giovedì, Ottobre 21

L’offensiva Usa contro la Germania

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La strategia mercantilista portata avanti dalla Germania richiede che la zona-euro continui ad annoverare Paesi incomparabilmente più deboli, che con i loro disavanzi commerciali e di bilancia dei pagamenti compensino i surplus tedeschi bloccando il meccanismo di rivalutazione dell’euro e conferendo grande competitività alle merci tedesche. Navarro non ha fatto altro che fotografare questo ‘stato dell’arte’ dichiarando che  «la Germania rappresenta un grosso ostacolo alla possibilità di considerare il Trans-Atlantic Trade Investiments Partnership (Ttip) alla stregua di un accordo bilaterale, perché continua a commerciare gli altri paesi dell’Unione Europea, così come con gli Stati Uniti, con un ‘implicito marco tedesco’ che è esageratamente svalutato[…]. Lo squilibrio strutturale tedesco negli scambi con il resto dell’Unione Europea e degli Stati Uniti riflette l’eterogeneità [diversità] economica all’interno della costruzione comunitaria europea».

L’affondo – sufficiente a provocare una netta divaricazione del cambio euro dollaro – si configura da un lato come un assist a Theresa May, rivolto a rendere noto agli europei che gli Stati Uniti sono schierati a fianco della Gran Bretagna e tale appoggio si farà sentire anche nel momento in cui Londra comincerà a ridiscutere le relazioni con Bruxelles a seguito della Brexit. L’imminenza delle elezioni federali tedesche, che vedono Angela Merkel alle prese con un vero e proprio crollo dei consensi, configurano però le uscite di Navarro come una stilettata alla politica economica del cancelliere, ritenuta responsabile di aver trasformato la Germania in un Paese manipolatore della valuta. Secondo la definizione predisposta dall’amministrazione Obama, in questa ‘lista di proscrizione’ finiscono gli Stati che soddisfano quattro criteri fondamentali:

1 – avere scambi commerciali con gli Usa pari a non meno di 55 miliardi di dollari all’anno.

2 – accumulare un avanzo commerciale con gli Stati Uniti pari ad almeno 20 miliardi di dollari all’anno.

3 – accumulare un avanzo delle partite correnti non inferiore al 3% del suo Pil.

4 – intervenire in maniera sistematica e unilaterale sul mercato internazionale dei cambi.

La Germania ottempera indubbiamente ai primi tre requisiti ma, visto che è sprovvista di una propria moneta nazionale, non è nelle condizioni di intervenire in maniera unilaterale sul mercato dei cambi per trarre vantaggi indebiti. La combinazione delle politiche restrittive fondate sulla compressione salariale e il mantenimento degli squilibri interni alla zona-euro hanno tuttavia depresso il valore della moneta unica europea. Per considerare la Germania un Paese che ottempera anche al quarto criterio è sufficiente quindi spostare l’attenzione dal cambio nominale al cambio reale. Berlino riceve regolarmente reclami di questo tenore dalle istituzioni europee, ma ha potuto finora permettersi di ignorarne il contenuto in ragione della debolezza di Bruxelles. Quando sono però gli Stati Uniti a prendere tali posizioni, il discorso cambia radicalmente. E le ricadute possono essere molto pesanti.

Come ha rilevato Wolfgang Münchau sulle pagine del ‘Financial Times’, «alcuni economisti tedeschi […] continuano a ripetere che la Germania dovrebbe effettuare maggiori investimenti, poiché ciò ridurrebbe l’attuale surplus delle partite correnti. Questo è vero, ma trascura i vincoli politici. La posizione dogmatica riguardo la necessità di accumulare un surplus fiscale assunta dal partito dei Cristiano-democratici attualmente al governo implica che per ottenere un risultato simile occorre non solo che Angela Merkel perda le prossime elezioni di settembre, ma che il suo partito non faccia più parte della coalizione di governo. In altri termini, la soluzione richiederebbe o un governo di estrema sinistra, vale a dire una coalizione formata da Spd, Verdi e Linke, oppure una maggioranza assoluta del partito anti-euro Alternative für Deutschland (Afd). Tanti auguri – in ogni caso, è bene ricordare che anche la Spd ha sostenuto il pareggio di bilancio in Costituzione preteso dalla Merkel. Per di più, chiedere maggiori investimenti in una fase simile, con il clima politico attuale, appare realistico quando chiedere alla fatina dei denti di ridistribuire il surplus tedesco tra tutti i Paesi della zona-euro che ne hanno bisogno. Nel mondo reale, invece, il surplus delle partite correnti continuerà, e le critiche degli Usa si faranno sempre più forti. A differenza della Commissione europea, però, gli Stati Uniti dispongono di un grande potere».

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