lunedì, Maggio 17

Lo stato della lingua italiana all'estero Intervista con Pasquale Guaragnella, Segretario dell’Associazione degli Italianisti

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 Dante_Alighieri

Nell’ambito degli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo del  21 e 22 ottobre a Firenze, per una iniziativa voluta dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con MIUR e MIBACT, sarà aperta la  XIV Settimana della Lingua Italiana nel Mondo che coinvolge tutta la rete culturale e diplomatica del MAE ( Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale).

I temi in discussione riguardano le nuove sfide e i nuovi strumenti della comunicazione linguistica, le strategie di promozione linguistica per le diverse aree geografiche, il ruolo delle Università con particolare attenzione alle cattedre di linguistica, il ruolo degli italofoni e delle comunità italiane all’estero, la gestione e gli strumenti per la diffusione della lingua italiana.

L’obiettivo è da un lato rendere il pubblico consapevole della forza dell’italiano, dall’altro indicare possibili strategie aggiornate e condivise da tutti gli attori coinvolti. A tal proposito sono stati istituiti dei gruppi di lavoro che in un lasso di tempo compreso tra maggio e giugno hanno elaborato gli spunti oggetto delle discussioni, essi erano costituiti da esponenti delle istituzioni, del mondo accademico e scientifico.

 Molte informazioni sono state prodotte dal contributo giunto attraverso il web, con testimonianze di professori di italiano che lavorano in diversi Paesi del mondo, ognuno ha sottolineato le proprie difficoltà della loro realtà didattica. I punti sottoposti al congresso riguardano i fondi a disposizione, i docenti, e  i costi dei corsi che le famiglie affrontano,  la necessità di adottare testi con linguaggio più attuale, con una terminologia del XXI secolo,  la necessità di un progetto pilota che diffonda l’italiano come lingua lavorativa per quanto riguarda i settori economici del Made in Italy ed ancora il problema del mancato ricambio dei professori in seguito al ridimensionamento dei fondi del passato governo Monti che ha prodotto chiusure di scuole nelle Ambasciate e Consolati.

Di questi tempi abbiamo parlato con Pasquale Guaragnella, Segretario dell’Associazione degli Italianisti.

 

All’interno delle politiche locali per la diffusione delle lingue straniere come si inserisce l’azione italiana?
Credo che sia un’attività molto importante, soprattutto attraverso gli Istituti Italiani di Cultura, per l’esperienza che ho ci sono molti paesi europei nei quali gli Istituti Italiani di Cultura svolgono una funzione assai meritoria.Questi corsi in istituti in realtà, almeno per alcune esperienze vissute,  mi hanno permesso di stringere dei rapporti interessanti con le amministrazioni dei vari paesi europei . Questa è una strada che va perseguita. Per quanto riguarda il mio giudizio è abbastanza positivo per quello che si fa per la lingua italiana all’ estero, almeno in Europa.

Secondo lei qual è l’azione più efficace a difesa e sostegno dell’italianistica nel mondo?
L’azione più efficace è con i giovani, soprattutto nei confronti del mondo della scuola, quindi del mondo giovanile. Mi spiego meglio: si possono oggi indurre delle motivazioni, delle ragioni di interesse ed anche di attrazione nei confronti della nostra lingua e della nostra cultura partendo dai ragazzi delle scuole, per afferrare l’interesse della lingua italiana come una lingua che può stare al fianco delle grandi lingue del mondo. Recentemente per gli Stati Uniti si  è previsto che i giovani studenti americani intraprendano questo percorso di conoscenza di una seconda lingua,obbligatoriamente. Questo significa che la nostra lingua entra in competizione con altre grandi lingue europee o asiatiche. 

Anche perché l’italiano è la quarta lingua più parlata nel mondo, stando alle ultime statistiche.
A questo proposito voglio fare una precisazione: noi non dobbiamo mai vivere di rendita e non avere mai il senso di aver raggiunto un obiettivo e sederci. Dire oggi, com’ è giusto che sia, che la lingua italiana è una delle grandi lingue di interesse mondiale, non deve farci sedere. Questo deve rappresentare una sfida a continuare il lavoro per la diffusione della lingua italiana, per infondere un entusiasmo, un interesse per la lingua e la cultura italiana. 

Come deve essere modificata la didattica dell’italiano all’ estero?
A questo proposito possono essere utili due direzioni: la prima è di carattere strumentale: oggi si può fare riferimento alle tecnologie, cioè si può fare riferimento alle innovative strumentazioni tecnologiche per l’insegnamento della lingua italiana la diffusione della cultura italiana. Questo è un aspetto di carattere pratico che va perseguito. Il secondo aspetto riguarda coloro che sono addetti all’ inclusione della lingua italiana, i quali devono possedere due requisiti fondamentali:  il primo è quello della competenza, competenza sia di carattere tecnico linguistico sia di una buona attrezzatura culturale, il secondo requisito è la passione, perché senza passione non si diffondel’interesse per la nostra lingua e la nostra cultura, soprattutto perché oggi ci sono lingue e culture che oggi sono parlate da centinaia di milioni di persone, faccio riferimento all’ispano americano. In molti paesi un elemento di attrazione è rappresentato ad esempio dallo spagnolo, un secondo elemento può essere rappresentato dal portoghese, dal brasiliano. Ci vuole molta passione da parte di chi insegna la lingua italiana nel mondo.

Quali sono i principali ostacoli che si frappongono ad una maggiore diffusione dell’italiano all’estero?
Un ostacolo di fondo è la cattiva immagine del nostro Paese. Questa è una considerazione che va fatta. Noi dobbiamo sempre augurarci ed impegnarci che l’immagine complessiva del nostro Paese sia un’immagine positiva, che non sia legata solo alla nostra storia , al nostro passato, alla grande produzione di cultura e di arte che abbiamo realizzato nel corso della nostra storia.  Ma l’immagine del Paese è l’immagine anche del presente, questo è molto importante. Rappresenta il fondamentale motore di un Paese avere una sua immagine fondata sulla creatività e mai sull’ errore delle proprie proposte, sull’ errore del proprio sviluppo, dei propri modelli negativi. Poi ripeto dal mio punto di vista, per la mia esperienza specifica, di universitario. Recentemente alla fine di agosto abbiamo partecipato ad un convegno con l’Associazione Internazionale dei Professori di Italiano e sono intervenute circa duecento persone, provenienti da città dell’Europa ma anche dagli Stati Uniti, dal Canada, dal Brasile, dall’ Africa, dal Giappone, persone che in qualche modo lavorano nelle università o nelle scuole  ed insegnano la lingua italiana.Costituiscono il sale, per così dire. 

Quali sono i finanziamenti all’estero per svolgere questa attività? Ritiene che i contributi attuali siano sufficienti?
La mia risposta non può che essere ovvia, i contributi in teoria non sono mai sufficienti. I contributi devono essere organizzati, rivolti per obiettivi di qualità, di assoluta qualità e per iniziative, dove il ritorno è  rappresentato dall’ interesse che si riesce a percepire all’ interno di un uditorio, di una comunità. Questo è molto importante perché noi potremmo trovarci di fronte a generazioni mature che abbiano un interesse ancora vivo per la cultura italiana, ma è fondamentale che questo interesse, che è largamente presente nelle generazioni mature, si trasferisca a sua volta alle generazioni più giovani. 

 Pensa che debba essere  specificato il contributo da parte degli enti stranieri di riferimento che ospitano la diffusione dell’italiano?
Sono d’accordo con questa domanda, che dovrebbe essere specificata, come dovrebbero essere specificate la modalità di comunicazione. Tenga conto che poi all’italiano si può arrivare attraverso varie forme, attraverso le arti, l’economia, la gastronomia, ci sono diversi  vettori che conducono all’ interesse ed alla progressiva conoscenza della lingua e della cultura italiana.

Ci sono Paesi in cui si trovano difficoltà maggiori nella diffusione dell’italiano?
La situazione europea è una situazione variegata, da quella universitaria e scolastica, vi è una difficoltà che riguarda il mondo economico, quello delle attività imprenditoriali, per quanto riguarda l’Associazione Europea dovunque, a livello universitario essa è difficile, e non poco difficile. Questo è dovuto alla contrazione complessiva dei finanziamenti e delle risorse a beneficio delle varie università europee, quindi è chiaro che l’italiano al pari delle altre lingue deve dimostrare il suo razionamento.

Può dare qualche nome di Nazione in particolare?
La Francia che è uno dei primi Paesi europei però presenta per l‘italianistica dei rischi. Perché questo? Perché c’è un’intera generazione di italianisti che utilizzano un linguaggio burocratico  con un trattamento di quiescenza, e vi sono non pochi italianisti nelle università francesi che sono in procinto di andare in pensione o ci sono già andati. In un Paese come la Francia la lingua italiana sta attraversando un periodo non facile. Come Segretario dell’Associazione Italianisti ho promosso dei seminari proprio per registrare la situazione degli italianisti in alcuni Paesi europei.

 Oltreoceano come si presenta la situazione?
Per quanto riguarda l’Asia ci sono due Paesi a cui guardare con sicuro interesse che sono la Corea ed il Vietnam, ad Hanoi per esempio c’è il Dipartimento di Italianistica che sta registrando un momento particolarmente attivo e questo è stato confermato da Dacia Maraini che si è recata recentemente lì ed ha trovato un bel gruppo di italianisti. Altrettanto equivale per la Corea. In Giappone c’era una situazione interessante che ho conosciuto personalmente, poi dopo che c’è stato il terremoto ho perso i contatti, ma per quanto riguarda l’Asia le posso confermare delle situazioni interessanti. Il quadro Asia è lo stesso degli Stati Uniti anche perché c’è una italianistica ormai solida a livello universitario.

La nuova formazione professionale in didattica della lingua italiana a stranieri come ritiene che sia svolta, secondo lei  in modo adeguato?
Si ci sono ormai delle situazioni delle università italiane e non solo in cui la didattica dell’italiano ha raggiunto livelli di assoluta competenza. Non è quello l’aspetto deficitario, non è necessario incrementare l’aspetto di carattere tecnico, perché questo ha raggiunto livelli di assoluto rigore di tipo scientifico, quello su cui bisognerà lavorare è promuovere l’interesse per la cultura italiana, perché reagisce positivamente sulle motivazioni per studiare la lingua italiana. Le giovani generazioni, ricevono messaggi plurali e variegati, questo in un universo comunicativo così complesso diventa un impulso molto forte.  

 

 

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