sabato, Ottobre 23

Londra: la paura di chiamarlo terrorismo

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La capitale inglese, ancora sconvolta dai recenti attacchi terroristici di Westminster, London Bridge e Manchester, ha affrontato una nuova ondata di terrore. Poco dopo la mezzanotte di lunedì 19 giugno, un furgone ha investito un gruppo di pedoni fuori dalla moschea di Finsbury Park, provocando un morto e dieci feriti, di cui due gravi.

Un furgone o una macchina, lanciati contro una folla assiepata in strada è da un anno a questa parte la firma tipica dello Stato Islamico in Europa. Una strategia che ha mietuto vittime in Francia e che successivamente nel 2017 ha colpito con forza anche Germania e la stessa Inghilterra.

Analizzando solo la tattica l’evento sembrerebbe presentarsi come l’ennesimo attentato dei seguaci di Al Baghdadi, la prima peculiarità (e stranezza) che si può evincere è che ad essere colpito questa volta è un luogo di culto, il primo su suolo europeo. Solo lo scorso 26 luglio fu attaccata una piccola chiesa in Francia, atto rivendicato come protocollo dallo Stato Islamico m,a che non aveva avuto seguito alcuno.

Come già affermato in quel caso, i luoghi di culto e la violenza contro di essi sono, per il terrorismo e la sua dottrina del terrore globale, obiettivi strategici di grande rilevanza, ma che si trascinano dietro ripercussioni e rappresaglie troppo importanti. La religione ed i luoghi sacri sono visti come un limite invalicabile, espressione della presenza di Dio sulla terra, dove i fedeli si riuniscono tralasciando le preoccupazioni terrene per qualche ora.

Partendo dall’assunto per cui si possa attribuire all’IS la matrice dell’evento, la seconda peculiarità che fa pensare al contrario è che il jihad colpisce con metodi diversi gli stessi musulmani rispetto ai non musulmani. Coloro che non hanno abbracciato l’Islam come propria religione, secondo i dettami della guerra santa, meritano la morte, si, ma in modo rapido e veloce, diverso è il destino per i musulmani considerati traditori della vera Fede, oppure seguaci di politiche occidentali. Questi ultimi dovranno patire maggiori sofferenze per espiare le proprie colpe e per l’affronto contro Allah. Ne è esempio pratico il caso del pilota giordano bruciato vivo in una gabbia e ripreso dalle telecamere dello Stato Islamico circa tre anni fa. I musulmani di Londra sono stati falciati da un furgone lanciato a folle velocità come prassi per i cittadini occidentali: un cambio di strategia oppure bisogna considerare altre strade?

Ulteriore elemento che si dissocia dalla tradizione strategia dell’IS, oltre ad obiettivo e metodologia, è che lo Stato Islamico in questo momento storico si trova in grande difficoltà in tutto il Medioriente, la presunta morte di Abu Bakr al Baghdadi apre un vuoto di potere e di direzione strategica che sarebbe incompatibile con le ripercussioni che derivano da un attacco ad un luogo di culto.

Come accadde per il pilota giordano, la risposta fu forte quanto le immagini mandate online dello Stato Islamico, bombardamenti a tappeto su tutto il fronte di Mosul, uccidendo 55 miliziani delle bandiere nere tra cui un leader, Abu-Obida AL-Tunisian. Lo Stato Islamico allo stato dell’arte è impossibilitato a rispondere ad un possibile attacco su vasta scala.

Queste considerazioni lasciano, dunque, molti dubbi sulla natura dell’attacco a Londra, la Metropolitan Police non ha diffuso troppe informazioni, limitandosi a dire che l’attacco viene trattato come «una potenziale azione terroristica» e smentendo la notizia, rimbalzata sui social network, secondo cui dopo l’investimento ci sarebbe stato anche un accoltellamento, il che sarebbe tatticamente coerente con le azioni terroristiche a cui siamo abituati da un anno a questa parte.

L’uomo alla guida del furgone, un 48enne di statura robusta e carnagione chiara probabilmente autoctono, avrebbe diretto il furgone contro i passanti in modo intenzionale, colpendo i fedeli che uscivano dalla Muslim Welfare House su Seven Sisters Road piuttosto frequentata fino a tarda notte.

Uno dei testimoni ha raccontato alla ‘BBC‘ che quando l’uomo è uscito dal mezzo ha cercato di scappare gridando «voglio uccidere i musulmani», è stato lo stesso testimone che l’ha colpito con un pugno e poi con l’aiuto di un’altra persona l’ha immobilizzato fino all’arrivo della Polizia che lo ha arrestato. Secondo il Muslim Council of Great Britain, un’importante organizzazione che raccoglie migliaia di musulmani sul suolo inglese, l’attacco è stato «guidato dall’islamofobia»; mentre l’analoga Muslim Welfare House ha invitato alla calma e a non sbilanciarsi in teorie ancora da verificarsi.

Nonostante si sappia davvero poco di questo tragico evento, che ha tutte le carte in regola per essere l’ennesimo attentato su suolo inglese, sono diversi i canali Telegram da attribuirsi allo Stato Islamico dove si sta sfruttando a fini propagandistici quanto accaduto a Londra, additandolo come azione di matrice islamofoba.

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