martedì, Ottobre 19

Lo Yemen non arretra davanti l’Arabia Saudita L'Arabia Saudita resta intenzionata a prevaricare su questa Nazione ormai ridotta in miseria

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Malgrado le forze e la potente amicizia di cui dispone, il regno non è stato in grado di arrestare la determinazione dello Yemen. Di fronte a un’enorme pressione, questa Nazione immiserita ha resistito contro le forze d’invasione saudite. E mentre molti hanno già attribuito la resilienza militare dello Yemen all’inesperienza del Ministro della Difesa saudita, Mohammad bin Salman, l’architetto dell’operazione della coalizione in Yemen (un principe, che pare abbia 35 anni), è proprio la legittimazione popolare della Resistenza che ha portato il movimento e i suoi uomini a confrontarsi con una delle Nazioni più potenti al mondo.

Così, la guerra dell’Arabia Saudita contro lo Yemen è giunta a uno stallo militare. E sebbene lo Yemen abbia dovuto pagare a caro prezzo il mantenimento della propria sovranità, anche Riyadh ha perso qualche piuma. Tanto per citarne una, il regno ha visto svanire milioni e milioni di dollari in equipaggiamenti militari e patrocinio finanziario (mantenere una coalizione coesa impone finanziamenti cospicui). Tenendo presente che il prezzo del petrolio rimane basso e che l’economia dell’Arabia Saudita si basa quasi soltanto sul petrolio e sul gas, non sarebbe errato affermare che il regno si trova in condizioni sfavorevoli. E dal momento che lo Yemen non accenna a desistere, potrebbe essere Riyadh a fare un passo indietro.

Per quanto tempo l’Arabia Saudita può davvero impegnarsi in una guerra genocida? Nella situazione in cui è, Riyadh potrebbe essere tagliata fuori dal favore politico degli Stati Uniti, specialmente adesso che Washington sta cercando di superare le difficoltà con l’Iran, una mossa che i sauditi intendono impedire. Le crepe tra Riyadh e Washington sono già comparse. Facendo riferimento alla dichiarazione unilaterale dell’Arabia Saudita sulla guerra in Yemen, il Senatore John McCain, Presidente della Commissione per le Forze Armate, avrebbe affermato: «[i sauditi]non ci hanno informati perché credono che ci siamo schierati con l’Iran».

Dietro la guerra di Riyadh in Yemen si cela la sua paura paranoica dell’Iran. Riyadh è convinta che gli Huthi siano di fatto agenti iraniani venduti al movimento rivoluzionario islamico, una teoria che pare fantasiosa e albergare soltanto nella mente dei funzionari sauditi. Michael Horton, analista senior per gli affari arabi presso la Jamestown Foundation, specializzato nello Yemen e nel Corno d’Africa, è tra i molti esperti della regione che hanno insistito sul fatto che l’Arabia Saudita ha una percezione distorta dei rapporti tra Huthi e Iran. Horton, che è stato descritto da Mark Perry, osservatore esperto del Pentagono, come «vicino a una serie di ufficiali delle Forze speciali USA e consulente del Governo statunitense e britannico», ritiene che i rapporti che dipingono gli insorti come agenti di Teheran nella penisola arabica siano delle assurdità.

L’Arabia Saudita ha già perso su molti fronti. Certo, ha riversato devastazione su molte città e villaggi, esigendo le vite di migliaia di persone, ma tali prodezze non costituiscono una vittoria.

 

Traduzione di Barbara Turitto

 

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