mercoledì, Agosto 4

‘L’Occidente è responsabile del terrorismo in Africa’

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Il Burkina Faso è sotto choc dopo il recente attacco terroristico nella capitale; Ouagadougou con un bilancio di 30 morti tra cui molti cittadini occidentali. Questo devastante attacco è stato lanciato nel cuore della Nazione africana dopo la vittoria su trenta anni di sanguinaria dittatura del regime di Blaise Compaore che ha creato solo povertà e corruzione. Molti africani si sono rallegrati della transizione democratica avvenuta tramite elezioni che hanno investito per volontà popolare un nuovo presidente: Rock Marc Christian Kabore. Il recente attacco terroristico mirava a creare confusione ed incertezza. L’obiettivo era di compromettere il processo democratico avviato dal paese africano che soffre ancora di una fragile economica e dipendente degli investimenti stranieri e aiuti umanitari internazionali.

Oltre i fattori interni ben più importanti dinamiche stanno accadendo incidendo direttamente sugli attacchi terroristici nell’Africa Occidentale. Potenze occidentali quali Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna sono i primi responsabili del nascere del Islam radicale in Africa a causa della loro discutibile politica estera, e delle loro altrettanto discutibili relazioni militari ed economiche con i Paesi africani, per meglio dire: con molti dittatori africani. L’Occidente ha lanciato in Africa una guerra contro il terrorismo per giustificare politiche interventiste nel Continente.

Questa cosiddetta guerra contro il terrorismo non è altro che la continuazione delle politiche imperialiste occidentali in Africa. Questo è particolarmente evidente nei paesi francofoni africani dove la presenza delle truppe francesi genera enormi problemi e sospetti. La storia dell’Occidente è una storia di guerre e crisi create ad hoc in Africa con l’obiettivo di creare caos e confusione permanenti. Pensiamo al disastroso intervento americano in Somalia, al deleterio ruolo giocato da Stati Uniti e Gran Bretagna in Sudan, all’intervento armati francese in Mali nel 2012 e alla disgraziata invasione occidentale in Libia che non è stata supportata da nessun Paese africano.

Il caos e la carneficina avvenute in Libia a causa del intervento occidentale ha aperto le porte ai diavoli terroristici che dalla Libia si sono diffusi in tutta l’Africa Occidentale. L’esperienza libica è la prova inconfutabile che Francia, Stati Uniti e i loro alleati europei non dovrebbero intervenire per rimuovere dittatori che non fanno più i loro interessi, o supportare ribellioni contro leader africani che rifiutano di sottomettersi agli interessi occidentali. Ai giorni nostri Algeria e Tunisia sono diventate fucine di gruppi jihadisti ma ci dimentichiamo che la politica coloniale francese ha creato il terreno fertile per il nascere di questi gruppi estremisti. La peggior violenza commessa dall’Occidente subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale è stata quella di permettere alla Francia la guerra in Algeria, costata 1,5 milioni di vite umane.

Non possiamo comprendere e valutare correttamente la nascita del Islam radicale dopo le Primavere Arabe che si è espanso in Africa Occidentale grazie a Al-Mourabitoun, a Shekau e altri gruppi jihadisti senza analizzare le manipolazioni etniche, religiose e politiche create in Africa Occidentale dall’Occidente. Il supporto francese a dittature militari africane è oltraggioso e contro producente. Stesso dicasi per gli Stati Uniti che ha sempre supportato i dittatori africani e trucidato i leader africani progressisti e nazionalisti. Una storia fin troppo documentata per essere negata. Prendiamo l’esempio del Burkina Faso. Per 27 anni un brutale dittatore, Compaore era il miglio ospite del Eliseo e il migliore amico di vari presidenti francesi. Gli Stati Uniti lo avevano eretto a miglior alleato nella lotta contro il terrorismo. A Compaore fu riconosciuto il ruolo di mediatore di pace per le numerose guerriglie e gruppi terroristici che egli stesso aveva creato nella regione. Molti osservatori affermano, con ragione, che l’orrendo attacco terroristico a Ouagadougou non si sarebbe mai verificato sotto la dittatura di Compaore in quanto egli conosceva e controllava assieme all’Occidente le dinamiche insite nella creazione di guerriglie e gruppi terroristici.

Per molti Paesi occidentali, l’Africa è solo un ottimo affare. Questo spinge l’Occidente a supportare tutte le dittature e le guerriglie che accettino di servire gli interessi economici delle potenze occidentali. Lo sviluppo e la stessa sopravvivenza del Continente africano sono dettagli secondari per le logiche geo politiche del Occidente. In questo contesto storico si deve analizzare la lotta contro il terrorismo voluta dal Occidente che crea continuamente focolai di guerra e allontana la pace e lo sviluppo in Africa.

La più grande minaccia alla pace nell’Africa sub Sahariana non è il fondamentalismo islamico, le guerre religiose e le milizie etniche. È la povertà. Milioni di persone sono condannate alla miseria e private della libertà di accedere alla necessità di base: lavoro, educazione, sanità. È loro negata la capacità di svilupparsi in quanto la povertà, le malattie e l’assenza di una vita normale, abbinate a ignoranza, analfabetismo e mancanza di mezzi finanziari creano una miscela esplosiva dove milioni di persone vivono e muoiono per nulla.

La Francia e gli Stati Uniti devono richiamare le loro truppe presenti in Africa. L’Occidente deve interrompere l’afflusso di armi nel Continente. Gli africani necessitano di educazione, libero mercato, cancellazione del debito estero, rafforzamento delle istituzioni democratiche e della società civile capace di creare una cultura politica di rispetto, di pace, di collaborazione. Capace di trasformare la leadership africana da servi del Occidente a servi dei propri popoli.

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