoscevano già, però è stato difficile, ed è sempre difficile, monitorare per tempo le informazioni sensibili, perchè sono molte e saranno sempre di più. Occorrono, quindi, dei meccanismi di selezione delle informazioni, che colleghino, da un lato, le capacità delle tecnologie, per estrarre e a raccogliere fonti e quantità d’informazioni sempre maggiori, ma, dall’altro, occorre la capacità di filtrare queste informazioni, e, soprattutto, di interpretarle per tempo. Occorre una grande sinergia tra cyber-intelligence e human-intelligence.

Come si può garantire un’analisi d’informazioni qualitative, anzichè quantitative, che, come abbiamo visto, non portanoo alcun risultato positivo?

Questo deriva dalla qualità dei sistemi tecnologici utilizzati per estrarre le informazioni di probabile rilevanza, e dalla capacità degli analisti di poterle interpretare in maniera adeguata. Bisogna lavorare in questa direzione, ma non è molto semplice.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->