domenica, Maggio 9

Lo strano viaggio di Tony Abbott

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Sydney – Sono giorni importanti per il Primo Ministro Tony Abbott, impegnato a rispondere alle molte critiche che gli sono state mosse sia in Australia che all’estero, proprio durante il più importante viaggio della sua carriera politica. Abbott è infatti nel corso di un viaggio ufficiale di 12 giorni il cui programma prevede, nell’ordine, Indonesia, Francia, Canada e Stati Uniti, con la discussione di temi delicati e dibattuti ad ogni tappa.

Cominciando dal principio, il Premier australiano viene da 3 settimane dense di polemiche in patria, dovute principalmente alla presentazione ufficiale del Budget Federale di quest’anno, ovvero la legge finanziaria. Questa ha seguito in pieno la tradizione dei conservatori in tema di politica economica in caso di deficit pubblico in crescita, risultando in una serie di tagli trasversali che hanno suscitato proteste in tutte le maggiori città del Paese. La serie di polemiche ha influenzato pesantemente l’indice di gradimento sia del Primo Ministro che del governo, favorendo alcuni aspri dibattiti interni alla coalizione conservatrice alla base dell’esecutivo.

Gli ultimi sondaggi mostrano, infatti, che la coalizione guidata da Abbott è al minimo da quasi 5 anni a questa parte, attestandosi ad un modesto 36% a dispetto degli sforzi dei principali ministri di evidenziare la necessità di tali misure per mantenere l’altissimo livello di qualità di vita anche in futuro. E’ importante ricordare come l’Australia abbia il più alto indice di sviluppo umano (HDI index) al mondo assieme alla Norvegia, mentre gli ultimi dati indicano una crescita economica del 3,5% su base annua, superiore alle aspettative.

Parte delle polemiche deriva dalla tipologia di tagli presentati con il Budget federale del 2014, molti dei quali tagliano in modo importante strutture ed attività governative impegnate nella salvaguardia ambientale e nella riduzione delle emissioni di CO2, in maniera diametralmente opposta a quanto dichiarato da Obama negli Stati Uniti.

Veniamo dunque al complicato viaggio di Tony Abbott, cominciando dalla prima meta, l’Indonesia. Dopo mesi di forte tensione tra Indonesia ed Australia, infatti, l’Ambasciatore indonesiano Nadjib Riphat Kesoema ha finalmente fatto ritorno a Canberra. La rottura diplomatica tra i due Paesi avvenne nel novembre scorso, quando venne diffusa l’esistenza di un datagate australiano, parallelo a quello più noto che aveva coinvolto gli USA dopo le rivelazioni dell’informatico Edward Snowden. Quanto emerso delineò in modo evidente una rete australiana di spionaggio che si estendeva per tutta l’Asia centro-meridionale ed orientale e che, nel caso dell’Indonesia, monitorava le conversazioni del Presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono, di sua moglie, del suo vice e di diversi Ministri del Governo sin dal 2007.

Il lento ma costante processo di riavvicinamento, segnato da una road map composta da 6 punti, ha implicato la necessità di diversi incontri tra Yudhoyono ed Abbott, l’ultimo dei quali, a Maggio, è stato però improvvisamente annullato da parte australiana, adducendo come scusante gli impegni per la presentazione del Budget federale di quest’anno.

Fonti vicine al Presidente indonesiano confermano che in una successiva telefonata tra i due, Yudhoyono abbia più volte rimarcato come «sarebbe davvero importante se potessimo incontrarci almeno a Giugno». Un piccolo scandalo è sorto quando un giornalista indonesiano, la cui presenza non era stata notata durante la telefonata, ha pubblicato la registrazione della conversazione, che è però stata decisamente cordiale:

Yudhoyono: «In quel momento ci saranno le elezioni presidenziali. Se potessimo incontrarci prima di Agosto, a Giugno per esempio, potremmo completare tutto. Possiamo rinforzare e migliorare i nostri rapporti ad un livello ancora maggiore».

Abbott: «Ho intenzione di dimostrare che c’è un nuovo tipo di rapporto tra Australia ed Indonesia non appena lei riesca a venire in visita in Australia, se non prima».

Yudhoyono: «Sarei felice se questo accadesse, e potremmo incontrarci anche prima di Agosto…a Giugno, per esempio. Possiamo dare prova di questo nuovo rapporto. Sono certo che le nostre relazioni diverranno più solide e ne trarranno vantaggio».

Ecco dunque la prima tappa del viaggio internazionale di Tony Abbott, in cui i due sono stati a colloquio mercoledì scorso per circa 45 minuti in un albergo nell’isola di Batam, discutendo del codice di condotta tra i due Paesi, di commercio, di intelligence, di cooperazione militare, di politiche comuni e, tema delicato per entrambi, di politiche migratorie.

Tony Abbott si è poi immediatamente diretto in Francia, dove si è fermato dal successivo giovedì a domenica, per la commemorazione del 70esimo anniversario del D-Day, lo Sbarco in Normandia. Durante i due giorni in Francia Abbott ha incontrato, tra gli altri, anche il Capo di Stato australiano, la Regina Elisabetta II.

Il discorso del Primo Ministro australiano, tuttavia, non è stato bene accolto né dal pubblico presente né dalla stampa, che ha contribuito a diffondere le polemiche. Come riportato dai principali media francesi, infatti, Abbott ha concesso solo 30 secondi del suo intervento alla commemorazione dell’evento, parlando per il tempo restante della situazione economica internazionale e del ruolo dell’Australia.

Sono molti i giornalisti che hanno suggerito al Premier di chiedere formalmente scusa per il suo intervento in Francia, mentre il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nel corso del suo discorso, ha affermato che «è importante che i rappresentanti dei diversi Paesi resistano alla tentazione di raggiungere meri interessi particolari, data la necessità di un impegno di tutte le nazioni per il benessere comune».

Abbott ha dunque preso parte ad una Messa nella Cattedrale di Notre Dame, a Parigi, prima di lasciare Francia ed Europa e dirigersi verso la terza tappa del suo viaggio, in Canada. Abbott incontrerà oggi, nella città di Ottawa, Stephen Harper, Primo Ministro del Canada e leader del Partito Conservatore canadese.

I due Paesi hanno molto in comune – altissimo tasso di qualità della vita, economie in crescita prevalentemente basate sulle esportazioni, una certa allergia per politiche ambientali condivise a livello internazionale – al pari dei due leader, spesso definiti “gemelli siamesi” in tema di lotta ai cambiamenti climatici.

Questo non ha impedito, tuttavia, a gruppi di ambientalisti di preparare una serie di proteste per l’incontro tra i due, mentre il portavoce dell’associazione Cool it for the kids – raffreddatelo per i ragazzi (il mondo, ndr) – ha dichiarato che «L’Australia è sul filo del rasoio quando si parla di cambiamenti climatici. Sta subendo incendi ed allagamenti sempre più violenti. Abbott ed Harper sono come gemelli siamesi in tema di cambiamenti climatici. E’ tragico».

I due Primi Ministri discuteranno dunque di investimenti e di commercio internazionale, ambito in cui l’Australia è decisamente attiva, ma non di politiche per il contrasto ai cambiamenti climatici, tema invece fondamentale nell’agenda del Presidente Obama negli USA.

L’ultima tappa del complesso viaggio di Abbott sarà dunque negli Stati Uniti, in cui l’incontro privato con Barack Obama ha già suscitato un’ampia discussione nei rispettivi Paesi. Le maggiori polemiche, tuttavia, sono scaturite dalla possibilità, ancora da confermare, che Tony Abbott cancelli gli incontri privati, stabiliti da tempo, con tre delle figure chiave dell’economia mondiale: Christine Lagarde, Direttore del Fondo Monetario Internazionale; Jim Yong Kim, Presidente della Banca Mondiale e Jack Lew, Segretario al Tesoro degli USA.

Al di là dell’incoscienza diplomatica, qualora Abbott decidesse davvero di non incontrare queste tre figure, sorprende la decisione alla luce del fatto che l’Australia ospiterà il G20 alla fine di quest’anno, per il quale è stata calcolata una spesa totale di poco meno di mezzo miliardo di dollari australiani.

Tale scenario, anche qualora smentito, conferma quantomeno l’insofferenza dell’amministrazione australiana nel ricevere pareri – o ingerenze – nelle politiche economiche del proprio Paese. E’ importante infatti ricordare come la maggior parte dei Paesi occidentali stia definitivamente abbandonando le politiche di austerity che hanno caratterizzato gli anni della crisi economica internazionale, mentre il governo di Tony Abbott, con l’intenzione di preservare la ricchezza dell’Australia nel futuro, sta implementando una lunga serie di tagli alla spesa pubblica.

Un ulteriore elemento che alza non poco il livello di attenzione per l’atteso incontro tra Abbott ed Obama, poi, è rappresentato dall’approccio diametralmente opposto dei due riguardo alle politiche ambientali. Mentre gli Stati Uniti, infatti, prevedono di ridurre entro il 2020 le emissioni di gas serra del 17% rispetto ai livelli del 2005, l’Australia si accontenta di una riduzione del 5%, per giunta su livelli di cinque anni prima. Mentre Obama ricalca l’importanza di un’attenzione globale per i problemi di ambiente e clima – supportato anche dal maggiore inquinatore al mondo, la Cina – l’Australia progetta di eliminare la politica di controllo sui prezzi del carbone e di tagliare 13 miliardi di dollari ai fondi per l’ambiente.

Se, dunque, è prevedibile che i due leader discuteranno di economia internazionale, cooperazione militare, intelligence, politiche migratorie ed accordi di libero scambio, è altrettanto intuibile come non sarà possibile evitare di parlare delle marcate differenze in tema di politiche ambientali, differenze che separano l’Australia non solo dagli USA, ma dalla maggior parte dei Paesi occidentali.

Analizzando più da vicino questi sviluppi, risulta evidente come l’amministrazione di Abbott non solo presenti approcci fortemente diversi in tema di ambiente e clima, ma anche in termini di politiche economiche e posizionamento all’interno del gruppo del G20. Se, da un lato, questo può essere in parte attribuito al particolare ruolo geopolitico dell’Australia, incastonata tra mondo occidentale ed Asia, dall’altro è un segno evidente dell’estremizzazione da parte del governo di Abbott di tale caratteristica indipendenza dalle politiche internazionali comuni.

L’attenzione è quindi rivolta ai prossimi incontri con Harper e soprattutto con Obama, mentre aumentano i dubbi circa la natura del prossimo G20 di novembre, che si terrà a Brisbane. Appare infatti chiaro che l’economia non lascerà posto alla discussione circa i cambiamenti climatici mentre, secondo l’ultima dichiarazione di Abbott, sembra che ci sarà posto anche per il Presidente russo Vladimir Putin.

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