lunedì, Agosto 2

Lo Stato parallelo di Draghi per l’Italia dei prossimi 10 anni Draghi è destra pensante, liberismo serio, keynesianismo intelligente, attenzione alla gente. E dunque ha deciso: l’unica cosa da fare è farsi uno Stato parallelo e tentare di fare partire la baracca in modo dignitoso

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«Ovunque io vada, ovunque io sia, ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone», leggo questa frase raggelante di Seid Visin, suicida. La leggo insieme ad altre frasi e notizie.
Dall’anno venturo Dazn ottiene (meglio ‘ottiene’) lo spostamento delle partite durante l’arco della giornata per poterne trasmettere di più in diretta.
I ristoratori, i dancingatori, e non so chi altri, dopo un’aspra battaglia guidata dal meraviglioso due Salvini-Meloni ottengono due persone in più a tavolo, e una promessa di apertura dei dancing, come la lotta furibonda per il coprifuoco e così via altro che Austerlitz; anche se Travaglio e la signora Murgia insistono a sottolineare il loro schifo per il fatto che dei vaccini si occupi uno in divisa con le mostrine.
La signora Marta Cartabia, volutissima da Sergio Mattarella e Mario Draghi, afferma: «Il magistrato deve essere autonomo, indipendente ed efficiente. Il giudice è chiamato a rendere un servizio, a rispondere a problemi sempre brucianti per i cittadini e questo non si può perdere di vista, nel tentativo di migliorare il rapporto di fiducia con i cittadini. E in questo siamo impegnati … autonomia e indipendenza della magistratura, che non siano coniugate a efficienza del servizio, sono privilegi di casta e non sono compresi dalla società».
Draghi, infine, mantiene la parola: la campagna di vaccinazione va avanti bene, il decreto semplificazioni (poi cercheremo di leggerlo) è in Parlamento, ma ci sono poche critiche e adotta il decreto sulla Pubblica Amministrazione. Vabbè, per Travaglio è solo un fotocopiatore, ma almeno è veloce.

Da quest’ultima non si può non partire perché il senso è chiarissimo: Draghi crea una sorta di amministrazione parallela, destinata a spingere e ‘controllare’ l’amministrazione ‘normale’, per gestire direttamente, in senso di velocizzazione massima, la gestione del piano del fondo di rinascita (se volete chiamarlo ‘recovery fund’, fate pure ma non dite ‘faund’, per favore) e solo in misura ridotta agire anche sulla PA ordinaria, alla quale vengono assicurate prebende varie, ma su ciò tornerò. E tanto per fare capire come vanno le cose, butta fuori (era ora!) il Professore del Missipipì e cerca di ridare un volto attendibile alla sovrastruttura stupida creata da Di Maio e soci.
Come vanno insieme queste cose? E perché credo che Draghi faccia bene a farle?

L’Italia, o meglio gli italiani, o meglio ancora una parte non misurabile degli italiani -non misurabile perché nessuno vuole misurarlo- ma rilevante, vive ormai con un orizzonte mentale che non supera le tre settimane. Litiga per aprire i ristoranti e le palestre, non si cura di ciò che accade intorno a noi, ed è diventato di un razzismo immanente, è un razzismo feroce e inconsapevole, che odia il nero e il giallo, ma non sa perché, però il ‘negro’ puzza. Si preoccupa solo di andare avanti come può, preferibilmente in nero -in questo caso il nero è bello. Ha un rapporto di odio e sudditanza verso la PA, e ha perduta ogni voglia di vedere fare pulizia in quella che una volta si definiva la casta della politica. E ciò, va detto chiaro, solo ed esclusivamente perché si è deciso o creduto di capire che solo legandosi a quella genìa di riccastri e faccendieri, ‘la si sfanga’. Non ha (e non saprei dargli torto) alcuna fiducia nella selezione pubblica per le funzioni amministrative e non solo.
Sotterranea scorre la convinzione profonda e irrazionale secondo la quale vincere un concorso per un posto pubblico o privato è un po’ come vincere un terno al lotto. E quando lo si sia vinto, come risultava da certa analisi di molti anni fa che se si rifacessero oggi darebbero, ne sono certo, il medesimo risultato di allora: se ho un posto è perché permetto col mio voto ai ‘potenti’ di fare e disfare e quindi il posto mi è dovuto, ma non per lavorare, e meno che mai (questa è la cosa terribile) per fare migliorare la ‘cosa’ in cui lavoro, ma per prendere lo stipendio. Per carità, non sto facendo della facile sociologia, il problema è infinitamente più complesso, ma sotto sotto, l’idea è quella.
Certo, lo dicono tutti, ci vorrebbe anche competenza e cultura (beh uso una parola sconosciuta alla politica come cultura solo per farmi capire da qualche ‘colto’) ma per loro, quelli che verranno dopo, noi ormai siamo quello che siamo.
Però, quando i ‘vip’, ci impongono (è il vero ‘disegno’ di Agnelli e non solo, lo ho detto a suo tempo, ricordate?) di fare partite ad orari diversi per permettere a dazn (cioè a loro) di guadagnare di più, magari anche grazie a qualche giornalista carina, l’amore per la squadra, l’entusiasmo per la bandierucola, l’idolo calcistico (ormai un affarista) scompaiono: guardiamoci le partite a casa, ‘chissenefrega’ se si paga, loro guadagnano sulla nostra pelle? E che possiamo farci.
Lo hanno capito i vari agnellidi, il capo della Confindustria e, temo, perfino Landini che perde la grande occasione di diventare il Di Vittorio italiano, facendo bagarre da tre soldi sul blocco dei licenziamenti.
E la Cartabia? Con un discorso ambiguo, parla di indipendenza della Magistratura, legandola alla efficienza, diciamola chiara, tradisce la Costituzione. Perché autonomia e efficienza sono due cose diverse e collegarle in un rapporto di consequenzialità, quando si parla di separazione delle carriere, di PM elettivi, di scelta delle cose da perseguire e infine di sorteggio per i Membri del CSM, è, lo ripeto, ambiguo e induce a preoccuparsi. Che vuol dire che se non è ‘efficiente’ gli togliamo l’indipendenza? E chi decide se è efficiente? Certo, aspettiamo a vedere, ma le premesse non sono incoraggianti. Ma il silenzio, anche su ciò, è tombale, anzi, molti gioiscono e qualche furbastro sedicente di sinistra suggerisce di aderire a quei referendum.

 

Ilpopoloitaliano, insomma, è sempre piùsudditoe sempre meno popolo fatto di cittadini, sempre più sballottato, inconsciamente, tra pulsioni varie di politicanti vari, oggi con la madonnina di Fatima in mano, ieri con quella di Lourdes. Ma sempre, purtroppo, un popolo governato dall’incompetenza e dal cinismo: non a caso i ‘politici’ sulle cui mosse oggi più di tutti si parla sono Di Maio e Conte: uomini per tutte le stagioni, aperti a tutto, ma capaci di nulla. E finché l’alternativa sarà Letta, con o senza ‘l’aiuto’ di Bettini, non c’è partita.
Draghi è altra cosa: destra pensante, liberismo serio, keynesianismo intelligente, attenzione alla gente (molta di più di quanto non sembri) atlantismo di ferro … ma nessuno è perfetto: anche lui, però, vede al massimo i prossimi dieci anni, che però sono dieci anni più di qualunquepolitico italiano e anche ormai, di qualunque politico europeo, e forse non solo.
E dunque ha deciso: l’unica cosa da fare è farsi uno Stato parallelo e tentare di fare partire la baracca in modo dignitoso, sperando che ne venga fuori qualcosa di buono; impegnandosi a farlo funzionare quello Stato parallelo. Secondo me non ci conta, ma credo, da come è partito, che abbia in mente di arrivare fino in fondo, cioè al 2026: anche Cavour non è diventato re, ma lo conosciamo meglio assai dei Savoia. E la Presidenza della Repubblica? Azzardo un suggerimento: Rosi Bindi, non vedo altro. Certo, Prodi sarebbe l’ideale, ma mi pare difficile e Bersani anche meglio, ma mi pare impossibile.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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