martedì, Settembre 28

Locri: assenteisti e perduta gente field_506ffb1d3dbe2

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Sì, ci sono andata. Palazzo Chigi suscita in me sempre l’attrazione fatale di chi si sente ‘a casa’.

Dunque, ieri pomeriggio alle 14:00 (ma poi, il ‘Nostro’ s’è presentato alle 14.20: la puntualità è la cortesia dei Re, specie in via di estinzione; per i Presidenti del Consiglio è in corso la revisione del Galateo, oltre che della Costituzione) mi sono appropinquata alla fatale ‘Sala Stampa’ dov’era in programma una passerella del nostro Premier; c’erano un sacco di Colleghi, dunque mi sono tenuta sullo sfondo.

Ciò non mi ha impedito di ascoltare la sventagliata di annunci e slogan che l’ispirato Capo del Governo snocciola come investito da un raptus profetico e di farci le mie considerazioni: ad esempio la dichiarazione spannometrica (mica si sa se si rende conto di quello che dichiara…) di mille asili in mille giorni è propaganda pura (ma non eravamo in shock demografico negativo?); così come è albume a neve quel tormentone dei mille giorni, quali misura della fattività del Governo e concreta smentita all’accusa di ‘annuncite’ mossagli da più parti.

La fissa del count down mi fa venire in mente i cantieri di Italia ’90, vicino ai quali erano stati collocati immensi orologi al plasma che scandivano l’appressarsi della data fatale e avevano un effetto ‘fiato sul collo’ che non riusciva a coprire l’amara realtà di un ritardo clamoroso, troppo spesso risolto solo sul filo di lana.

Una specie di masochistica autotrappola che i gufi appostati sulla Colonna Antonina hanno già bollato come la ‘retorica dell’impossibile’.

Quali esponenti della fauna tirerà in ballo Matteo Renzi quando, dopo 990 giorni  -e sono molto ottimista, quasi giuliva-  si scoprirà che la sfida è stata impossibile da portare a termine? Armadilli? Paguri Bernardi? Scarrafoni (con somma gioia delle madri dei suddetti, che se li vedranno finalmente considerati)? Molluschi Gasteropodi? Come colonna sonora, suggerisco un vecchio successo di Caterina Caselli, intitolato ‘Cento giorni’, magari moltiplicandolo per dieci.
Vi viene in mente la melodia di questa canzone che ebbe successo quando ero ancora una ragazzetta ossuta, tutta gambe e apparecchio per i denti?

«Cento giorni, cento ore, o forse
Cento minuti mi darai.
Una vita, cento vite,
La mia vita in cambio avrai.
Un abbraccio, cento abbracci,
Qualche carezza avrò da te.
I miei occhi, la mia bocca,
E il mio cuore avrai da me.
Perché per te questa vita è un girotondo
Che abbraccia tutto il mondo, lo so.
Ed invece la corsa della vita
Per me si è già fermata negli occhi tuoi»

Ma lui, il manovratore procede per la sua strada privo di freni, come la locomotiva di Cassandra Crossing’, un film della mia adolescenza che me lo sogno ancora di notte, per il grande spavento che ci presi.

Ora che ho pagato il pizzo all’ara del Divo Matteo, cambierò decisamente pagina perché l’obiettivo originario di quest’articolo, come si evince dal titolo, c’entra poco con il Presidente del Consiglio dei Ministri che, se un’accusa non gli si può muovere, è quella di essere un’assenteista.

Essere presenti, però, e battibeccare in giro non vuol dire essere diventati di botto il Pericle di Ponte Vecchio, ma soltanto avere una vis polemica ipersviluppata, strumento utilissimo per gettare fumo negli occhi peggio dell’Aston Martin di James Bond in fuga.

Il tema del giorno, invece, ci arriva dalla punta dello Stivale. Vi è una doppia declinazione della questione: da un lato c’è una città d’illustri natali magnogreci, Locri, che, quanto a involuzione culturale non scherza.

A 24 chilometri da Locri (che fa da palcoscenico del fatto che poi vi racconterò) vi è Africo Nuovo, teatro di un film, ‘Anime Nere’ di  Francesco Munzi che sta parecchio piacendo alla Mostra del Cinema di Venezia, dove concorre, e che esibisce le ferite sociali procurate dal radicamento locale della ‘ndrangheta.

I miei incisi sono sempre incontinenti e mi abbandono alla voluttà di ricordare che Africo Nuovo ha già, in tempi lontani, ispirato un capolavoro sociologico-letterario, ‘Tra la perduta gente’ di Umberto Zanotti Bianco.

Ma ora, come al solito, ho allargato troppo il discorso e bisogna portare le reti in secco, altrimenti si rischia la solita articolessa col tono predicatorio-saccente incentrato su una recensione di un libro di un grande apostolo del Mezzogiorno che scippò il titolo al Padre Dante (Terzo Canto dell’Inferno, what else?), per evidenziare le condizioni in cui versava appunto Africo Nuovo allorché, nel 1928, Zanotti Bianco ritrasse le condizioni desolate di quello che allora era un villaggio e oggi conta circa 3.200 abitanti (ed è anche il baricentro genetico di una famosa ‘ndrina, quella dei Morabito).

Francamente vi sto facendo tirare il collo, perché non sono ancora arrivata a pallino. Vi approdo rapidamente, attingendo a un pezzo che ho incrociato su ‘La Repubblica’, dal titolo sbalorditivo: ‘Sindaco di Locri scrive a Gesù Cristo: Liberami dall’assenteismo dei dipendenti comunali’.

Approfondendo, si scopre che Giovanni Calabrese, Sindaco del capoluogo della Locride (e un po’ riecheggiano suggestioni inquietanti, da ‘Anime Nere’), ha preso carta e penna ed ha metaforicamente scritto a Nostro Signore.

Il motivo? Una sorta di grido di dolore contro «la paralisi in cui versa la macchina amministrativa a causa dei “fannulloni”. Così, dopo le denunce ai Carabinieri, alla Guardia di finanza, alla Procura della Repubblica e un numero corposo di provvedimenti disciplinari senza alcun esito, si è rivolto “ai piani alti” per chiedere un’intercessione contro “continue e ripetute condotte di alcuni dipendenti comunali che immobilizzano l’apparato burocratico e si comportano in maniera poco corretta sul posto del lavoro, tralasciando il senso del dovere”»

Quando però dà i numeri dell’assenteismo, il Sindaco Calabrese dimostra di aver peccato per difetto parlando di ‘alcuni dipendenti comunali’.

Dalle sue successive parole emerge, infatti, che «Su 125 dipendenti comunali quelli realmente disponibili e impegnati “non sono mai più di 20-25”. Gli altri sono pronti ad esibire certificati medici a raffica. Uno stillicidio che andrebbe dalla depressione, al mal di schiena, dall’impossibilità di stare in piedi per troppe ore all’incapacità fisica di svolgere lavori pesanti. Così la città è ferma al palo. Non ci sono vigili urbani, gli uffici sono semideserti, nessuno cambia le lampadine dell’illuminazione pubblica, e anche le buche sull’asfalto restano in attesa di un gesto di “buona volontà”».

Insomma, una guerra anche questa, combattuta non a colpi di lupara, bensì a pallottole di certificati medici: ma quanti saranno i medici di famiglia in una città che conta 12.500 abitanti? 10? 15? E non sono anche loro imputabili perché complici di questa serrata di braccia stile Alitalia di certi tempi andati?

Il Sindaco è davvero esasperato, tant’è che ha escogitato questa originale iniziativa per far emergere i comportamenti ricattatori (ed intimidatori) dei suoi dipendenti.

C’è anche chi fa il suo dovere (il 20% dei dipendenti o giù di lì). Dice il Sindaco, Calabrese di nome e di fatto: «“Dovrei dimettermi e darla vinta a questa gente? No, non esiste. Ci sono bravi dipendenti che meritano il mio rispetto, operai che farei diventare dirigenti per il loro impegno. Poi ci sono i più che invece non hanno alcun amore per la loro città, né per i cittadini che li pagano. Si parla tanto di rendere la pubblica amministrazione efficiente, ma qualcuno dovrebbe spiegarmi come fare visto che non abbiamo strumenti”»

E allora? Chiede a Gesù ‘u miracolo: ma non si chiede come si sia potuti arrivare a tutto ciò, se non attraverso una cultura dell’impunità che spara, ammazza, fa inchinare le statue dei santi davanti alle case dei boss e non onorare un contratto di lavoro…

La testimonianza del Sindaco Calabrese ci dimostra che laggiù, fra quei lavativi scippastipendi c’è ancora un bel po’ di perduta gente. Che non vuole essere per nulla ritrovata… Quella stessa che appende la propria integrità al rumoroso diniego riguardo alla tournée dei ‘Bronzi di Riace’ all’Expo di Milano.

 

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