mercoledì, Maggio 12

Lo strano caso delle Malvinas

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Arcipelago della Falkland a largo dell’Argentina. Ci troviamo a sud del paese latinoamericano, ma non siamo in Argentina bensì in un luogo in cui la capitale dista ben oltre 11000 km da quel lembo di terra nel mare e si chiama Londra. Strana storia quella di queste isole che prima terra di nessuno, si sono ritrovate ad appartenere al Regno di Spagna per poi divenire parte della nascente Repubblica Argentina (inizio 800). Breve esperienza repubblicana perché nel 1833 un gruppo di inglesi decise di occupare l’arcipelago e farne luogo di attracco per le navi mercantili della regina. Colonia inglese quindi e poi protettorato fino ad assestarsi sulla più tutelata forma giuridica di territorio d’oltre mare. Ma non finisce qui: documenti storici che riportano la sovranità a Buenos Aires, poi ancora a Londra passando addirittura per una presunta ingerenza uruguayana. Nel mezzo anche una guerra, quella del 1982 che vide proprio Inghilterra e Argentina fronteggiarsi per riscrivere la storia dell’arcipelago. Londra inizialmente blanda nella gestione dei territori a largo del Cono Sud, a seguito dell’irriverenza argentina nell’invadere le isole, decise di ristabilire la propria sovranità.

La guerra delle Malvinas si rivelò un disastro per Buenos Aires: da strumento propagandistico per rilanciare la dittatura di Galtieri in un più ampio consenso popolare (e di conseguenza per dare alla stessa una maggiore longevità) si è tradotta nei fatti in una condanna politica e sociale. Delusione cocente la sconfitta militare che oltre a ridimensionare le potenzialità internazionali del paese feriscono l’orgoglio nazionale sul tema più caro e discusso nel paese: la sovranità sull’arcipelago malvinense.

A seguito del conflitto, Londra ha rafforzato la propria sovranità trasformando gli abitanti delle isole in cittadini di tutto diritto del regno inglese e dando maggiore spessore alla presenza militare nell’arcipelago. Quest’ultima manovra finisce con il rappresentare anche uno strategico avanzamento delle proprie linee di gestione e controllo in ottica di un più concreto sfruttamento delle risorse celate dal Polo Sud. Londra quindi in prima linea per accedere a nuove risorse e nel mentre può ‘consolarsi’ con la gestione di quelle già accessibili e posizionate proprio all’interno dell’area marittima connessa alla sovranità delle Malvinas. Petrolio è quanto oggi viene scoperto dall’esplorazione dei fondali marini, un motivo che spiega ulteriormente come la contesa della sovranità sull’arcipelago oggi assuma una dimensione ben più pragmatica e strategica. Infatti se inizialmente si poteva pensare ad un confronto più ideologico e di prossimità territoriale, oggi i temi di rilievo sono ben più concreti e riguardano le risorse energetiche ivi presenti. Temi al centro della politica estera kirchnerista che per 12 anni ha visto la Casa Rosada al centro di un acceso dibattito internazionale tra ONU e organizzazioni regionali (Unasur e CELAC su tutte) per legittimare le proprie rivendicazioni territoriali sull’arcipelago. Tuttavia le diatribe diplomatiche non hanno scalfito in alcun modo l’approccio della Corona Britannica che dal canto suo ha ostentato la propria sovranità rafforzando il proprio dinamismo militare nell’arcipelago. Nel mentre l’esplorazione del fondale marino è andata avanti grazie all’ostinazione dell’azienda britannica Rockhopper Exploration, che non ha mai voluto arrendersi alle valutazioni sommarie fatte da altre multinazionali del settore. Infatti in molti hanno in passato sentenziato come la bassa capacità dei giacimenti petroliferi rilevati, non giustificava l’investimento. Una valutazione che non ha scoraggiato la Rockhopper che proprio ieri 23 maggio ha annunciato l’individuazione di un importantissimo giacimento di petrolio. Pierre Jean-Marie Henri Jungels presidente della società ha rivelato come «si è confermata l’importanza del Sea Lion quale giacimento di petrolio di portata mondiale». Ma è il direttore esecutivo della compagnia, Sam Moody, a dare una dimensione reale della scoperta, andando a sottolineare come «si conferma il potenziale del Nord della Malvinas nell’essere una riserva di oltre 1000 milioni di barili».

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