giovedì, Ottobre 28

Lo Stato dell'Arte della Cultura Pensieri per il Ferragosto: le carenze di una Cultura che non riesce ad essere laica

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Cultura

Avete presente quello strano animale che è il bradipo?
Bene. Una delle sue caratteristiche è la lentezza, tant’è che nel linguaggio comune si usa dire: «muoversi come un bradipo», quando si vuole alludere a un atteggiamento flemmatico al limite dell’apatia. Se osserviamo gli opinion leader della Cultura italiana, quelli che sono sempre invitati nei salotti dell’intellighenzia nostrana, che intervengono con i loro pensieri nei talk show della TV, quelli che i giornalisti corrono a intervistare per un ‘commento a caldo’ sull’ultimo evento che ha conquistato l’interesse dell’opinione pubblica … la prima immagine che ci appare è esattamente quella di un bradipo.

Addestrata (ma anche asservita) da millenni di cultura cattolica (‘Vatican style’, per intenderci), la Cultura del Bel Paese sopravvive al presente arroccandosi sui bastioni del passato. Così come la chiesa di Roma ha insegnato: ogni atto dev’essere lungamente ponderato così come ogni svolta  dev’essere profondamente meditata in modo tale da offrire alla gente aggiornamenti rari ma epocali.
Peccato che se il Cattolicesimo riesce a darci dei veri e propri ‘coup de foudre’ con i suoi cambiamenti epocali (come definire altrimenti la soppressione, ad esempio, del limbo?), la Cultura nazionale limita i propri exploit allo smascheramento di un falso dell’ ‘Infinito‘ di Giacomo Leopardi, con il quale ogni mezzo di comunicazione tappezza per giorni il proprio spazio culturale (cartaceo o virtuale) sia con la notizia che con i relativi commenti dei soliti opinion leader.

Incendio della biblioteca di AlessandriaCultura e Religione sono da secoli le fondamenta di ogni gruppo sociale, sia a livello tribale che a livello di società dei consumi qual è la nostra, e fino all’epoca della Rivoluzione francese, fino alle teorizzazioni illuministe, era scontato che la prima si esprimesse solo con il beneplacito della seconda. Poi questo principio assoluto e indiscusso venne meno. Fu messo in dubbio, criticato, superato. In Occidente assistemmo sì all’affermazione del cosiddetto ‘pensiero laicoche però venne ben presto mistificato e strumentalizzato da certa parte della Politica.
Basta scorrere le vicende storiche del secolo che abbiamo alle spalle per verificare la fondatezza di questa breve analisi. Tant’è che in Italia, dove la commistione tra Religione Cultura e Politica è stata senz’altro più forte e duratura, non si è mai riusciti a generare una Cultura laica e apartitica.
Sono tristemente celebri le ragnatele che per decenni si sono intessute tra potentati partitici e correnti culturali, rassegne, mostre, vernissage, salotti e riviste. Ragnatele che avevano al loro interno finanziamenti e agevolazioni, contributi statali e di Amministrazioni locali.

Laico è un aggettivo che dovrebbe essere applicato non solo a coloro che non appartengono al clero, ma anche a tutti coloro che operano in totale indipendenza dalle linee guida dei partiti, ed è in questa accezione che mi piacerebbe aggettivare la Cultura in Italia, ovvero come una Cultura laica.

Invece continuiamo ad assistere al bradipo incedere di una Cultura Catto-Comunista, anche se il Rogo dei testi di GIordano BrunoComunismo in Italia non è mai arrivato a Palazzo Chigi e il Cattolicesimo finge di esercitare il suo potere solo all’interno delle segrete stanze dei palazzi del Vaticano.
Una Cultura di questa sorta condanna a rivoli di conseguenze inaccettabili e, nella quiete (si fa per dire) di questi giorni di Ferragosto, possiamo spingerci a citarne qualche esempio.

Il buon Hegel parlava della lettura dei giornali come di una sorta di preghiera dell’uomo moderno, ma forse le testate italiane, proprietà di grigie entità economiche e poi di partiti, hanno fatto di questo simbolo una mera giaculatoria, utile dopo appena qualche ora solo per incartare uova e verdure al mercato.
È provinciale la nostra Cultura e sono provinciali i nostri giornali, ma peggio ancora i Mass Media, l’informazione veicolata tramite i canali televisivi, le celebri Reti RAI che pur costandoci l’occhio della testa assicurano un servizio pubblico davvero scadente.

 

La prima carenza culturale? Il nostro colpevole provincialismo. Siamo una Nazione giovane e purtroppo da sempre abituata a guardare solo al proprio ombelico, gli ideali europei che erano nel pensiero politico, ad esempio, di stimati pensatori quali Giuseppe Mazzini o, più vicino a noi, Altiero Spinelli sono da tempo smarriti.
La nostra conoscenza di ciò che accade nel mondo è ristretta a pochi isolati eventi, dei quali si dà solo una notizia di cronaca per poi lasciarli nel dimenticatoio. Rivolte in Congo, distruzioni di intere etnie? Per accidens può capitare di avere informazioni, se il numero dei morti è eclatante o se vi sono coinvolti connazionali, ma poi la maggior parte dei nostri giornalisti è indirizzata verso altro, verso notizie con maggiore appeal per il nostro gusto provinciale.

Quasi mai (si contano sulle dita di una mano) i nostri romanzi attirano l’attenzione di editori e lettori fuori dai confini patri e, meschini, noi ci discolpiamo con la menzogna della lingua: l’Italiano non è una lingua così diffusa… Dimenticando che in molte università estere, in special modo in quelle statunitensi, la nostra lingua è addirittura al settimo posto per gradimento e studio.
Forse, con maggiore onestà, dovremmo scorrere i titoli dei libri che le grandi case editrici italiane si ostinano a stampare, gli stessi che poi concorrono ai nostri Premi letterari e che mandiamo alle Fiere del libro internazionali. Libri di scarso o nullo valore letterario.

Ma non basta. Osserviamo l’arretratezza del nostro approccio all’Information & CommunicationsLeggere Technology, e l’atteggiamento di ostilità che gran parte della nostra Cultura ha nei confronti di Internet e del Digitale, proprio mentre l’interesse dei Mass Media e della Cultura ‘del resto del mondo’ si sta concentrando su di essi. Noi insistiamo a rimpiangere il celebre profumo della carta, il fruscio delle pagine dei quotidiani e a restare indietro, irrimediabilmente.

E vogliamo, anche solo accennare, al nostro patrimonio artistico e archeologico, troppo spesso inaccessibile al pubblico dei comuni visitatori perché relegato negli scantinati di musei con spazi insufficienti e/o con carenze di personale, quando non addirittura lasciato nel degrado e nell’incuria?
Poi arriva un nuovo Ministro che partorisce un’idea più che discutibile: sovvertire l’accesso gratuito ai musei che non sarà più per gli over 65 bensì per gli under 18! Il fine è meschino, recuperare i soldi dei biglietti dei visitatori stranieri, ma diciamolo sottovoce, che è meglio … E se la Cultura serve a pagare gli sprechi di uno Stato spendaccione, ben vengano i cambiamenti!
Dario FranceschiniLo stesso Ministro, peraltro, nelle scorse settimane aveva pensato di fare le nozze con i fichi, immaginando di incrementare l’offerta culturale del suo Ministero con iniziative sulle piazze gestite da privati, privati che oltre che lavorare ‘a gratis’ avrebbero anche dovuto accollarsi le spese della SIAE…
E ci scusi l’onorevole Dario Franceschini se lo poniamo tanto al centro dei nostri pensieri, ma abbiamo come la sensazione che le sue capacità non siano affatto adeguate al ruolo che il Premier Matteo Renzi l’ha chiamata a ricoprire. In merito non ci resta che sperare per il futuro citando la Sua promessa relativa all’editoria digitale. Sta velocemente scorrendo il semestre della presidenza italiana in ambito UE, e Lei, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ha promesso che proprio in sede europea sarebbe andato a ridiscutere la questione dell’IVA sugli e-book. Per chi non fosse a conoscenza del tema, precisiamo che mentre i libri cartacei usufruiscono di un’IVA agevolata (che in Italia, ad esempio, è del 4%) quella per gli e-book da noi si attesta al 22%. Ecco, Lei, gentile Franceschini, ha annunciato il programma di modificare l’IVA per i prodotti di editoria digitale, magari arrivando ad equipararla a quella dell’editoria tradizionale. E noi ci auguriamo che almeno questa iniziativa (e non solo il suo annuncio), volta ad agevolare la diffusione della lettura e quindi ad offrire l’opportunità di un incremento culturale a costi equi, arrivi in porto.

 

mascherePer non parlare poi di teatri che falliscono o che semplicemente chiudono, di ‘Patrimoni dell’Unesco’ mandati in malora o di artisti (scrittori, poeti, musicisti e pittori) lasciati a morire di fame, perché tanto è noto… «con la Cultura non si mangia!» e a parte un’asfittica legge Bacchelli proprio non riusciamo a finanziare altro per loro come istituzione Paese.

… E se riuscite, che il Ferragosto vi sia lieve!

 

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