giovedì, Dicembre 2

L’ombra della Russia sulla politica italiana, perché si, perché no? Le ragioni a favore e contro l'interferenza russa in Italia secondo Sergio Germani, Istituto Gino Germani, e Serena Giusti, Ispi

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Infine, vi non si può trascurare il progressivo disimpegno strategico degli stati Uniti dal contesto europeo e italiano in particolare,il quale crea un vuoto che giocoforza dovrà essere colmato da un’altra grande potenza: secondo Germani “negli ultimi anni, vi è stato un progressivo calo di interesse degli Stati Uniti nel nostro Paese e di questo vuoto si è inevitabilmente avvantaggiata la stessa Russia. L’ordine liberaldemocratico in Europa si basa anche su una collaborazione forte con gli Stati Uniti: se questi vengono meno si sarà costretti a guardare alla Russia anche per il mantenimento della propria sicurezza e partiti politici quali Lega e Cinque Stelle lo stanno già facendo, parlando apertamente della possibilità di concludere una alleanza strategica con Mosca”. “L’instabilità governativa in Italia” -conclude il professore – “costituisce inoltre uno scenario sicuramente positivo per la Russia perché potenzialmente in grado di aumentare anche l’instabilità europea. L’Italia, infatti, viene tradizionalmente vista dalla Russia come un Paese attraverso la quale influenzare il dibattito sulle grandi questioni politiche tanto nell’Unione Europea quanto nella Nato”.

Al contrario, secondo Serena Giusti, analista presso l’ISPI (Istituto degli Studi Politici Internazionali), il panorama politico italiano non costituirebbe terreno fertile per una penetrazione massiccia da parte della Russia. La gran parte dei partiti politici italiani, infatti, sono uniti da rapporti ampliamente amichevoli con Mosca pertanto la Russia non avrebbe l’interesse ad avvantaggiarne uno a totale discapito degli altri. “L’Italia è storicamente un paese amico della Russia ed è difficile individuare partiti che non abbiamo rapporti speciali con Mosca, basta pensare al fatto che i più importanti accordi bilaterali stipulati negli ultimi anni sono opera del Governo di centro-sinistra guidato da Romano Prodi. Pertanto la Russia, ovunque guardi in Italia, trova in ogni caso formazioni politiche che non hanno mai mostrato atteggiamenti ostili nemmeno in contesti internazionali” – sottolinea Serena Giusti – “Da un punto di vista soprattutto russo risulta difficile cogliere una differenza fra la vittoria di uno schieramento politico piuttosto che di un altro perché di fatto, dopo le elezioni, vi sarà un atteggiamento volto al dialogo con Mosca e all’allentamento delle sanzioni, comune a buona parte delle forze partitiche. Non vi è un partito particolarmente ostile contro cui la Russia potrebbe rivolgersi ponendo in essere una campagna di costrizione o di disinformazione al fine di forzarne le posizioni”.

L’elemento decisivo che deporrebbe a sfavore di una crescente influenza russa sulla nostra politica è dato dalla scarsa chiarezza dei programmi politici di partiti considerati populisti o vicini a posizioni russe, la quale penalizza certamente qualunque partnership futura: “Partiti considerati vicino alle posizioni del Cremlino quali Lega Nord o Movimento Cinque Stelle non sono mai molto chiari nei loro programmi, ad esempio non vi è ancora una posizione univoca in merito a un paventato referendum per uscire dall’Europa o dall’Euro. Si tratta di posizioni fortemente demagogiche e a carattere spiccatamente elettorale, le quali, dal punto di vista politico, si rivelerebbero estremamente penalizzanti per il nostro Paese” – afferma Serena Giusti – “ Pertanto alla Russia potrebbe non convenire fare affidamento su partiti come questi le cui posizioni sui grandi temi si rivelano spesso incerte. Al contrario, se si pensa ai maggiori interessi economici o alla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali, le posizioni di tali partiti sono piuttosto critiche e di conseguenza sembra difficile scorgere una strategia precisa del Cremlino per favorirli. In conclusione, non vi è al momento un leader politico in grado di offrire alla Russia qualcosa più degli altri, né vi sono al momento partiti politici percepiti da Mosca come partner più affidabili rispetto ad altri.

E’ vero che l’argomento Russia è stato maggiormente decisivo in alcune campagne elettorali, su tutte quella francese” – ammette Serena Giusti – “ma in quel caso vi erano vere e proprie linee di finanziamento che univano Mosca a formazioni politiche ben precise. In Italia, non pare ci siano evidenze di questo tipo né risultano forti relazioni di leaders politici con l’establishment russo. Gli stessi programmi politici dei partiti non sembrano presentare divergenze nette in riferimento ai rapporti con la Russia, differenze che al contrario erano molto più evidenti in formazioni politiche di altri Stati, quali la Francia, e che giustificavano quindi maggiormente un interesse pragmatico della Russia a favorirle per perseguire un disegno di indebolimento dell’Europa. In Italia non ci sono le stesse premesse e questo è dimostrato dall’assenza del ‘tema Russia’ dai grandi spazi del dibattito elettorale”.

Nonostante si parli sempre di una crescente influenza russa nel nostro Paese non bisogna dimenticare come l’Italia sia un Paese ancora fortemente ‘atlantista’, una tendenza dimostrata ad esempio dalla visita negli Stati Uniti di Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento Cinque Stelle, proprio uno dei partiti considerati più vicini alle posizioni filo-russe. “Vi sono molti proclami elettorali da parte delle formazioni politiche più populiste, ma al di là di questi non sembra vi sia nessun partito fortemente intenzionato a uscire dall’Unione Europea o dalla Nato” – ricorda Serena Giusti – “A fronte dell’assenza di tali rischi, dal punto di vista della Russia puntare su uno o sull’altro dei vari partiti sovranisti non porterà vantaggi percepibili. E’ difficile cogliere quale interesse potrebbe avere la Russia nel sostenere lo schieramento politico anti-establishment e se si volesse individuare l’obiettivo finale di Mosca nella destabilizzazione dell’opinione pubblica italiana non si può non sottolineare come la nostra situazione politica sia già di per sé notevolmente incerta e come sarà destinata a continuare ad esserlo dopo l’appuntamento elettorale”. Anche senza l’influenza esterna della Russia a complicare la partita.

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