mercoledì, Ottobre 27

L'Oman e i dividendi iraniani field_506ffbaa4a8d4

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Nel vicinato, la Repubblica islamica dell’Iran ha ormai da tempo un unico amico: il sultanato dell’Oman. Questo piccolo regno situato in una posizione strategicamente invidiabile, sullo stretto di Hormuz e con un’ampia visuale sull’Oceano indiano, ha dimostrato una grande lungimiranza nel coltivare un rapporto osteggiato da molti.

Come già rilevato altrove, tanta intelligenza strategica si deve in particolare al sultano Qabus bin Said al-Said, sul trono da oltre quarant’anni, che ha saputo soprassedere all’aperta ostilità del resto del Consiglio di cooperazione del golfo (Gcc) e in particolare del suo leader indiscusso e assertivo, l’Arabia Saudita, fino a ritagliarsi un ruolo diplomatico importante, ancorché discreto, proprio nella mediazione tra Teheran e il resto del mondo.

In pochi ignorano che alla base dell’accordo sul nucleare siglato da Iran e P5+1 (i cinque membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania) ci sono i colloqui segreti sponsorizzati proprio da Muscat. Ed è quindi in parte merito dell’Oman se l’ex stato canaglia si sta reinserendo nella comunità delle nazioni sia a livello diplomatico che a livello economico-commerciale – e i suoi aspetti non sono mai disgiunto l’uno dall’altro.

Il sultanato potrà ora premiare la propria previdenza e capitalizzare i propri sforzi facendo da mediatore anche per il reinserimento dell’ingombrante vicino nell’economia globale. Anzi, l’Iran sembra quasi voler ricompensare l’Oman per l’amicizia dimostratagli.

Oman

Innanzitutto, nel settore energetico. L’Oman ha sempre cercato di minimizzare la propria dipendenza economica dal petrolio e, benché esso rappresenti una voce importante degli export e abbia quindi la capacità di danneggiare le finanze dello stato in un momento di bassissimi prezzi del greggio, ha intravisto nel gas naturale iraniano una valida alternativa.

Il 12 marzo 2014, il Presidente della Repubblica islamica Hassan Rouhani si è recato in visita a Muscat. In quell’occasione, i due paesi hanno stretto un accordo per la costruzione di un gasdotto per convogliare il gas dall’Iran (che dispone della più grande riserva al mondo) all’Oman.

Alla fine della conduttura lunga oltre 200 chilometri, una raffineria omanita potrà trasformarlo in gas naturale liquefatto (Gnl) pronto per l’esportazione. Adesso che le sanzioni all’Iran sono state sollevate, si parla di 20 milioni di metri cubi di gas al giorno, un affare da più di 52 miliardi di euro.

Anche nel settore manifatturiero, si fanno piani in grande: una joint-venture per la produzione di automobili che vede coinvolto il gruppo industriale iraniano Khodro (il più grande produttore di automobili della regione mediorientale), il Fondo d’investimento pubblico dell’Oman e un investitore privato omanita.

L’accordo preliminare prevede la costruzione di un impianto di produzione nella città omanita di Duqm, che si affaccia sul Mar arabico. La joint-venture, denominata Orchid International Auto, sarà in grado di immettere sul mercato 20 mila automobili in due anni, delle quali i tre quarti saranno destinati all’esportazione principalmente verso i mercati vicini quali Etiopia, Eritrea, Sudan e Yemen.

La Orchid International Auto apparterrà al Fondo dell’Oman per il 60 per cento, mentre l’investitore omanita e Khodro avranno ciascuno un 20 per cento. Il valore dell’impresa si aggira intorno ai 175 milioni di euro.

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