lunedì, Ottobre 18

L’Olanda frena (per ora?) i populisti europei

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Secondo analisti citati dai media locali, all’origine del calo del partito del Premier ci sarebbe l’impopolarità legata alle misure d’austerità imposte negli ultimi anni. Indicativa l’ottima prestazione  dei cristiano-democratici del partito CDA e i Democratici 66 (D66), in sostanza con una forza ciascuno uguale a quella di Wilders. Molto significativa, e tutta da studiare -specialmente da parte della malconcia sinistra europea-, la vittoria dei Verdi di GroenLinks.
Il rigore fa male, al premier uscente e a tutta la coalizione di Governo, ma il populismo di destra non vince, e questi due elementi sono il grande messaggio all’Europa che arriva dal voto olandese. Così scrive il quotidiano ‘NRC Handelsblad’ nel primo editoriale di commento al voto, ‘Signaal aan Europa: de PVV breekt niet door’, facendo l’analisi a caldo dei risultati a spoglio in corso. La coalizione di Governo, il VVD e il PvdA, ha perso circa la metà dei seggi, ma il premier può proseguire a guidare, con rigore, il Paese, e la crisi diplomatica con la Turchia in questi ultimi giorni gli ha dato una mano.  Il quadro politico olandese esce da questo voto, secondo ‘NRC Handelsblad’, ancor più frammentato di prima, con dietro il VVD, cinque partiti di medie dimensioni -il CDA, D66, il Partito della Libertà, Sinistra verde e la social-democratica SP (Socialistische Partij, Partito Socialista). Difficile anche dire se l’Olanda oggi sia più a sinistra o più a destra. La tendenza a destra pare chiara, se non altro anche solo dalla banale somma dei voti dei partiti di destra, che restituisce segno positivo, e dalla somma dei partiti di sinistra che insieme restituiscono una perdita di parecchi seggi alla sinistra, dove spicca, però, la vittoria dei Verdi che potrebbero veder confermato il dato che quadruplica loro i seggi, insieme alla batosta del PvdA.
Il grande successo (personale?) di queste elezioni, infatti, sottolinea il quotidiano, è di Jesse Klaver per i GroenLinks. Cinque anni fa il suo partito sembrava moribondo, ora GroenLinks, in un colpo solo, diventa il più grande partito di sinistra. «La vittoria del giovane leader del partito è un conforto a sinistra e una spinta per la politica in generale», ha condotto una campagna positiva che ha saputo attrarre tanti giovani, dimostrando «che la politica non deve necessariamente essere soffocante». Parimenti, quella del laburista PvdA è la più grande sconfitta della storia parlamentare olandese, secondo ‘NRC Handelsblad’, scivolerà tra gli ultimi partiti dell’arena politica, finendo all’opposizione, dopo aver perso qualsiasi ruolo strategico nel futuro del Paese per i prossimi anni. Per PvdA, come per SP -anche questo partito di sinistra tra i perdenti della tornata elettorale di ieri- gli analisti del quotidiano si chiedono se le cose avrebbero potuto andare diversamente con una leadership diversa e una diversa campagna elettorale.

Il PVV conquista seggi, ma, secondo ‘NRC Handelsblad’, è una vittoria che Wilders dovrebbe vivere come una sconfitta. Per anni ha brillato nei sondaggi, al culmine della crisi dei rifugiati i sondaggi gli accreditavano una trentina di posti in Paralemento, ora ne potrebbe portare a casa, a conclusione delle spoglio ancora in corso, meno di venti.  L’impatto internazionale del risultato deludente di Wilders è difficile da sottovalutare: l’aumento del nazional-populismo ha avuto una battuta d’arresto, per il momento, grazie alla mobilitazione degli elettori dei Paesi Bassi. Si pone anche la questione se Wilders sarà mai in grado diromperedavvero, si chiede il giornale. Se fallisce dopo cinque anni di ISIS, crisi dei rifugiati, Trump, Brexit- quando mai potrà vincere? In Europa il ‘se non ora, quando?’ lo si capirà il 23 aprile 2017, quando i francesi andranno al voto per il primo turno delle elezioni presidenziali.

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