martedì, Aprile 13

L’Olocausto secondo Netanyahu

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L’industria dell’Olocausto è servita per quasi 70 anni a Israele per raccogliere solidarietà e silenzi complici a favore della sua politica espansionista in terra di Palestina, oltre che per lucrare -più che i deportati veri, i loro rapaci avvocati, come denunciato dallo storico ebreo e figlio di deportati ad Auschwitz, Norman Finkelsteinattraverso la richiesta di risarcimenti a qualunque Stato potesse essere coinvolto nella ‘shoah’ -annientamento degli Ebrei durante la II guerra mondiale. Ieri, improvvisamente, e con ovvia immediata autocritica e ‘precisazione’, Benyamin Netanyahu ha inferto un colpo al principale anello di tale industria  Hitler voleva espellere gli ebrei, ha detto, non sterminarli–     ma con lo stesso fine antipalestinese: quello di accusare il Mufti di Gerusalemme di aver suggerito lui al Fuhrer nazista dibruciaregli Ebrei, e dunque i palestinesi di essere stati i veri responsabili degli stermini di Ebrei in Europa.

Un dubbio, un’assurdità, e una mezza verità. Il dubbio è che il Gran Mufti abbia veramente pronunciato quelbruciateli’ nel suo incontro del 1941 con Hitler: di certo chiese a Hitler di evitare che gli Ebrei espulsi dalla Germania nazista finissero in Palestina, come voluto dai sionisti dell’epoca, in nota trattativa con il regime nazista di Berlino. Assurdo non solo accusare i palestinesi di genocidio, ma anche ridurre Hitler a uno che da’ retta ai consigli del Mufti di Gerusalemme.

Mezza verità è l’esternazione e la pronta ritirata di Netanyahu su quella che potrebbe essere stata la vera politica antiebraica di Berlino già prima della seconda guerra mondiale: un’ enorme operazione di pulizia etnica, con l’emigrazione forzata o ‘pagata’ di decine di migliaia di ebrei, anche in pieno conflitto, come dimostrano documenti e ricostruzioni storiche di solito sottaciute dagli storici ‘ortodossi’, ad esempio l’inesistenza del mitico ordine scritto di Hitler di sterminare gli Ebrei (fonte almeno due storici ebrei, Leon Poliakov e Raul Hilberg); la stessa conferenza di Wansee del 1942, additata dagli ‘sterminazionisti’ come ‘prova’ del genocidio degli Ebrei, ma nella quale leaders e alti burocrati nazisti che vi parteciparono, parlarono solo di migrazione degli Ebrei, in altri Paesi e forse nella stessa Palestina; ancora, alcuni documenti dell’archivio storico di Catania, che recitano appunto di una organizzazione nazista che organizzava l’espatrio di ebrei tedeschi attraverso la frontiera italiana, quegli stessi che sarebbero finiti in gran numero nei campi di concentramento e campi ‘liberi’ (cioè con relativa libertà di movimento) dell’Abruzzo fascista; le considerazioni di un Fabio della Seta che in una nota di un suo lungo saggio su ‘Il Ponte’ di mezzo secolo fa, precisava che il genocidio degli ebrei sarebbe stato non programmato, ma l’effetto della crisi verticale della tenuta nazista in guerra, negli ultimi anni del conflitto mondiale. Anche il giornalista e storico Eric Salerno, nel suo libro ‘Mossad base Italia’   -un libro che si è avvalso delle dichiarazioni di un alto dirigente del Mossad già operativo negli anni Quaranta- narra e descrive con cartine, i flussi emigratori degli Ebrei durante la II guerra mondiale verso l’Italia e altri Paesi europei. Tutto questo nulla toglie ai crimini nazisti contro gli Ebrei, che vanno ad aggiungersi a quelli americani e inglesi a Hiroshina, Nagasaky, Dresda.

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