lunedì, Giugno 14

Lo Zimbabwe si rivolta contro il Coccodrillo Le dimostrazioni popolari guidate dal partito di opposizione sembrano prendere la situazione economica come pretesto senza dare tempo al regime di creare le condizioni per la ripresa economica

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Migliaia di cittadini hanno manifestato ieri nella capitale Harare contro il Governo del Presidente Emmerson Mnangagwa, detto il Coccodrillo.  La manifestazione, autorizzata, è stata organizzata da Nelson Chamisa, leader del principale partito di opposizione Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC).  Nelson Chamisa si è visto sottrarre la vittoria elettorale dal Coccodrillo nelle elezioni dello scorso 30 luglio. Le frodi compiute per far vincere Mnangagwa sono state ampiamente tollerate dai maggiori partner economici dello Zimbabwe, Unione Europea, Stati Uniti, Sudafrica e Cina, che hanno preferito la continuità del regime (senza Mugabe) piuttosto che un cambiamento democratico a favore del reale sviluppo del Paese, diritti civili e tenore di vita della popolazione.

È proprio il tenore di vita che ha fatto scendere in piazza migliaia di manifestanti. Il regime non è riuscito ancora a risolvere i problemi economici e la popolazione fa le spese del drammatico aumento dei prezzi dei beni di primo consumo e della loro scarsità sul mercato. Farina, olio per cucinare e carburante scarseggiano da mesi a causa della mancanza di valuta pregiata necessaria per le importazioni. «I Zimbabwuani stanno soffrendo. Nel Paese non c’è più carburante. Siano stati uniti contro Mugabe ma non ci aspettavamo questa crisi. Le nostre vite sono in pericolo. Non c’è lavoro. L’attuale Governo non fa nulla per risolvere i nostri problemi. I prezzi dei beni di consumo primari stanno salendo alle stesse. Non riusciamo nemmeno a comprare le medicine in farmacia». Queste alcune osservazioni fatte ai media nazionali dai dimostranti.

Il partito di opposizione MCD ha avuto gioco facile a far scendere la popolazione in piazza a causa del provvedimento economico che prevede l’introduzione di una tassa del 2% sulle transazioni commerciali elettroniche. Molti Zimbabwuani (consumatori e commercianti) dipendono dalle transizioni finanziarie elettroniche offerte dalle compagnie di telecomunicazione in quanto non possiedono conti bancari. Fino ad ora su queste transazioni veniva applicata una trattenuta del 0,5%, fonte di guadagno per le compagnie. In molti Paesi africani i servizi finanziari delle transazioni elettroniche tramite telefono stanno conoscendo un vero e proprio boom in quanto permettono alla maggioranza della popolazione di vendere la loro merce o di pagarla con lo stesso metodo della carta di credito ma senza la necessità di aprire un conto corrente bancario su cui gravano ancora fin troppi costi di gestione caricati sui clienti.

Una frase pronunciata da una dimostrante è particolarmente importante in quanto fa indirettamente capire la vera natura di questa protesta popolare: «Siamo qua a dimostrare contro la crisi economica e contro i risultati elettorali che sono stati truccati». È vero che il Coccodrillo ha attuato un golpe nel novembre 2017 per impedire alla First Lady di succedere a Robert Mugabe e per salvare il regime da una rivoluzione e dal disastro economico. È altrettanto vero che le elezioni del 30 luglio scorso sono state truccate per permettere al regime di rimanere al potere e tollerate dalla comunità internazionale, così come Mnangagwa rappresenta il regime di Mugabe senza il dittatore. Un’abile mossa per non cambiare nulla. Ma è indiscutibile che la ripresa economica non può arrivare in soli 4 mesi dalla carica di Mnangagwa alla Presidenza. Le sanzioni economiche sono ancora parzialmente in vigore. I partner internazionali stanno solo ora pensando a possibilità di investimento, ritardate in quanto occorre verificare la capacità del regime di mantenere il potere.

Le dimostrazioni popolari guidate dal partito di opposizione sembrano prendere la situazione economica come pretesto senza dare tempo al regime di creare le condizioni per la ripresa economica. Il vero obiettivo di Chamisa è quello di far dimettere Mnangagwa e ottenere la Presidenza, visto che ha tecnicamente vinto le elezioni, successivamente truccate. «Mnangagwa must go» («Mnangagwa deve andarsene») era lo slogan più ripetuto durante la manifestazione di ieri. Chamisa e il MDC stanno tentando di sfruttare la disperazione popolare dovuta dalla crisi economica per rovesciare l’attuale Governo ed accedere al potere. Anche se la vittoria di Chamisa fosse stata riconosciuta in soli 4 mesi il MDC avrebbe ottenuto gli stessi risultati del regime sulla ripresa economica. Non è possibile risolvere in soli 4 mesi una profonda crisi economica che dura da 6 anni. L’obiettivo dell’opposizione non è quello di risolvere la crisi economica ma di far mancare di legittimità gli attuali Presidente e Governo.

«Non combatteremo Mnangagwa con le armi perché non crediamo nella violenza. Lo combatteremo con mezzi pacifici e democratici» promette il leader dell’opposizione Chamisa. Una promessa obbligatoria visto che il regime detiene il pieno controllo su polizia ed esercito. Una rivolta popolare armata sarebbe un suicidio e si tramuterebbe in un bagno di sangue. Non vi sono nemmeno le condizioni per creare un movimento guerrigliero. La popolazione preferisce migrare nei vicini Angola e Sud Africa piuttosto che darsi alla macchia e imbracciare il fucile.

Questo limite dell’opposizione è ben conosciuto dal Coccodrillo che si dimostra prudente. A differenza delle proteste post-elettorali dove almeno sei persone sono state uccise e centinaia arrestate, il Coccodrillo ha dato ordine a Polizia ed Esercito di andare cauti. La manifestazione si è svolta senza incidenti di rilievo. Questa risposta soffice voluta dal Presidente è tesa a non innescare pericolose micce tra la popolazione che potrebbero sfuggire dal controllo della stessa opposizione, aprendo uno scenario di guerra civile dove il regime vincerebbe ma a caro prezzo. Il Padre della Nazione, Robert Mugabe, sta nel mentre, morendo lentamente di una malattia incurabile ormai giunta allo stadio finale.

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