venerdì, Ottobre 22

Lobby Report: le follie giapponesi e le ‘paure’ arabe Il Giappone ha investito 32 milioni di dollari nel 2019 per sostenere la sua política di Difesa. Gli Emirati Arabi Uniti hanno arruolato una flotta di lobbisti per difendere il piano di acquisti militari

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Ogni anno governi, società e individui di tutto il mondo spendono mezzo miliardo di dollari per fare pressioni per i loro interessi geopolitici negli Stati Uniti. USA 2020 non ha impedito all’attività lobbistica di proseguire.

Foreign Lobby Report, il nostro partner a Washington, esamina dozzine di documenti pubblici ogni settimana per produrre il registro più completo delle campagne di influenza straniera ovunque.

A Washington. c’è un grande andare e venire di lobbisti: stanno uscendo di scena quelli legati al mondo di Donald Trump, e stanno arrivando quelli vicini ai democratici e al Presidente eletto Joe Biden.
Fin dai giorni immediatamente successivi all’election day, quando ancora i voti si stavano faticosamente contando ma era oramai chiaro che malgrado le follie di Trump alla Casa Bianca sarebbe arrivato un nuovo inquilino, molti Paesi, in testa all’elenco delle Nazioni fr
ettolose, i Paesi arabi –Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti,Turchiasi sono messi al lavoro per aggiornare i loro contratti con le società di lobbying.

La follia del lobbismo da 32 milioni di dollari del Giappone

Negli ultimi giorni a fare notizia è stato il Giappone, con gli investimenti folli degli ultimi anni volti a tutelare le sue politiche di difesa negli Stati Uniti nel bel mezzo alle crescenti tensioni con la Cina.

Un nuovo rapportopubblicato lo scorso 19 novembre e rilanciato da Foreign Lobby Report, unitamente all’analisi di Foreign Influence Transparency Initiative e del Center for International Policy (CIP) think tank di politica della difesa e politica estera rivela che nel 2019 sono state pagati ben 32 milioni di dollari a 51 aziende che rappresentano interessi giapponesi. Il rapporto entra in profondità nelle priorità di questo stretto alleato degli Stati Uniti, la cui attività di lobbismo è perennemente in cima alle classifiche di spesa, ma sfugge in gran parte al controllo.

«Mentre la Cina e la Russia ricevono il peso maggiore dell’attenzione per le attività di influenza straniera, le Nazioni con la spesa più alta, come il Giappone, passano sotto il radar», osserva il rapporto.

Il rapporto ha rilevato che «l’allineamento della difesa militare e strategica» è stato spesso elencato come motivo per il coinvolgimento dei lobbisti nei confronti dei politici statunitensi, con la difesa citata in oltre il 14% dei contatti. I contatti con i comitati per gli affari esteri e la difesa hanno dominato la lista della spesa.

È interessante notare che il rapporto collega gran parte delle pressioni all’aspra faida tra il Governo centrale di Tokyo e la Prefettura di Okinawa sulla presenza delle truppe statunitensi sull’isola. Tokyo è un importante acquirente di armi statunitensi e ha cercato una posizione militare più forte sotto l’ex Primo Ministro Shinzo Abe, mentre Okinawa fa forti pressioni per ridurre l’impronta militare degli Stati Uniti sul suo territorio.

In tutto lo scorso anno, i lobbisti per interessi giapponesi hanno contattato gli uffici di 240 membri del Congresso e hanno donato 2,65 milioni di dollari a campagne politiche, con 22 legislatori che hanno ricevuto contributi da ditte che hanno contattato i loro uffici per conto del Giappone. L’ufficio di Washington della prefettura di Okinawa ha guidato la carica, con 1.192 contatti politici elencati, seguito dal lobbista dell’Ambasciata del Giappone, Fratelli Group, con 674.

Il rapporto ha rilevato che il Giappone ha anche investito denaro in altre vie di influenza, comprese le fondazioni e le donazioni ai college e alle università statunitensi, che hanno totalizzato più di655 milioni di dollari dal 2014.

Gli Emirati Arabi Uniti arruolano i propri lobbisti nella lotta contro gli F-35

Gli Emirati Arabi Uniti hanno arruolato una flotta di lobbisti per cercare di alleviare le preoccupazioni bipartisan di Capitol Hill e dell’imminente Amministrazione Joe Biden per la sua acquisizione in sospeso dei caccia F-35.

Il rapporto che i lobbisti stanno diffondendo sia presso i parlamentari che presso i soggetti più vicini a Biden, recita tra l’altro che «la vendita dell’F-35 agli Emirati Arabi Uniti è molto più che vendere hardware militare a un partner. Si tratta di promuovere un Medio Oriente più stabile e sicuro. Consente agli Emirati Arabi Uniti di assumersi maggiormente l’onere per la sicurezza collettiva dagli Stati Uniti» .

Il rapporto prosegue sottolineando che gli Emirati Arabi Uniti hanno dispiegato la loro attuale flotta di F-16 a sostegno di numerose missioni guidate dagli Stati Uniti da quando furono approvate per la vendita per la prima volta sotto l’allora Presidente Bill Clintonnel 2000, in particolare in Afghanistan, Siria e Golfo. E dice che le vendite dell’F-35 sosterranno i posti di lavoro e la base industriale degli Stati Uniti.

La spinta dei lobbisti è arrivata dopo che Donald Trump, la scorsa settimana, ha notificato al Congresso una proposta di vendita di armi per 23 miliardi di dollari agli Emirati Arabi Uniti, inclusi 50 F-35 e relative attrezzature per 10,4 miliardi di dollari, oltre a una vendita di 3 miliardi di dollari di droni Reaper e 10 miliardi di dollari in bombe e munizioni. Gli Emirati Arabi Uniti affermano di aver bisogno della tecnologia avanzata per difendersi da missili balistici iraniani, razzi e droni armati che minacciano anche Israele.

Una legge sulla vendita di armi per la Libia scatena i lobbisti

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato in questi giorni un disegno di legge bipartisan, il Libya Stabilization Act, che attacca, per la prima volta, i violatori dell’embargo sulle armi in Libia. La legge era una priorità di lunga data per i sostenitori statunitensi del Governo sostenuto dall’ONU a Tripoli. Il disegno di legge chiede agli Stati Uniti di aumentare il loro impegno diplomatico e umanitario nel Paese e di identificare e sanzionare gli attori stranieri che minacciano la sua pace e stabilità.

Nel frattempo in Senato è stato annunciato che presto saranno presentate quattro risoluzioni separate di disapprovazione per la vendita di armi proposta da Trump agli Emirati Arabi Uniti di cui abbiamo detto sopra.

La prima sezione del disegno di legge sulla Libia richiede che il Segretario di Stato pubblichi un rapporto entro 90 giorni che includa una descrizione relativa al coinvolgimento in Libia di governi stranieri, nominando in particolare Turchia e Qatar, che stanno combattendo dalla parte del Governo di Accordo Nazionale (GNA) a Tripoli, e gli Emirati Arabi Uniti, Russia, Egitto, Sudan, Ciad e Arabia Saudita, che supportano Khalifa Haftar con mercenari e attacchi aerei.

Molte organizzazioni di advocacy sono al lavoro per opporsi alla vendita degli F-35 e ad altre commesse militari degli Emirati Arabi Uniti, sperando che la futura Amministrazione cambi la politica condotta fino ad ora. La battaglia di questi gruppi e dei lobbisti arruolati dagli Emirati è appena iniziata.

I sauditi all’ultima spinta pre-inaugurazione

L’Ambasciata saudita a Washington ha assunto un ex leader lobbista conservatore della Heritage Foundation per una ultima spinta prima che Joe Biden presti giuramento come Presidente.
Con un contratto del valore di 25.000 dollari al mese è stata arruolata la Hill Strategie Off dal 19 ottobre fino al 18 Gennaio 2021, proprio prima Inauguration Day del 20 gennaio. La società ha il compito di fornire advocacy legislativo e relativi servizi per sostenere gli sforzi di sensibilizzazione del Congresso per l’implementazione dei legami bilaterali tra il Regno dell’Arabia Saudita e gli Stati Uniti.

Biden ha promesso di porre fine al rapporto privilegiato che Riyadh ha avuto con il Presidente Donald Trump, promettendo di bloccare le vendite di armi statunitensi da utilizzare nella guerra guidata dai sauditi contro gli Houthi sostenuti dall’Iran, nello Yemen, e di provare a rientrarenell’accordo nucleare del 2015 con Teheran.

Altre 11 società di di lobbying e pubbliche relazioni sono già al servizio dell’ambasciata saudita.

I lobbisti marocchini prendono di mira i senatori degli Stati agricoli nella lotta per le tariffe sui fertilizzanti

I lobbisti della più grande azienda del Marocco stanno prendendo di mira i senatori degli Stati agricoli nella loro campagna per evitare tariffe minacciate su un ingrediente chiave dei fertilizzanti.

Il gigante dell’estrazione del fosfato OCP ha lanciato una massiccia campagna di lobbying e pubbliche relazioni il mese scorso dopo che la Mosaic Company, una rivale con sede a Tampa, ha presentato una denuncia al Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti e alla Commissione per il commercio internazionale degli Stati Uniti. Mosaic accusa il Marocco e la Russia di sovvenzionare la loro industria dei fertilizzanti fosfatici attraverso agevolazioni fiscali e altri mezzi, cosa che OCP nega.

All’inizio di questo mese i lobbisti dell’OCP hanno inviato una e-mail agli uffici dei senatori Sherrod Brown(D-Ohio) e Amy Klobuchar(D-Minn.), per invitarli a mettersi in contatto con il capo della sussidiaria americana dell’OCP e firmare una lettera che si oppone ai dazi minacciati, dimostrano le dichiarazioni di lobbying appena rese note. Gli uffici dei senatori non hanno risposto immediatamente. L’Ohio è al quinto posto tra gli Stati con il maggior numero di fattorie, secondoil censimento del 2017 del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, mentre il Minnesota è al 10° posto.
Mosaic ha il proprio gruppo di lobby:
Squire Patton Boggs, Ballard Partners, Dawson & Associates e Washington Tax & Public Policy Group. Ha anche speso $ 920.000 per attività di lobbying interne nei primi tre trimestri del 2020.

OCP è il più grande esportatore mondiale di fosfato grezzo, con 9,9 milioni di tonnellate nel 2019. La società ha detto a ‘Reuters’ che potrebbe porre fine alle sue esportazioni statunitensi, che sono ammontate a 729 milioni di dollari l’anno scorso, se verranno imposti dazi.

Il Sudan nel mirino di American Victimis of Sudan Terror

Lo studio legale Heideman Nudelman & Kalik ha registrato come lobbista per un gruppo chiamato American Victims of Sudan Terror.L’azienda farà pressioni per il sostegno del Congresso nel sollecitare che gli Stati Uniti si impegnino a rifiutare l’approvazione di qualsiasi accordo con il governo del Sudan a meno che e fino a quando il governo del Sudan non accolga le richieste di tutte le vittime degli Stati Uniti che sono state uccise e / o ferite come risultato del sostegno del Sudan al terrorismo. Trump aveva annunciato, il 19 ottobre, che avrebbe revocato la designazione del Sudan come sponsor statale del terrorismo non appena Khartoum avesse messo da parte 335 milioni di dollari che ha accettato di pagare alle vittime americane degli attacchi del 1998 alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania e alle loro famiglie.

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Sull'autore

Julian Pecquet is the founder and editor of Foreign Lobby Report, the comprehensive news site tracking foreign influence operations in Washington. Prior to launching the site on June 1, 2020, Julian was a reporter and editor for Middle East news site Al-Monitor for six years. There he initiated lobbying coverage that won national awards from the Online News Association and the Society of American Business Editors and Writers (SABEW). Before that he was a Global Affairs reporter for The Hill and a newspaper reporter in Florida for many years. Contact him at jpecquet@foreignlobby.com or on Twitter @JulianPecquet

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