venerdì, Settembre 24

Lo Svuota Carceri non basta

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Un sottorganico che tocca le ottomila unità, 500 milioni del Piano Carceri inutilizzati: così si presenta la situazione carceri in Italia. Non è certamente una novità, il sovraffollamento e le strutture penitenziarie inadeguate e i fondi  mal utilizzati ormai sono un’abitudine. “E’ stato speso più di un milione solamente in studi e consulenze, per non arrivare a nulla”, ci spiega Donato Capece, presidente Sappe. Dopo la caduta del Commissario straordinario le risorse dovrebbero essere rimaste, speriamo che non siano state utilizzate per altro. I lavori fatti, e i padiglioni costruiti, fanno parte ancora del progetto finanziato quando il ministro della Giustizia era Mastella. Le Risorse del Piano Carceri non sono state impegnate, o almeno una parte minima”.

Si dice che siano stati spesi solo una minima parte. Quindi gli altri (urgentemente utili) quando verranno elargiti? Gli ampliamenti e la costruzione di nuovi istituti a quando?  “Sul discorso della costruzione carceri ribadisco che non è necessario”, continua Capece, “serve rendere agibili quelli esistenti, impegnando le risorse nelle ristrutturazioni o negli ampliamenti. Nel mondo penitenziario di sprechi ce ne sono parecchi. Carceri costruiti e mai finiti o mai utilizzati, dichiarati troppo piccoli. Noi avevamo proposto delle strutture filtro. Quando il cittadino viene fermato non deve andare immediatamente in carcere, ma rimanere in una struttura ‘ibrida’. Solo quando il magistrato emette una sentenza a suo carico va in carcere e diventa detenuto. Oggi c’è subito la custodia cautelare. Sbagliatissimo”.

“Questo carcere così com’è è superato. Adesso hanno copiato gli altri Paesi europei aprendo le celle e allargando il concetto dei tre metri quadri. Questo ha portato che molti detenuti hanno chiesto un risarcimento o economico o con lo sconto della pena”.  Il problema, come ci fa notare il Presidente del Sappe, è che “chiunque finisce in carcere, anche per fatti che non creano allarme sociale, utilizzando una terminologia tecnica. C’è bisogno di misure alternative. Il Carcere deve essere l’extrema ratio. Si vengono a creare convivenze con detenuti colpevoli di reati importanti. Non si può far convivere un ergastolano con un ladro di bicicletta (per esempio). Il carcere diventa l’università del crimine. La funzione educativa sparisce. Un contenitore che depersonalizza gli individui. Adesso chiudono 22 istituti: che fine fa il personale? I detenuti? Prendiamo l’esempio  della Puglia, dove verranno chiusi 4 istituti, quello di Lucera, Altamura, San severo e Turi (c’è più polizia penitenziaria che detenuti). Stessa sorte toccherà all’Istituto di Savona”.

Si evince che in teoria si razionalizza ma in pratica non si tengono in considerazione le problematiche che ne derivano. Siamo alle solite, “non c’è una politica programmatica: coloro che ci governano non conoscono i reali effetti delle loro politiche. Ad esempio noi ci opporremo al progetto sull’intimità in carcere. E’ estremamente pericoloso, si abbassa il livello di sicurezza. Se va in porto questo progetto, noi sfileremo con un bottone nero con il quale dichiareremo il lutto nazionale per aver perso la sicurezza nelle carceri”.

Stesse domande (o meglio di cosa si sta discutendo) le abbiamo rivolte a Maurizio Buccarella, del M5S e vicepresidente della II Commissione Giustizia Permanente al Senato.

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