lunedì, Giugno 14

Lo Stato sbaglia, il cittadino paga

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Ci sono storie che scivolano via, non fanno ‘storia’. Talmente abnormi, talmente incredibili, talmente assurde che le si rimuove, si tende a dimenticarle. Appunto, non fanno ‘storia’.
Non ha fatto ‘storia’, per esempio, il caso di un professore di matematica, Lanfranco Schillaci. Il 23 aprile 1989 viene arrestato. Quel giorno il professor Schillaci diventa un ‘mostro’; qualche giorno prima aveva portato la figlioletta di due anni al pronto soccorso: preoccupatissimo, perdeva sangue. Diagnosi frettolosa dei medici, imperizia, stupidità, mettetela come volete. Il fatto è che Schillaci si trasforma in pedofilo che ha abusato della piccola. Lui in cella, la bimba data in affido; e tutto il mondo che crolla addosso all’intera famiglia Schillaci. Poi, ma molto tempo dopo, la verità: la bambina non ha subito alcun abuso; piuttosto era vittima di un tumore, un tumore che poi la uccide. Il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, colpito, singhiozza: «Sono qui, a chiedervi perdono per le ingiuste sofferenze che la terrena limitatezza delle attività dello Stato vi ha così crudelmente inferto».

Quella ‘storia’ che non ha fatto storia ha colpito due giornalisti, Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, e un avvocato, Stefano Oliva, che danno vita a un sito, www.errorigiudiziari.com. Cura appunto gli errori consumati in nome della giustizia, ‘del popolo italiano’.

Per dare un’idea delle dimensioni del fenomeno: dal 1992 lo Stato ha pagato 630 milioni per ingiusta detenzione. Il record degli indennizzi è ‘conquistato’ da Napoli: 144 casi nel 2015.

Il fenomeno siete colpevoli-ci-siamo-sbagliati-scusate-tanto, dal 1992 (da quando si è introdotto l’istituto per la riparazione per ingiusta detenzione) è successo circa 24mila volte. Si va dal caso del designer di moda, accusato di rapina (un mese in carcere, 9 ai domiciliari: assolto perché il fatto non sussiste), a quello della commercialista quattro mesi e mezzo in carcere, sette e mezzo ai domiciliari per bancarotta fraudolenta: assolta con formula piena dopo un processo di 6 anni); c’è la dipendente provinciale, arrestata per falso in atto pubblico (22 giorni di carcere; poi assolta per non aver commesso il fatto), al dipendente delle Poste (cinque mesi di carcere, sette ai domiciliari per rapina: assolto per non aver commesso il fatto dopo 13 anni); per non dire dell’Assessore comunale, arrestato per tentata concussione e abuso d’ufficio ben quattro volte in due mesi, 83 giorni complessivi di carcere, tutte le volte assolto.

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