giovedì, Giugno 24

L’Occidente e i rischi dell’ economismo La trasformazione dell' Unione Europea, un'unione economicamente motivata?

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‘E’ l’economia, stupido!’. Si tratta di uno degli slogan politici di maggiore successo nella storia della politica americana, coniato nel 1992 da James Carville, stratega politico durante la campagna presidenziale di Bill Clinton. Durante questa campagna, gli Stati Uniti stavano venendo fuori dalla recessione degli anni 1990-1991 e Clinton era in corsa per la Casa Bianca contro il Presidente in carica George H W Bush.

Uno slogan semplice ma di grande effetto, che ha compiuto meraviglie per la campagna Clinton conferendogli lo slancio necessario, dato che all’epoca l’economia rappresentava una questione politica di cruciale importanza. Ma per quanto l’economia possa essere importante per un paese in fase di ripresa dopo una recessione, il Presidente Clinton, vincitore delle elezioni, ha avuto a che fare con decisioni non semplici durante i suoi due mandati. Ha dovuto ridefinire il posto dell’America nell’ ordine mondiale post-guerra fredda – compito già arduo di per sé – e si è, inoltre, trovato ad affrontare imprese piuttosto importanti tra cui l’affermazione dell’America come intermediario chiave nel conflitto israelo-palestinese, all’epoca al centro della geopolitica mediorientale.

Come accade spesso per la maggior parte dei leader politici, la storia ci ha trasmesso resoconti contrastanti in merito all’efficienza di Clinton come presidente, in merito alle sue priorità e al buon esito delle sue iniziative. Ma qualsiasi cosa la storia ci racconti sulla sua presidenza non sarà mai abbastanza se incentrata unicamente sulla recessione del 1990-1991, proprio come lo era la sua campagna. Detto in parole povere, la presidenza Clinton, come qualsiasi altro periodo nella storia di una nazione, non si può riassumere in una sola frase, ovvero nello slogan di James Carville, ‘è l’economia, stupido!’, seppur questo avvenga durante una crisi economica. Tuttavia, sembra proprio quello che l’Occidente sta attualmente facendo.

Ai giorni nostri, in tutto il mondo occidentale, sentiamo spesso varie rivisitazioni del famoso slogan ‘è l’economia, stupido!’. L’Unione Europea si sta trasformando da un’unione di popoli in un’unione economicamente motivata, che dedica gran parte dei suoi sforzi alla standardizzazione delle economie europee affinché tutti gli Stati membri giochino usando le stesse regole economiche. Ed è così che i presunti stati sovrani sono richiamati all’ordine quando i deficit di bilancio sono troppo elevati, in base al famigerato patto di crescita e stabilità, fissando dei limiti per i deficit di bilancio statali (3 per cento del PIL) e per il debito pubblico (60 per cento del PIL), a prescindere dalle esigenze della popolazione e sicuramente senza tener conto delle differenze inerenti a ciascuno stato.

Per Bruxelles quello che conta è garantire la stabilità economica dell’euro e del blocco, anche se il fine ultimo di tale stabilità resta ignoto. Di conseguenza, dall’inizio della crisi del debito sovrano europeo, alcune nazioni europee, come la Grecia e la Spagna, hanno dovuto sopportare misure di austerità imposte da Bruxelles al fine di adempiere a finalità di natura puramente economica. Il prezzo che hanno pagato è stato spesso molto elevato: dalla disoccupazione, causata da un’inferiore domanda e da minori investimenti pubblici o dal declino dei servizi pubblici, a una depressione diffusa accompagnata da altri disturbi mentali dovuti al clima profondamente avverso in cui i cittadini si sono trovati a vivere.

Questa crisi economica incarna perfettamente i rischi di un problema profondamente radicato nella società occidentale: l’economismo. Nel suo libro ‘Memoirs of a Superfluous Man’, l’autore americano Albert Jay Nock definisce l’economismo una filosofia «che interpreta la vita umana nella sua interezza in termini di produzione, acquisizione e distribuzione di ricchezza». Si potrebbe dunque dire che l’economismo è un approccio, un atteggiamento e un’inclinazione naturale a ridurre l’intera esperienza umana in fattori economici. Coloro che cadono vittime dell’economismo tendono a considerare le decisioni umane come se fossero unicamente mosse da domanda e offerta, ignorandone completamente tutte le altre sfaccettature. È quanto possiamo riscontrare nel pensiero di diversi leader e politici che parlano dell’economia in termini di crescita del PIL; tasso di disoccupazione e deficit di bilancio, piuttosto che in termini umani. Ad esempio, non è insolito che gli esperti si riferiscano alla disoccupazione in cifre, piuttosto che alla luce della stigmatizzazione e dello sconforto che essa genera all’interno di una società. Così facendo, le società rischiano di dimenticare ciò che conta maggiormente nella vita. In breve, l’economismo è un estremismo che ritiene che gli esseri umani siano poco più che investitori, consumatori e fattori di rischio, fornendo limitate soluzioni difficilmente realizzabili ai poliedrici problemi umani, oltre che determinando una percezione errata di tali problemi.

Nelle prossime righe, esamineremo alcuni esempi di decisioni guidate dall’economismo con i rispettivi risultati.

Nel 2013, sul sito della CNN è stato pubblicato un articolo dal titolo ‘Europe’s public health disaster: How austerity kills’ (Il disastro della sanità pubblica in Europa: l’austerità uccide), a cura degli esperti in materia di sanità David Stuckler e Sanjay Basu. In questo articolo, i due autori esaminano l’impatto sulla sanità pubblica dei programmi di austerità che l’FMI, la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea hanno imposto alla Grecia al fine di gestirne la crisi del debito pubblico. L’articolo riferisce che il bilancio del paese per la sanità pubblica è stato ridotto del 40 per cento con conseguenze catastrofiche: «Le infezioni HIV sono aumentate di oltre il 200% dal 2010, concentrandosi tra i consumatori di stupefacenti per via endovenosa, poiché sono stati dimezzati i fondi destinati ai programmi di distribuzione di aghi e siringhe sterili. In Grecia è scoppiata un’epidemia di malaria, la più grande in 40 anni, dopo il drastico taglio ai fondi per la disinfestazione contro le zanzare.»

Nella disputa con la Russia in merito alla crisi ucraina, gli Stati Uniti e l’Unione europea sono ricorsi all’arma delle sanzioni economiche che, finora, sembra aver sortito scarsi effetti rafforzando, invece, la posizione del Presidente Putin. I russi, popolo caparbio e patriottico, sentendosi feriti nell’orgoglio, hanno reagito esercitando una maggiore resistenza e mantenendo la posizione che gli USA e l’Unione Europea stavano cercando di modificare. Chiaramente, quest’arma economica manca di efficacia se utilizzata su un popolo le cui priorità sono di natura meno economica di quanto ritengano gli USA e l’UE. Se i russi fossero stati vittime dell’economismo come, ahimè, lo è l’Occidente, avrebbero reagito alla notizia delle sanzioni economiche in maniera più nervosa e negativa e, invece, il risultato è stato molto diverso.

In tutto il mondo, sono in molti a invidiare i francesi per il sistema di welfare, che è stato ideato su misura per la loro società, per soddisfarne le esigenze e i bisogni. La settimana lavorativa francese è di 35 ore in virtù di una legge approvata più di dieci anni fa. Una delle principali argomentazioni di fondo era che una settimana lavorativa di trentacinque ore avrebbe consentito ai cittadini francesi di dedicarsi maggiormente a cose più importanti. La società francese è spesso accusata di preferire la qualità della vita, il divertimento e la cultura, al lavoro e al perseguimento della felicità materiale. Nel corso degli anni, molti politici francesi hanno cercato di invertire questa tendenza, ma si sono scontrati con una fervente opposizione da parte degli abitanti del paese di Molière. I francesi sembrano essere fin troppo consapevoli dei loro progressi sociali e delle conseguenti ripercussioni sulla vita reale per poter tornare sui propri passi.

Malta ha recentemente avviato un programma per l’acquisizione della cittadinanza da parte di cittadini stranieri che effettuino cospicui investimenti. I soggetti che investono 1,15 milioni di euro nell’economia del paese hanno immediatamente diritto a chiedere la cittadinanza, mediante una rapida procedura che prevede solo un anno di residenza tra i prerequisiti. In questo modo è possibile diventare cittadino europeo investendo una certa quantità di denaro e vivendo non più di un anno a Malta. Ciò solleva molti interrogativi. Innanzitutto, significa che si concede o si nega qualcosa di delicato come la cittadinanza in base alla ricchezza, e questo in Europa, la stessa Europa che si vanta di aver contribuito in ampia misura ai progressi compiuti dall’umanità in materia di parità di diritti. Tale programma, inoltre, consente di diventare cittadini di Malta, stato appartenente al bacino del Mediterraneo e al vecchio continente europeo, senza veramente appartenere a questa cultura, generando seri rischi per il tessuto sociale di entrambe le parti.

Gli esempi sopra riportati dimostrano che le decisioni basate sull’economismo sono spesso scollegate dall’effettiva realtà delle nazioni. Come mostrato dagli esempi, le decisioni dettate dall’economismo sono, infatti, poco lungimiranti, concentrandosi sul denaro e non sul benessere della società. Tali decisioni rischiano, pertanto, di creare più problemi di quanti ne possano effettivamente risolvere.

Il problema dell’economismo risiede nel fatto di basare tutti gli aspetti della vita di una nazione su puri concetti economici e di fondare l’economia, che studia le decisioni umane realizzando modelli relativi al denaro, sul denaro stesso. L’economismo offre una visione errata di quello che siamo e di quello che dovremmo essere, limitandoci e impedendoci di essere pienamente umani. Quando i leader politici adottano decisioni fondate sull’economismo, essi adottano decisioni sulla base di un principio errato che potrebbe risolvere o meno problematiche economiche, ma che non sarà mai sufficiente a far progredire e a proteggere una società sviluppata.

Certamente, un paese non può ignorare la propria realtà economica e i paesi dovrebbero sempre aspirare a un’economia sana. Ma lo scopo dell’economia è di servire la società. Per definizione, un’economia sana fornisce alla società le esigenze necessarie per il suo sviluppo, la sua emancipazione e la sua sopravvivenza. L’essere umano non è stato creato per servire l’economia, ma è l’economia che dovrebbe sempre essere usata a servizio dell’essere umano.

Traduzione a cura di Maria Ester D’Angelo Rastelli

 

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