mercoledì, Settembre 22

Lobby: regolamento approvato. Ma la legge? Due chiacchiere con Andrea Morbelli, Pubblic Affairs, Open Gate Italia, lobbista di professione

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Ormai sembra di ascoltare un disco rotto. Decine di disegni leggi ferme dagli anni ’50 per regolamentare l’attività dei lobbisti. Dopo lo scandalo, e le conseguenti dimissioni, della Guidi qualcosina si è mosso. I lobbisti di professione alla Camera dovranno essere iscritti a un registro pubblico e non aver ricoperto incarichi governativi o parlamentari negli ultimi 12 mesi. Sono queste alcune delle norme introdotte dal regolamento approvato dalla Giunta di Montecitorio. Entusiasmo di Laura Bordini«Grande soddisfazione. È nuovo atto concreto di trasparenza dopo il codice di condotta per i deputati. Con la regolamentazione dell’attività di lobbying votata dalla Giunta per il Regolamento della Camera facciamo un altro importante passo avanti nel percorso di trasparenza che sta caratterizzando questa legislatura. D’ora in poi ci sarà la dovuta chiarezza sulle attività di rappresentanza di interessi che dentro Montecitorio vengono svolte nei confronti dei deputati. Un registro – accessibile ai cittadini sul sito della Camera – permetterà di conoscere coloro che esercitano questi interventi e per conto di chi».

Si parla anche di sanzioni, «è prevista una gradualità delle sanzioni, dalla sospensione dell’accesso alla Camera per alcuni giorni alla cancellazione dal registro, che sarà l’Ufficio di Presidenza a stabilire. Ne guadagnerà la credibilità delle istituzioni e di tanti deputati e deputate che fanno politica in maniera onesta, pulita e impegnata»Oltre a questo, il secondo passo dovrebbe essere la regolamentazione tramite legge, il testo da cui ripartire è quello degli ex 5 Stelle, Orellana e Battista.  I Lobbysti di mestiere non aspettano altro, sarebbe la risposta ad una richiesta che si protrae da troppo tempo. Ne abbiamo parlato con Andrea Morbelli, Pubblic Affairs, Open Gate Italia. Lobbista di professione.

Dopo le dimissioni del ministro Guidi si riapre il discorso ‘regolamentazione Lobby’. Ennesimo ‘lupo al lupo’?

Lo scandalo della Guidi è stato al di fuori dal ‘Palazzo’, non ci sono stati incontri o sessioni all’interno. Noi pensiamo che questo lavoro debba essere normato all’interno e grazie ad una normativa chiara del settore si ripulisce il mercato da chi non è un vero lobbista ma è solo un faccendiere. Avendo avuto un confronto diretto con tutte le aziende del settore, posso sostenere che abbiamo tutti la stessa idea. Il nostro lavoro è sostenere i nostri clienti e portare i loro contenuti al decisore per fare in modo che scelga dopo aver esaminato tutte le possibilità. Se il decisore politico deve fare una legge e non sa come funziona il mercato, solo chi è del mercato lo può spiegare. (Il decisore) deve avere gli strumenti. La legge già da oggi li dà. Nell’ordinamento vigente è previsto che per qualsiasi legge si debba fare a seguito di un’analisi d’impatto e di una consultazione. Sulla carta esiste questa possibilità,ma non viene utilizzata. Già se si seguisse questo iter, sarebbe un grande passo in avanti. Ma per fare ciò è richiesta una trasparenza di rapporto tra chi porta gli interessi e il decisore, senza sotterfugi o pressioni indebite. Questo dovrebbe essere il sistema. Le autorità indipendenti seguono questo tipo di processo, la consultazione pubblica la fanno.

Come ha sottolineato Pier Luigi Petrillo, 58 proposte di legge dal 1976 e nessuna andata a buon fine. Ci hanno provato al Ministero dell’Agricoltura, ma sappiamo tutti come è andata a finire: registro sparito.

Quello al Ministero dell’Agricoltura era un timido tentativo, bisogna dire che il registro è uno strumento, non è il fine. Fa piacere che la Camera abbia voluto dare questo segnale,  ma questo non vale per il Senato e non vale per nessun altro Ministero o qualsiasi altro organismo. E’ stato creato un registro che vale per l’ingresso, questo registro ha dentro di sé un problema principale: all’interno di questo regolamento c’è una riga in cui è scritto che le modalità di accesso di chi è iscritto a questo regolamento verranno stabilite dalla Presidenza della Camera. Ecco qui il problema. Ad oggi per accedere dalla Camera devi chiedere l’autorizzazione da parte di un parlamentare che ti riceve, e viene concesso un pass temporaneo, solo per dove ti riceve. Peccato che c’è una serie di ‘entità’ che hanno un pass permanente, grandi imprese, associazioni di categorie … decise in maniera totalmente arbitraria, dal questore (parlamentari amministrativi). Siamo divisi in classe A e B: coloro che possono entrare ed uscire a proprio piacimento e chi deve chiedere ogni volta il permesso. Il registro potrebbe servire a dare chiarezza, ma bisognerebbe ricominciare daccapo, e questo vale per tutti. Stabilire per tutti  le stesse regole. Fino ad ora non è stato fatto. Se si rende obbligatoria l’ iscrizione al registro, dalla quale deriva la possibilità di accesso, tutti sarebbero obbligati a registrarsi. Finché rimarrà facoltativo non ci sarà trasparenza.Sapere che ci sono regole chiare renderebbe anche più sereno il nostro lavoro. In questa maniera, essendo autorizzato, non posso essere guardato da nessuno con sospetto.

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