lunedì, Dicembre 6

Lo strumento militare dell'Arabia Saudita

0
1 2


Da diversi mesi l’attenzione dell’opinione pubblica è puntata sul Medio Oriente a causa della conquista di estese regioni dell’Iraq e della Siria da parte dello Stato Islamico.
Nel frattempo la persistente guerra civile siriana e il recente innalzamento dei toni tra Iran ed Arabia Saudita, non sembrano portare l’interesse del mondo lontano da questa regione.

In Medio Oriente gli interessi che vengono contesi sono innumerevoli e non riguardano solo i giacimenti di petrolio o la lotta per l’egemonia sunnita o sciita, il Medio Oriente è un campo di battaglia e come tale è una calamita per le industrie che si occupano di armamenti. Questo particolare indotto industriale, ha sempre visto con straordinaria lungimiranza la corsa agli armamenti delle petromonarchie moderne. Quando si è multimiliardari non bastano più pietre e qualche fionda, persino le armi devono essere le migliori sul mercato e non basta coprire il numero di bombe necessarie alla guerra, bisogna averne più di quanto versa a radere al suolo gli avversari.

E’ questo lo strano caso dell’Arabia Saudita, Monarchia di stampo sunnita che dal marzo 2015 si è impelagata in diverse guerre da cui stenta ad uscire, lo Yemen è il primo esempio.
Quando il 24 marzo 2015 la monarchia dei Saud sgancia la prima bomba sullo Yemen, auspicandosi di combattere il gruppo terroristico meglio noto come Houti, che rappresenta anche una tribù piuttosto numerosa e che fa capo alla linea politica di Teheran. Teheran non è di certo un nome che viene a galla per caso, Riyadh vuole infatti arginare l’avanzata sciita nel Medio Oriente iniziando una guerra per parti in un terreno neutrale come quello yemenita. Lo scontro dura per settimane e le vittime civili sono quelle maggiormente colpite, gli esperti del settore non si dimostrano sorpresi dell’enorme potenziale bellico dell’Arabia Saudita.

Ora che tra l’Iran e i Saud sembra finalmente calata la maschera, quale dimostrazione di forza bisogna aspettarsi dalla petromonarchia? Sappiamo che Teheran ha a sua disposizione un numero piuttosto importante di guerriglieri autorizzati a tutto chiamati Pasdaran o ‘guardie della rivoluzione’, ma il suo avversario con cosa potrà rispondere.

L’Arabia Saudita è il quarto Paese al mondo in termini di investimenti militari, non solo dedicati all’acquisizione di nuovi armamenti, ma anche allo sviluppo di nuove tecnologie.
Le stime parlano di quasi 57 miliardi concessi all’indotto della difesa, ma sono numeri che rimangono aleatori, più un punto di riferimento che un vero dato certo. Un mistero è anche la capacità militare terrestre di questo Paese: le carte lasciano intendere che i Saud sarebbero in grado di schierare una forza terrestre di oltre 234 mila soldati operativi (cioè che possono combattere), oltre 1000 carri armati e 650 aerei.

Le cifre sopra esposte necessitano di un approfondimento, quando si parla di petromonarchie abbiamo detto che il denaro non basta, ci vuole il meglio. L’Arabia Saudita potrebbe tranquillamente stipendiare, con i suoi investimenti per la difesa, i 234 mila soldati di cui parla nei documenti ufficiali. Il problema che si pone nella realtà è che questi 234 mila soldati sono stipendiati, appositamente chiamati tra le fila dei migliori eserciti del mondo per difendere gli interessi del Paese. Può sembrare assurdo che una potenza economica come Riyadh non abbia sufficiente influenza economica e politica per spingere i suoi concittadini a combattere in nome dei Saud, eppure è quello che succede.

Le famiglie più importanti ed influenti non manderebbero mai i loro figli maschi a combattere in zone dimenticate del globo terrestre, soprattutto quando non vedono minacciato il loro stile di vita e il loro petrolio, così pagano cifre considerevoli alla monarchia per evitare il servizio di leva. Le famiglie che si possono permettere tale salasso economico sono moltissime e per questo i giovani maschi destinati alle file dell’esercito sono esautorati dal servizio attivo. Bisogna sottolineare che abbiamo parlato di servizio attivo, cioè il recarsi materialmente sul campo di battaglia in uno scontro diretto con il nemico, niente vieta a questi giovani rampolli di vestire le divise degli ufficiali e sfilate alle parate militare nazionali, è un loro pieno diritto.

Anche in questo caso l’apparenza vale più della sostanza e mostrare gli ufficiali in perfetta uniforma da cerimonia marciare compatti davanti ai regnanti emana quel senso di ordine e rigore che ormai tutti sanno essere una facciataVenendo a mancare il cambio generazionale e non avendo motivazioni che gli spingono a combattere i sauditi, nelle forze armate sono pochi e poco preparati. I vertici di comando nella maggior parte dei casi non hanno studi specifici e muovo gli uomini sul terreno ispirandosi soprattutto ai libri di storia dove si narra dei grandi condottieri europei.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->