lunedì, ottobre 15

Lo spread balza, Salvini e Di Maio esultano, e noi paghiamo Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 76

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«E io pago» sbottava Totò. «E noi paghiamo» possiamo a buon diritto dire di fronte al balzo dello spread che corre, che magari non sarà il metro ‘divino’ della valutazione di qualsiasi cosa e dello stato di salute di un’economia, ma qualcosa e più di qualcosa vuole pure dire. Mentre i ‘responsabili’ primi dell’evento, i Vice Presidenti del Consiglio Matteo Salvini e Luigi Di Maio quasi esultano dinnanzi a quanto sta succedendo.

Mah.     

La Borsa di Milano ha chiuso alle 17:30. In profondo rosso. L’accordo sul deficit al 2,4% non ha superato il primo test sui mercati finanziari. Il Ftse Mib ha perso il 3,72% a 20.711 punti. Il Ftse All Share che rappresenta tutte le azioni del listino ha perso il 3,51%, mandando in fumo oltre 22 miliardi di euro di capitalizzazione. Sotto pressione i titoli bancari. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha chiuso in forte rialzo a quota 267 punti base, con un rendimento del decennale italiano sul mercato secondario al 3,14%. Il DEF (Documento di Economia e Finanza), messo in campo da giovedì sera affossa dunque i mercati. Il differenziale Btp-Bund ad un certo punto aveva addirittura sfondato quota 280 punti base, recuperando infine qualcosa. Il giorno precedente era a 235, è quindi cresciuto di 32 punti. E scusate se è poco.

In tutto questo il Ministro dell’Interno dice sprezzante che se Bruxelles boccia la manovra «noi tiriamo avanti». Poi aggiunge: «Pensiamo di lavorare bene per la crescita del Paese, per ridare fiducia, speranza, energia e lavoro, quindi sono felice di quello che abbiamo fatto in questi quattro mesi e di quello che faremo nei prossimi quattro anni». Quello dello Sviluppo economico, come sempre a rimorchio, aggiunge: «Il debito scenderà perché gli investimenti che andremo a fare quest’anno creeranno una crescita economica inaspettata».

E poi, in un’apoteosi di irresponsabilità. Salvini: «Lo spread me lo curo io, io mangio pane e spread» ha assicurato affrontando la prospettiva che l’Italia paghi di più per il suo debito pubblico. «Le persone ci prestano soldi se l’Italia torna ad essere un Paese serio che lavora» rimarcando che in realtà «lo spread è tornato bassissimo» e il vero segno dell’andamento del Paese è che «la gente per strada ti chiede ‘Fammi pagare meno tasse’, ‘Fammi andare in pensione se posso’, ‘Fammi trovare un lavoro a mio figlio’». E ancora: «Io tengo i piedi per terra. Gli italiani stanno premiando la normalità», concludendo con «hanno visto che stiamo facendo quel che avevamo promesso e che passiamo dalle parole ai fatti, penso che la gente lo stia apprezzando». Di Maio dopo il Consiglio dei Ministri che aveva approvato il DEF con il rapporto Deficit/Pil appunto al 2,4%, aveva a sua volta esultato preventivamente: «Non vince il governo, ma i cittadini. Si farà la manovra del popolo. Riusciremo a fare il reddito di cittadinanza e a superare la legge Fornero». E poi ancora: «Convinceremo i mercati che in questo 2,4% ci sono tanti investimenti che faranno crescere l’economia. Saremo credibili perché siamo sotto il 3%».

Cinquanta anni dopo il ’68 (1968), altro che ‘fantasia’, è l’irresponsabilità al potere. «E io pago».

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’